Ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita le proprietà ansiolitiche e rilassanti di alcuni cibi, come il cioccolato, i gelati, i dolci in genere, o altri cibi, anche salati, con un alto contenuto calorico. Alcune persone in particolari condizioni di ansia o stress si "rifugiano" nel consumo dei cosiddetti "comfort foods", ossia dei "cibi consolatori", in modo molto più marcato rispetto ad altri, incorrendo spesso in problemi correlati al sovrappeso o addirittura all'obesità.

Un recente studio, dimostra che uno degli elementi cruciali nella attrazione verso i cibi ad alto contenuto calorico in situazioni di stress, è la ghrelina, uno degli "ormoni della fame", ossia di quelle sostanze che sono in grado di regolare l'appetito. La ghrelina è prodotta nel tratto gastrointestinale in risposta al digiuno e va ad agire su specifici recettori in una zona del cervello chiamata ipotalamo, dove risiedono i centri della fame e della sazietà. L'interazione della ghrelina con i propri recettori attiva lo stimolo della fame. Inoltre è noto che la produzione di ghrelina aumenta fortemente in condizioni di stress.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, riporta una interessante scoperta su un particolare modello animale di stress. I risultati possono fornire importanti implicazioni anche per i meccanismi fame-sazietà dell'uomo.

Sono stati studiati un gruppo di topi geneticamente modificati, che non sono in grado di produrre ghrelina, e un gruppo di topi normali. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a situazioni fortemente stressanti, come la presenza di un topo maschio dominante dal comportamento "bullesco". Tutti i topi avevano a disposizione una piccola camera con cibi ad alto contenuto di grassi, che rappresentano l'equivalente dei "comfort foods".

Ebbene, solo i topi normali ricorrevano al consumo di cibi consolatori in seguito allo stress. Questo significa che la produzione di ghrelina, che aumenta notevolmente in situazioni di stress, è capace di indurre il maggiore consumo di cibi ad alto contenuto calorico.

Queste valutazioni, estrapolate alla situazione umana, lasciano ipotizzare che la ghrelina sia fortemente implicata nell'aumento del consumo di cibi ad alto contenuto calorico in situazioni di stress, assumendo un ruolo fondamentale nella genesi del sovrappeso e dell'obesità correlate a patologie con forte impatto in termini di stress psichico (ansia, depressione, disturbi alimentari). Questa importante scoperta apre anche nuovi, possibili scenari terapeutici per la cura dell'obesità.

Fonte: Jen-Chieh Chuang, Mario Perello, Ichiro Sakata, Sherri Osborne-Lawrence, Joseph M. Savitt, Michael Lutter, Jeffrey M. Zigman. Ghrelin mediates stress-induced food-reward behavior in mice. Journal of Clinical Investigation, 2011; DOI: 10.1172/JCI57660