La cattiva strada (F. De André)

 

Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese "Perché "
lui gli rispose "Questo è niente
e adesso è ora che io vada"
e l'innocente lo seguì,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Sui viali dietro la stazione
rubò l'incasso a una regina
e quando lei gli disse "Come "
lui le risposte "Forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada "
e la regina lo seguì
col suo dolore lo seguì
sulla sua cattiva strada.

E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse "√ą colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada "
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.

A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse "Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada"
l'alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose "Adesso √® pi√Ļ normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada "
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.

E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "√ą stato un male"
a chi diceva "√ą stato un bene "
raccomandò "Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.


Le ossessioni sono a volte indicate come pensieri assurdi. L'assurdit√† deriva dall'esperienza della forzatura a cui la persona si sente sottoposta, mentre i contenuti di per s√© sono spesso contenuti normali e comprensibili. Le vie d'uscita sono quella ritualistica e quella della spiegazione, nel primo caso si ottiene un disturbo ossessivo-compulsivo, e nel secondo un cosiddetto disturbo ossessivo puro, in cui cio√® il rituale c'√® ma √® mentale, e consiste nel pensare e rimuginare per trovare la spiegazione pi√Ļ soddisfacente, esaustiva e definitva (naturalmente con il difetto di fondo che sia una spiegazione anche rassicurante). In ogni caso, un vicolo cieco che per giunta pi√Ļ si procede e pi√Ļ si restringe, in teoria con l'illusione di arrivare ad uno sbocco preciso e inequivocabile, in pratica impedendo di vivere la vita.

Nella presa di coscienza e nell'approccio all'ossessione e al rituale sono utili tecniche di capovolgimento della logica, poiché il rituale, mentale o comportamentale, non è assurdo nella sua logica ma è anzi iper-logico, cioè una soluzione logica dove non ce ne può essere alcuna, o dove se c'è non è ancora disponibile. Per questo la "terza via" tra rassicurazione mai sufficiente e ansia da incertezza è quella dela neutralizzazione della domanda, dell'ossessione stessa, in maniera non rassicurante ma portandola su un altro piano.

In questa canzone di De Andr√© l'ossessione √® allargata, √® una ossessione morale di tutta la societ√†, ossessione culturale. L'intera societ√† vive in rituali e rimuginazioni volte a capire cosa √® giusto attraverso la condanna e la rimozione di ci√≤ che √® sbagliato, ma ci√≤ che √® giusto alla fine √® solo ci√≤ che resta, e questo non d√† soddisfazione. Viceversa, lo sbagliato sembra cambiare di volta in volta, e comunque non √® mai abbastanza, per cui l'uomo √® stritolato da un mondo che si nasconde sempre di pi√Ļ in improbabili nicchie di giustizia e correttezza dopo aver rinunciato a tutto, ma soprattutto a vivere in maniera spontanea.

Le soluzioni che propone De André sono degli esempi di uscita "paradossale" dal meccanismo ossessivo.

I^ strofa: il personaggio sputa in faccia a un innocente, e quando chiede "perch√© ?", lui non gli d√† giustificazione ma rincara la dose dicendo "questo √® niente !". Un concetto generale di annullamento della morale che soffoca, in cui credere di essere "innocenti", cio√® nel giusto, corretti, meritevoli, intrappola nell'ansia di dover seguire regole sempre pi√Ļ soffocanti per una ricompensa o una protezione che non √® detto che poi ci siano. De Andr√© ripristina quindi una visione in cui per sentirsi nel giusto non √® necessario sentirsi "innocenti", che se si vuole √® anche una visione propria della predicazione di Cristo.

II^ strofa: una prostituta cancella il prezzo della sua condizione (l'emarginazione, simboleggiata dai viali dietro la stazione) con l'incasso. Il personaggio glielo sottrae, e poi le dice "adesso √® meglio, √® come prima". Somiglia molto al meccanismo in cui anzich√© rispondere alla domanda ossessiva tipo "mi devo preoccupare ?", oppure "avr√≤ fatto la scelta giusta ?" si evita la rassicurazione. Anzich√© far girare la ruota infinita della rassicurazione, si blocca il meccanismo, ci si ferma alla domanda, senza seguito. Perch√© senza risposta l'ossessione "√® meglio, √® come prima": infatti le risposte nel tempo peggiorano le ossessioni, che erano pi√Ļ semplici e meno invadenti all'inizio, quando ancora non c'erano rituali.

III^ strofa: Un pilota di aerei cerca la via orientandosi con le stelle, il cattivo della canzone gliele "trucca" e l'areo cade, e la morale √® che "√® colpa di chi muore". Non √® colpa delle stelle non chiare (come teme il pilota ossessivo), n√© di chi le ha confuse (come penserebbe di primo impatto il pilota ossessivo precipitato dal suo tentativo di controllo), ma √® colpa di chi muore, cio√® del pilota ossessivo che in questa ossessione di controllo prima o poi o cadr√† perch√© il controllo non baster√† pi√Ļ, o comunque non avr√† vissuto.

IV^ strofa: L'unica che non torna in termini terapeutici. Però... L'alcolizzato beve e certamente non si fermerà se non quando ha terminato. Invece di ammonirlo o criticarlo, il personaggio gli versa ancora da bere, e lui non beve e lo segue stupito. Se l'alcolismo fosse un'ossessione (non lo è) funzionerebbe così, cioè a saturazione "spinta" del rituale. Moltiplicando apposta la quantità di "rituale" lo si priva del suo valore di risposta all'ossessione, e quindi si induce la persona a rigettarlo. Nell'alcolismo non funziona così, c'è però da dire che l'atteggiamento di non-giudizio migliora la capacità della persona di chiedere aiuto.

V^ . Il processo per amore, un'allegoria della domanda ossessiva, che mette "sotto processo" qualunque cosa, anche un sentimento, una verità di partenza, e uccide la spontaneità. L'ossessione è rappresentata dalla giuria e il giudice, cioè la persona che si dà le risposte e se le approva. Invece il personaggio interrompe il processo e bacia le bocche dei giurati, cioè sostituisce un'azione che richiama all'oggetto del processo (l'amore) al giudizio astratto su cosa sia l'amore giusto o ingiusto. Tutto questo richiama appunto la contrapposizione tra le questioni ossessive che snaturano gli elementi spontanei e naturali (e pongono un "perché" ad esempio sui sentimenti, le inclinazioni, le preferenze) e l'atto, la pratica, l'esperienza che risolvono il tutto senza passare attraverso una risposta, perché la conoscenza di certe cose avviene con l'agire e non con il pensare.

Questi sono quindi esempi che richiamano il meccanismo concettuale delle tecniche psicologiche o del decorso di una cura farmacologica contro le ossessioni, cioè come si smonta l'ossessione e il suo rituale, e come si evita di assecondarla tramite l'apparente meccanismo di compenso (rassicurazione, chiarimento) che sembra sempre all'ossessivo all'inizio la strada migliore, o quanto meno irrinunciabile. L'uscita invece sta al termine di quella che al paziente ossessivo sembrerebbe appunto la "cattiva strada"...