Quando una relazione sentimentale finisce si intrecciano due meccanismi psicologici, ciascuno corrispondente ad una struttura cerebrale diversa. Il primo è quello della privazione dell'oggetto del desiderio, che può essere sia una concretezza sia un insieme di progetti e prospettive che si erano costruiti a partire da quella concretezza.
L'altro meccanismo è quello del "perché?", cioè della domanda senza risposta sul perché della fine. Anzi, si potrebbe dire che il lutto per la fine di una storia d'amore è l'incontro di due perché, uno di sfogo, con l'esclamativo "Perché!" e l'altro con l'interrogativo "Perché?" che esprime una domanda.

Alcune persone hanno una struttura mentale molto analitica, che tende a porsi domande, che mal tollera l'indefinito, l'incompleto, l'incoerente, e tende a costruirsi intorno un mondo di riferimenti e certezze, schemi e concetti che riassumano e organizzino la realtà. Il campo dei sentimenti e delle scelte altrui non risponde a queste regole, e spinge spesso a coltivare domande e dubbi sulle storie finite. La cosa può iniziare appunto come un tentativo di trovar pace attraverso una spiegazione, una sistemazione, come trovare spazio in soffitta.

La questione spinosa è che però questo tipo di dubbio e di ruminazione "aggancia" il circuito del desiderio frustrato, e lo alimenta. Pensando e ripensando ad una cosa perduta, può anche darsi che si trovi un perchè, ma certamente si peggiora la frustrazione di non averla più. Quindi l'interrogativo magari si placa, ma l'esclamativo cresce. Alla fine, poiché l'esclamativo cresce, anche le risposte che ci si sono date non bastano più, e la persona potrà tentare di pensarci ancora e meglio per trovare risposte che davvero chiudano il capitolo sentimentale, ma così facendo compie un errore "neurologico": cercare risposte peggiora la frustrazione, fossero anche le migliori risposte immaginabili. E quando si è frustrati, anche le migliori risposte immaginabili diventano inutili e insoddisfacenti. La risposta al desiderio è il ritorno della persona amata, e allora la domanda diventa "come farla ritornare ?". Ma questa domanda non può essere trattata come fosse una domanda/dubbio, perché è solo uno sfogo, una domanda/frustrazione. Trattandola come uno sfogo si acuirà il dolore per il non ritorno, perdendo tempo nel tentativo di indurre o forzare un ritorno con i termini della ragione. La persona amata di regola non torna perché riconosce di aver commesso un errore logico, né perché non tollera il "nostro" dolore. Questo tipo di risposte sono quindi soltanto le risposte ai nostri perché (l'esclamativo da annullare e l'interrogativo da risolvere), e non risposte da far girare.

Per fortuna il dolore ha di solito un suo decorso, e quindi l'esclamativo si attenua nel tempo fino ad andare in sordina. Purtroppo l'interrogativo, se coltivato, ritarda molto questa evoluzione, e di conseguenza amplifica la portata e la gittata del lutto.

Sulla base di questo ragionamento, la maturazione del distacco dovrebbe disaccoppiare questi due sistemi, quello dell'ossessione sul perché e quello della frustrazione, lasciando che la frustrazione trovi naturalmente una sua vita d'uscita, e non sia in questo ostacolata dalle domande infinite. Finché le domande inchiodano li occhi del desiderio verso l'oggetto perduto, la persona non potrà che guardare in quella direzione, e quindi soffrire senza accorgersi di tutte le altre direzioni in cui si può voltare.

Servono quindi percorsi di neutralizzazione delle ossessioni, che si oppongano alla loro crescita.

Un esempio molto suggestivo è dato da Branduardi, in una vecchia canzone che si intitola "Colori". In questa canzone si racconta di un rituale con cui la persona si aiuta nel passare il dolore per un abbandono. Disegna la sua immagine sulla pietra, sfogando tutta la passione e la fantasia nella scelta dei colori per i capelli, gli occhi etc. Dopo di che aspetta che, con il passare dei giorni e delle stagioni, la pioggia volta dopo volta cancelli il disegno e le sue tracce. Alla fine, quando il disegno sarà cancellato del tutto, la persona sarà "guarita". Il coraggio di lasciar lavar via il ricordo dal tempo, con l'accettazione di un futuro senza l'oggetto del desiderio. è un passaggio quindi doloroso e difficile, ma alla fine efficace.

http://www.youtube.com/watch?v=y4xoiQ2WlJg

 

Colori

(Luisa Zappa - Angelo Branduardi)


E' il volto tuo che ho disegnato
chino per terra io l'ho dipinto:
ho usato il nero per i tuoi occhi
e bianca sabbia per la tua pelle
Quando la pioggia l'avrà lavato
e i tuoi colori confuso,
e quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.

E' il volto tuo che ho disegnato,
mi son seduto ed ho aspettato:
ho usato il nero per i capelli
e rossa sabbia per la tua bocca.
Verrà la pioggia e lo laverà,
confonderà i tuoi colori,
e quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.