In un simpatico articoletto di Giorgio Meletti apparso su Il Fatto Quotidiano del 16 maggio scorso, “Curati, a tuo rischio e pericolo”, sono messi in evidenza alcuni temi centrali dell’attuale medicina e cultura della salute nel mondo occidentale.

Prendendo spunto dal “bugiardino”, il foglietto illustrativo che accompagna ogni medicinale, si toccano i temi dell’informazione, del consenso informato, dei farmaci e della salute.

A cosa serve leggere tutte le informazioni che sono scritte nel foglietto che accompagna ogni farmaco? Fondamentalmente serve a evitare che dopo la comparsa di qualche effetto collaterale, un paziente possa dire di non essere stato avvertito e chiedere conto degli effetti nocivi.

Nessuno si assume più la responsabilità di niente” è la conclusione sconsolata dell’autore, e devo dire da medico che sono d’accordo per quel che riguarda i pazienti. Sono del tutto in disaccordo per quell che riguarda i medici. Noi ci assumiamo tutti i giorni la responsabilità di quello che facciamo, delle terapie, degli interventi chirurgici e dei farmaci che diamo, ma il paziente non si assume più la responsabilità di essere malato e non accetta che la natura faccia il suo corso. Esistono le malattie, ancora, ma guarda, ma a nessuno piace più ammalarsi e nessuno si rassegna: possibile che ancora oggi nel XXI secolo ci si possa ammalare e morire?

Prima che si scoprissero gli antibiotici la mortalità infantile e adulta era elevata ed era considerato quasi normale potersi ammalare e perire per una qualche malattia. Vi era rassegnazione di fronte all’immensità della natura. I progressi della medicina nel XX secolo con la “scoperta” dell’igiene, gli avanzamenti nella diagnostica (si pensi alla radiologia), la scoperta deli antibiotici e cura delle malattie infettive un tempo altamente mortali, la scoperta dei vaccini e le vaccinazioni di massa che hanno permesso di debellare alcune gravi malattie infettive, i progressi nelle terapie mediche con la farmacologia e di malattie come il cancro con gli avanzamenti delle tecniche chirurgiche sempre più sofisticate, tutti questi progressi insieme hanno permesso di aumentare il tasso di guarigioni da malattie un tempo mortali e aumentare la durata della vita.

Il rovescio della medaglia è appunto l’aumento della durata della vita con la naturale evoluzione di malattie legate alla tarda età, di malattie croniche che prima non avevano il tempo di svilupparsi tanto, malattie legate alla vita moderna e esiti di malattie legate proprio ai miglioramenti delle tecniche che permettono la sopravvivenza da malattie mortali ma spesso con sgradevoli menomazioni a scapito della qualità della vita.

Inoltre è cambiata la cultura della malattia, almeno nel mondo occidentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cambiato la definizione di salute da “assenza di malattia” a “benessere psicofisico della persona”, concetto non da poco, che anche se condivisibile trae in inganno e adesso la gente si aspetta di guarire da tutto, pretende di stare bene, non capisce come si possa ancora essere malati, come si possa morire di una semplice influenza, come una semplice polmonite o un banale intervento di appendicite o un semplice esame diagnostico come una gastroscopia abbiano degli esiti spesso mortali.

I media in questo ci sguazzano alimentando l’ignoranza della popolazione e parlano sempre a vanvera di malasanità, grazie all’ignoranza di chi dovrebbe essere educato a dare notizie e che spesso non ha delle semplici nozioni di base di biologia per capire il funzionamento di un organismo vivente e di conseguenza delle malattie.

I medici si sono adeguati, la medicina è cambiata e i pazienti hanno assunto un ruolo centrale nel processo di cura. I medici dedicano adesso più attenzione all’informazione del paziente, lo coinvolgono nelle scelte terapeutiche con una sempre maggiore attenzione anche alla qualità della vita, non solo al successo della terapia (l’intervento è perfettamente riuscito ma il paziente è morto). E’ nato il consenso informato, il paziente vuole essere informato dei rischi della malattia e il medico è deontologicamente obbligato a informarlo e aiutarlo nella scelta.

Sarebbe potuto bastare, ma poiché alcuni pazienti non sono rimasti soddisfatti dei risultati, hanno cominciato a rifarsi sui medici. Dal momento che qualcosa potrebbe anche andare male è meglio che il paziente firmi un consenso che ha accettato di farsi operare o praticare una determinate terapia a suo rischio e pericolo.

Lo stesso valore assume il bugiardino che informa di tutti i possibili effetti che una sostanza studiata per curare potrebbe avere sull’organismo, anche quelli rarissimi da un caso su un milione! Perché non si sa mai. Il paziente allora assumerà il farmaco a suo rischio e pericolo.

Quindi torniamo alla domanda di partenza: “a cosa serve leggere tutte le informazioni che sono scritte nel foglietto che accompagna ogni farmaco?”

Fondamentalmente a rendere più difficoltosa la cura degli ipocondriaci e dei farmacofobici che si rivolgono verso i prodotti “naturali” che nella migliore delle ipotesi non hanno alcun effetto sull’organismo ma che in alcuni casi potrebbero invece essere mortali: ma almeno sono naturali!

 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/te-lavevo-detto-a-che-serve-il-bugiardino/231751/