Ci si sottopone ad un intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore per due finalità, una a breve e l’altra a lungo termine:

  • breve termine: per provvedere alla stabilità ed alla funzionalità del ginocchio ovvero riportare il soggetto ad un livello di attività precedente all’infortunio
  • lungo termine: per prevenire o diminuire la possibilità di un’osteoartrosi del ginocchio.

 Il successo di un intervento di ricostruzione a causa della rottura del legamento crociato anteriore, dipende da due scelte fondamentali:

  1.  la tecnica chirurgica appropriata
  2. il protocollo riabilitativo giusto nel rispetto dei parametri temporali

rottura-legamento-crociato-anteriore

 

Dobbiamo ricordare che non esiste un intervento chirurgico che riproduca fedelmente il crociato che la natura ci ha fornito, basti pensare che anatomicamente il crociato è formato da 2 fasci (antero-mediale e postero-laterale).
Inoltre in tutte le tecniche oggi esistenti se ne ricostruisce solo uno utilizzando principalmente per il trapianto il tendine rotuleo, o il semitendinoso e il muscolo gracile, cercando di posizionarlo nel punto più anatomico ed isometrico possibile.

Attualmente non esiste un protocollo riabilitativo universalmente riconosciuto, poiché ogni chirurgo in base alla propria esperienza ne applica uno, modulandolo alla tipologia di paziente.

La fase di recupero dopo l'intervento al legamento crociato anteriore

Il mio protocollo riabilitativo, dopo anni di esperienza e di confronti, mira a rispettare il tipo di impianto, la tempistica di recupero muscolare e propriocettivo, ma soprattutto la biologia del neo-legamento che subisce delle trasformazioni importanti durante i mesi seguenti all’intervento.

Bisogna notare che viene sostituito un legamento con un tendine con caratteristiche istologiche diverse, per cui quest’ultimo nell’arco dei mesi va incontro ad una maturazione trasformandosi in legamento (sinovializzazione e legamentizzazione).

Questo rimodellamento del trapianto (sinovializzazione e legamentizzazione) avviene in tre fasi:

  •  Prima fase (dalla 2 settimana ad 1-2 mese) in cui si ha una necrosi del neo-legamento ed una ipocellularità, una scarsa vascolarizzazione ed in cui diminuiscono le proprietà biomeccaniche. In questa fase lo scarso processo di guarigione può provocare un fallimento per pull out (distacco) del neo L.C.A.
  • Seconda fase (dal 1-2 al 3-4 mese) in cui si ha proliferazione cellulare e neo vascolarizzazione. In questa fase la necrosi favorisce il rilascio di fattori di crescita, e si ha una trasformazione cellulare ed istologica che contribuisce alla vulnerabilità del neo-legamento.
  • Terza fase (dal 4 al 6 mese fino ad 1 anno) in cui le proprietà istologiche e biomeccaniche sono molto vicine a quelle del L.C.A. intatto. In questa fase (fase di legamentizzazione) si ha il completo ripristino del neo L.C.A.


Ogni gesto fisioterapico o riabilitativo che non rispetti questa tempistica biologica ed istologica può contribuire al fallimento dopo chirurgia di ricostruzione del L.C.A.

 

Per questi motivi un ritorno precoce ad una attività sportiva dove si sottopone il ginocchio a movimenti torsionali può provocare un fallimento dell’impianto.

Nel rispetto della biologia il rientro in campo, a mio avviso, non deve essere effettuato prima dei 4/5 mesi dall’intervento, dando il nulla osta alla ripresa agonistica dopo valutazione dello stato obiettivo del paziente che, naturalmente, varia da caso a caso.