L'aumento degli acidi grassi omega-3 introdotti con la dieta sarebbe in grado di ridurre l'ansia e la produzione di citochine, ossia sostanze prodotte dalle cellule del sistema immunitario, che favoriscono l'infiammazione.

E' il risultato di un trial clinico effettuato su studenti di medicina: ad un gruppo sono stati  somministrati integratori a base di acidi grassi omega-3 per 3 mesi, mentre un altro gruppo ha continuato a nutrirsi con la stesso tipo di alimentazione, senza ulteriori integrazioni.

Ebbene, il gruppo di studenti che ha assunto gli omega-3 ha mostrato una riduzione del 20% nei punteggi dei test di valutazione per l'ansia rispetto agli studenti del gruppo di controllo, e una riduzione del 14% nella produzione di interleuchina-6 che è una delle principali citochine che favoriscono i processi infiammatori.

Il risultato è ancora più sorprendente se si considera che è ottenuto in una popolazione di soggetti sani, ovvero persone che non hanno un disturbo d'ansia e non presentano processi infiammatori in atto dovuti a patologie croniche. Questo lascia grandi speranze per un possibile effetto positivo ancora più rilevante in pazienti che abbiano realmente un problema correlato all'ansia oppure patologie infiammatorie in atto, in particolare se anziani.

L'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) sono tra i composti chiave che costituiscono gli acidi grassi poliinsaturi omega-3 (PUFAs) e sono contenuti in alte concentrazioni nell'olio di pesce. Precedenti ricerche avevano già evidenziato l'effetto positivo degli omega-3 nel migliorare i sintomi della depressione.

Nel dettaglio, hanno partecipato allo studio 68 studenti iscritti al primo o al secondo anno della facoltà di medicina, con un età media di circa 23 anni. Gli studenti sono stati suddivisi in maniera casuale in due gruppi. Al primo gruppo sono state somministrate 3 volte al dì per 3 mesi capsule contenenti 2085 mg di EPA e 348 mg di DHA; al secondo gruppo sono state somministrate 3 volte al dì per 3 mesi capsule soltanto aromatizzate all'olio di pesce.

Il rapporto EPA/DHA di circa 7:1 è stato scelto perchè esistono maggiori evidenze su un maggiore effetto antidepressivo e antiinfiammatorio dell'EPA rispetto al DHA. L'integrazione di omega-3, così programmata, rappresenta una quantità 4 o 5 volte superiore a quella che si assume con una porzione giornaliera di salmone.

Gli studenti sono stati intervistati 6 volte, in tempi prestabiliti e sono stati sottoposti a prelievi ematici, programmati durante periodi di basso stress, e durante periodi di alto stress correlato allo svolgimento degli esami universitari principali.

Il risultato è stato quello descritto in precedenza: gli studenti che assumevano omega-3 riportavano punteggi più bassi alle scale di valutazione per l'ansia (-20%) e una minore produzione di citochine proinfiammatorie, in particolare di interleuchina-6 (-14%).

Secondo gli autori, è ancora presto per ricavare l'indicazione all'integrazione con olio di pesce per la popolazione sana. E' però fortemente auspicanile l'incremento del consumo di omega-3 attraverso una dieta varia e ricca degli alimenti che ne contengono in quantità elevate.

Fonte: Omega-3 supplementation lowers inflammation and anxiety in medical students: A randomized controlled trial. Janice K. Kiecolt-Glaser, Martha A. Belury, Rebecca Andridge, William B. Malarkey and Ronald Glaser. Brain, Behavior and Immunity July 2011. doi:10.1016/j.bbi.2011.07.229