Ancora sulla scia delle ultime dichiarazioni di Vasco Rossi in merito alla depressione, qualche spunto preso proprio da una sua canzone.
Ne "Gli Angeli" sembra di leggere proprio quella particolare sensazione depressiva che molte persone provano quando non riescono più a godere della vita, anche hanno tutto, e hanno avuto tanto. In particolare c'è una frase enigmatica, e cioè "dietro non si torna, non si può tornare giù / quando ormai si vola, non si può cadere più".

Una forma di depressione piuttosto frequente è quella che colpisce persone di carattere esuberante, forte, solare o comunque frizzante, che hanno una storia ricca di emozioni, passioni, delusioni. Da un depresso ci si aspetterebbe l'immagine di qualcuno che è a terra e non riesce a rialzarsi, qualcuno a cui manca l'energia, la spinta, la forza insomma.
Infatti nella depressione classica è semplicemente questo, ma ci sono altri tipi di situazione.

Nella depressione che colpisce persone che hanno vissuto velocemente e in maniera intensa, la depressione si può manifestare come una sorta di desincronizzazione: non si perde quota, non si rallenta, ma si entra in un banco di nebbia, in una coltre di nubi. All'orizzonte sembra ormai tutto uguale, grigio, il meglio ormai nel passato, insieme agli errori.

Ecco perché la depressione de "Gli Angeli" non è il non saper spiccare il volo, ma essere prigioniero del proprio stesso volo, delle altezze che in quel momento fanno sentire dentro ad un baratro. Chi è abituato alla vetta sente la profondità dell'insuccesso, del fallimento, dell'inconsistenza della sua vita appena smette di salire. Se smette di salire, se rallenta, scende. Ed è la discesa che sente, non la quota che sarebbe sempre comunque alta.

Un movimento verso il basso, che proprio perché parte dall'alto può essere molto veloce, tirare in maniera atroce verso il basso, aprire un baratro infinito sotto gli occhi. Gli Angeli depressi non riescono più a mettere i piedi per terra, cosa che li salverebbe perché con i piedi per terra ogni altezza, anche piccola, sarebbe un guadagno, una piccola gioia. Invece
Gli Angeli depressi sono come su un altipiano, arenati vicino al cielo, incapaci di ripartire da terra, dall'inizio. Non riescono ad atterrare per riprendere quota, per sentirsi nuovamente meglio anche soltanto salendo i primi gradini della vita.

 

"Qui non hai la scusa che ti può tenere su, qui la notte è buia e ci sei soltanto tu": l'angelo solo in alto, che non sa scendere, e che non può esser tenuto su dalle piccole cose, ma avrebbe bisogno di chissà quali ali impossibili. E in questo stato la depressione è percepita proprio come un non saper quale sia la strada giusta, la via d'uscita, come se "non arrivassero più gli ordini" al cervello dall'umore, quegli ordini che davano alla vita la spinta e il senso di una battaglia.
L'unica cosa che rimane è la memoria di momenti passati, che non è consolatoria ma è bruciante, un'occasione perduta per una vita che ormai sembra finita, forse sbagliata, come accecata da una luce così forte da aver tolto la capacità di orientarsi nell'ombra. Chi, da depresso, ha la memoria di periodi di euforia (mania, ipomania) vive la depressione in una particolare forma di "paradiso perduto", di "caduta dalla grazia di Dio", di "cacciata dal paradiso".

 

La depressione va quindi sempre valutata rispetto al carattere di partenza.
Quadri depressivi anche gravi a volte sono presenti in persone che possono continuare a lavorare, a funzionare in parte nella vita, ma hanno un senso di sprofondamento e di capovolgimento della prospettiva di vita, da lotta, gioco e spinta per uno scopo, a palude, sconfitta e rifiuto. Questi connotati spesso indicano l'appartenenza del quadro all'ambito bipolare, e conseguentemente condizionano le scelte di trattamento.

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