L’ansia è normale, è una caratteristica della vita ai nostri tempi. Oggi tutti hanno l’ansia.
FALSO

L’ansia, definita come sentimento di angosciosa attesa di un evento imprecisato ma potenzialmente pericoloso o dannoso, è un fenomeno teso a innescare nell’individuo una serie di modificazioni fisiche e psichiche che hanno come ultimo fine quello di aumentare la risposta a eventi potenzialmente pericolosi. L’ansia è un fenomeno fisiologico nel momento in cui riesce a rispondere alla sua funzione evolutiva. Ad esempio: l’ansia fisiologica dello studente che deve sostenere l’esame fa sì che la sua capacità di concentrazione aumenti e lo faciliti nel ricordo e nella esposizione dei contenuti.
L’ansia patologica è quella in cui tutti i suoi correlati fisici e psichici sono esaltati, esagerati, incontrollabili. Lo studente con ansia patologica si presenterà all’esame con il cuore che batte a mille, la testa confusa, i ricordi non collegabili, e probabilmente verrà bocciato.
L’ansia patologica non è un fenomeno normale, non ce l’hanno tutti. Può essere favorita dai ritmi accelerati della nostra vita quotidiana ma non può e non deve essere considerata una caratteristica di uno stile di vita. Pertanto va identificata e adeguatamente trattata.

L’ansia è una questione di carattere.
FALSO

L’ansia è un fenomeno che caratterizza l’essere umano indipendentemente dalla personalità. Le sue manifestazioni qualitative e quantitative sono invece correlate alla personalità dell’individuo. In altre parole, tutti possono avere ansia ma non tutti la manifestano e la vivono allo stesso modo.
Alcuni disturbi d’ansia possono essere favoriti da particolari temperamenti.

Dalla depressione e dall’ansia si può uscire con la forza di volontà.
FALSO

La depressione e i disturbi d’ansia sono patologie con le quali la forza di volontà non c’entra nulla o quasi. La volontà è importante nel momento in cui bisogna rivolgersi agli specialisti e seguirne i consigli terapeutici, non oltre. La volontà in sé non è in grado di guarire una malattia. Del resto nessuno pensa che con la forza di volontà si possa abbassare la glicemia di un diabetico o la pressione di un iperteso. Perché lo stesso discorso non vale anche per ansia e depressione?
Credere di poter superare un problema di ansia o depressione con la sola forza di volontà è una pura illusione, e ritarda i corretti interventi terapeutici. Spingere una persona che soffre di depressione a farsi forza e cercare di farcela da sola (“E’ inutile che prendi i farmaci o che vai dal terapeuta….se non sei tu che vuoi guarire…”) non aiuta la persona, anzi, contribuisce ad aumentare il suo senso di impotenza e di inadeguatezza.


Per me ci vuole lo psicologo o il neurologo, dallo psichiatra ci vanno i matti.
FALSO

Lo psichiatra è il medico specialista che si occupa di tutto quello che riguarda la salute mentale, dall’ansia al panico, dalla depressione al disturbo ossessivo, fino ad arrivare ai disturbi con manifestazioni più gravi ed eclatanti. Spesso dilazionare l’intervento dello psichiatra per paura o pregiudizio espone al rischio di non ricevere la corretta diagnosi o il corretto indirizzo terapeutico.


Non vado dallo psichiatra perché so che mi imbottirà di farmaci.
FALSO

Lo psichiatra attraverso gli strumenti dell’anamnesi, del colloquio clinico, ed eventualmente attraverso l’uso di test psicometrici ed esami strumentali formula una diagnosi ed espone al paziente un progetto terapeutico. Tale progetto, sempre individualizzato, può prevedere o meno l’uso di farmaci, in relazione a numerose variabili che riguardano la storia clinica del paziente e del suo problema. Spesso lo psichiatra è in grado di trattare i disturbi attraverso la psicoterapia o attraverso l’integrazione di terapia farmacologica e psicoterapia. In alcuni casi, può richiedere il supporto di uno psicologo per farsi affiancare nel campo psicoterapico.

Non voglio prendere farmaci perché ne diventerò dipendente.
FALSO

I farmaci usati correttamente e sotto controllo dello specialista psichiatra non danno problemi di dipendenza. I farmaci potenzialmente pericolosi in questo senso sono le benzodiazepine, ossia i comuni ansiolitici o ipnoinducenti. Lo specialista ne conosce i potenziali rischi e può indirizzare il paziente verso il loro uso corretto e limitato nel tempo. I farmaci usati correttamente non alterano la volontà e il comportamento, entrano a far parte di un progetto terapeutico che è finalizzato al recupero del benessere del paziente, e non al suo danno.