Ieri il telegiornale riferiva dell’ennesimo omicidio di una donna, anzi una ragazza di 17 anni, uccisa mentre cercava di difendere la sorella dall’ex fidanzato. Il commento del giornalista era che le donne vengono lasciate sole, si intervistava una psicologa che parlava di stalking e diceva che le donne devono imparare a denunciare chi le perseguita. Una visione stereotipata e parziale del problema, a mio parere.

Se consideriamo le vittime, tante, troppe, vediamo che, a parte il fatto di essere donne, hanno ben poco in comune; anche le motivazioni dei loro aggressori sono molto differenti.

Prevenire questi terribili crimini richiede quindi una serie di risposte ben diverse.

Per esempio gli omicidi e le aggressioni commessi da anziani hanno spesso origine da depressioni tanto gravi quanto non considerate e diagnosticate, oppure dal deterioramento psichico che porta a una disinibizione degli istinti sessuali. L’anziano può fare “avances” inappropriate nei riguardi della moglie o della badante, che non sempre riferiscono, per pudore o vergogna, i comportamenti del paziente; anche quando i familiari sono al corrente di questi comportamenti (non sto parlando di normale vita sessuale dell’anziano, che è un caso fortunato quando c’è, parlo di sessualità scomposta e aggressiva) spesso reagiscono minimizzando. Il paziente, sentendosi rifiutato dalla donna, può elaborare un delirio di gelosia con conseguenze tragiche, mentre una visita psichiatrica e un’adeguata terapia avrebbero evitato il peggio.

Per quanto riguarda le aggressioni commesse da giovani e giovanissimi, uno dei principali problemi è che manca l’educazione al sentimento da entrambe le parti. Una storia che finisce male è spesso una storia che comincia male, ma la ragazza non se ne accorge, perché manca dell’educazione necessaria, quella che una volta si acquisiva in famiglia. Molte ragazze tollerano di essere trattate male, perché confondono l’aggressività con la passione, la possessività con la gelosia: lui non vuole che esca con le amiche perché mi vuole tutta per sé, lui mi insulta perché è geloso, perde la testa, poverino... l’altra sera mi ha dato uno schiaffo, ma poi si è scusato, ha detto che non voleva, che mi ama tanto... Quando un ragazzo così viene lasciato, spesso proprio perché è così, cosa ci si aspetta? Che se ne stia buono e calmo? Ragazzi e ragazze andrebbero educati a riconoscere e controllare i comportamenti violenti e prevaricatori, soprattutto parlandone in famiglia ma anche a scuola.

Ci sono violenze e omicidi commessi nei confronti di prostitute, da parte di racket malavitosi, o di clienti. Donne, spesso giovanissime, macellate e buttate nei fossi, nei fiumi, nelle discariche. Qui il problema è anche politico: la legge Merlin era innovativa nel 1958, ma i tempi sono cambiati.

Un altro capitolo doloroso sono le donne sposate con un violento, che magari hanno figli, e che “cadono dalle scale” in continuazione. Hanno tanti problemi, non ultimi quelli economici; nella maggior parte delle città italiane ci sono Centri antiviolenza gestiti dalle donne per le donne, che possono essere di supporto anche pratico, perché non sempre la giustizia è rapida e a volte è necessario che la donna si sottragga al marito violento. Anche qui ci sono tante differenze: si va dall’uomo frustrato e sofferente che accetta un percorso di cura e che può essere recuperato al paranoico veramente pericoloso per l’incolumità della donna e persino dei figli.

Poi c’è l’enorme capitolo degli immigrati, in particolare islamici, che faticano ad adattarsi ad un modo di vita completamente diverso. Nei Paesi d’origine c’è un controllo sociale e regole precise che, nel bene o nel male, stabiliscono i ruoli in famiglia. In occidente le regole sono diverse, e spesso la reazione dei padri o dei mariti (ma anche delle madri, che talvolta sono complici) è un irrigidimento su posizioni estreme, per tutelare secondo loro l’onore e il decoro della famiglia. Anche in questo caso la prevenzione è importante, e passa attraverso l’identificazione di figure significative della comunità di appartenenza, che possano dare assistenza e supporto alla famiglia in crisi prima che si compiano le violenze.

Quando interviene la legge spesso è tardi, e comunque non è sufficiente sanzionare i violenti e difendere le donne; occorre creare i presupposti perché la violenza non si verifichi.