Nel disturbo ossessivo una parte dei casi riguarda la cosiddetta ipocondria psichica, o semplicemente riguarda il controllo e la verifica preoccupata di alcune funzioni mentali. Una delle più gettonate è la memoria: le persone si preoccupano di poter avere una malattia che inizia con la perdita di memoria, oppure semplicemente cominciano a controllare la propria capacità di ricordare, ma lo fanno in maniera forzata e gratuita, ovvero non tanto a partire da qualche problema, ma da un dubbio di non avere più la solita memoria. In alcuni casi non si tratta di una preoccupazione di perdita, ma del tentativo di capire come poter sfruttare al massimo la memoria, far rendere il cervello al massimo delle sue potenzialità. Il comportamento è lo stesso, ovvero verifiche continue sulla memoria con esito deludente o incerto, da cui nasce l'idea di doversi curare per la memoria, o semplicemente potenziarla, con lo scopo di far funzionare la memoria in maniera "rassicurante" o "ottimale".

Un film che rappresenta in maniera brillante l'assurdità del controllo ossessivo della memoria è "Memento", un film che parte da uno spunto scientifico, che poi si rivelerà in realtà un alibi, un paravento. Il protagonista si presenta come uno che ha perso la capacità di fissare nuovi ricordi dopo un trauma. Fino al momento del trauma ricorda tutto, dopo è buio totale. Non fissa più nuove informazioni, né si ricorda di avere avuto nuove informazioni. Se conosce qualcuno, dopo qualche ora non lo riconosce più, se si scrive un appunto dopo qualche ora non ricorderà di averlo preso. Ricorda che deve vendicare la moglie, violentata e uccisa da uno sconosciuto, e quindi si mette alla ricerca dell'assassino. Per evitare di ricominciare sempre da capo, almeno si tatua addosso le informazioni che via via ricava dalle sue ricerche, cosicché senza volere le rivede ogni giorno sul braccio, sulla gamba etc. Si scrive anche quali sono i punti da cui deve partire, le basi della sua storia e della sua ricerca. Si scrive di chi si può fidare e di chi deve diffidare, chi è sincero e chi sta cercando di imbrogliarlo, e conserva foto di qualunque cosa succeda, in maniera che ogni giorno possa verificare che cosa è successo, dove e riguardante chi. Su ogni foto scrive commenti rapidi per evitare di commettere errori già fatti.

Alla fine si scoprirà un fatto paradossale: le cose che il protagonista si scrive è lui stesso ad averle in partenza "manipolate", perché non voleva accettare la verità. La moglie non era morta dopo lo stupro, ma si era suicidata perché non sopportava che lui non fosse mentalmente più normale. Lui aveva rifiutato questa versione, per troppo dolore, e aveva cancellato le prove, scrivendo degli appunti falsi, perché sapeva che si sarebbe svegliato il giorno dopo non ricordando di aver saputo la verità, e sarebbe ripartito dai suoi appunti, falsi, che l'avrebbero portato in tutt'altra direzione. Quel che lui insiste sia la base di ogni ricerca (i fatti, non le parole, non le interpretazioni) alla fine sono la cosa più manipolabile di tutte. Così come chi studia storia sa che i "documenti" non sono altro che ipotesi di realtà, teoricamente false o fasulle, così anche nella memoria le verifiche sono, paradossalmente, ancor meno vere delle cose che si sanno in maniera intuitiva. Inoltre, le verità non gradite sono oscurate, e la persona prosegue cercandole ancora, perché questo evita di fissare come memoria definitiva una cosa sgradita.

Chi è preoccupato della propria memoria finisce per presentarsi un po' come questo protagonista, cioè uno che "non ha memoria", in genere ha paura di potersi scordare cose, o di averne fatte senza più ricordarsi, o di poter fare cose sistematicamente senza fissarle e tenerne conto. In una seconda fase si "fissa" sull'idea di doversi scrivere tutto, verificare, avere dei punti fermi, sapere anche l'ovvio, e che l'ovvio non esiste più, deve esserci una certezza prima di affermare anche cose normali o banali. In una terza fase finisce per non essere più certo di nulla, e di dover chiedere agli altri facendo finta di non ricordarsi, di essere smemorato, o di essere "confuso". In questo modo l'ossessione finisce per creare davvero una sorta di "confusione" operativa, di ingolfamento della memoria, cioè quello che era il timore iniziale che l'ossessione avrebbe dovuto evitare, tenendo sotto controllo la memoria in maniera continua e scrupolosa. Chi cerca di ricordarsi tutti i numeri di telefono dell'elenco per esser sicuro di ricordarsi il proprio, alla fine se ne ricorderà due o tre di persone che neanche conosce e del proprio non sarà più sicuro. L'ossessione non è una follia rispetto alla logica, ma al piano "operativo", perché procede per logica ma interferisce con la capacità di compiere scelte, azioni e di vivere in maniera naturale, in quel misto di esperienza, conoscenza teorica e istinto che è la vera chiave, non controllabile, delle attività umane.

Mille verifiche creeranno un problema di memoria, e distoglieranno la mente dalle verità ovvie e istintive che sono sempre state lì, a portata di mano. Mille verifiche accrescono anche la probabilità di errore, perché aprono mille "se" e "ma" a partire da una verità già saputa o sospettata, e quindi potenziano l'ipotesi contraria all'infinito, solo su base logica. Da una parte una verità provvisoria, empirica ma naturale, dall'altra una serie infinita di conferme puramente logiche ad una ipotesi contraria, per cui la persona finirà per scegliere secondo logica e sbagliare. Peggio, a volte scoprira di aver manipolato la verità empirica per farsi tornare le conferme logiche all'altra ipotesi, e ad aver quindi costruito ossessivamente il suo errore proprio con il metodo che riteneva perfetto per evitarlo.