La depressione bipolare. Non è una diagnosi, più un modo di dire. Diciamo che è un modo per parlare del disturbo bipolare iniziando dalla fase depressiva, o dai sintomi depressivi. E' una prospettiva che riproduce il punto di vista di molti malati, perché questi si presentano al medico in fase depressiva, o si lamentano della propria condizione in fase depressiva. L'eccitazione, e anche l'agitazione, non lasciano una memoria di sé, della propria componente eccitatoria. Durante l'eccitazione la soluzione sembra trovarsi dalla stessa parte dell'alterazione, che quindi non è registrata come alterazione. Nella depressione invece disagio e soluzione stanno su due versanti opposti, e da qui la richiesta di aiuto e la denuncia del proprio disagio.

Nella depressione bipolare i segni di eccitamento, o di eccitabilità, sono evidenti. La persona non può fare a meno di esprimersi in maniera bipolare, anche presentandosi come depressa, e quindi la sua espressione utilizza un linguaggio che indica la bipolarità piuttosto che la depressione e basta. Del resto, la depressione rallentata, arida e spenta non produce alcuna comunicazione. Il depresso semplice si ritira, si nasconde, non si fa notare, non spera in un futuro migliore e quindi neanche si arrabbia per l'assenza di questo futuro. Lo trova giusto e inevitabile, e pensa di meritarselo, o che non esista il merito.

Invece, la depressione bipolare viaggia a due velocità. Una parte è lenta, incollata, impiastrata e inchiodata a terra. L'altra viaggia, rimbalza, vaga. Un cervello che brancola nel buio. E' da questa doppia velocità che sgorga l'angoscia, l'inquietudine e l'insofferenza. E l'arte, per chi ha la vena artistica. Spesso in questo stato di agitazione improduttiva e di ansia del vuoto si vive come una dissociazione tra mente e corpo, o tra se e il mondo fuori, cosicché ci si può sentire irreali, estranei o schiacciati da elementi che si muovono, fanno rumore e passano accanto senza senso. Uno degli impulsi del depresso bipolare è quello di andare altrove: quando è più eccitato, guida o si allontana a vuoto, senza meta, come per cercare un "altro" posto dove ci sono risposte o c'è un nuovo punto di partenza. Chi è più depresso fugge in qualche posto nascosto, ma a differenza del depresso semplice non ci si nasconde, ci corre e si fa "brillare" in solitudine e in malinconia come si fanno brillare le bombe inesplose. Movimento e vuoto, velocità e immobilismo, essere spinti dentro e respinti fuori allo stesso tempo. Quel che si chiama "stato misto" depressivo e che è spesso la definizione tecnica corretta dello "stato misto".

 

Il marciapiede

cedeva

consumato

da attese indimenticabili

Io

unico ospite

dalla paura

mi precipitai

in un'osteria

ed esplosa l'indifferenza

non ne uscii più.

Per questo

non so

se siete ancora accese

luci lontane.

Intanto

le braccia incrociate nella testa

tra niente e niente

mi accingo a tutto

E continuo

a cantare.

 

--

 

Un mattino

da un giorno ad un altro

non ero più io

Lacrime ?

Storie.

Ora per sempre discorsi più stanchi

e un sorriso diverso.

 

--

 

Il corpo

precipitò

sull'anima.

E tu chi sei ?

Chi ? Io ?

Sì. Tu !

 

Te.

 

--

 

Sono venuto qui

per rivedere

uscire un'ora

da questo corpo

sconosciuto

 

Eppure

sono le mie gambe

che mi hanno portato

fino a qui

 

Mi avvio

fuori dal cortile

la lingua

dentro

i denti rotti.

 

 

 

In questi testi ci sono elementi comuni. L'uomo che se ne va da qualche parte, la ricerca di risposta in un elemento che si muove ma ha confini incerti (il mare, l'ebbrezza alcolica). L'uomo che non si riconosce più, che non riconosce più il senso delle cose e ha bisogno di una "indifferenza che esplode", cioè di una calma violenta che lo investa e gli restituisca la giusta distanza dalla sofferenza. La pace fuori dal mondo e nascosto dentro di sé. La sensazione di poter calvalcare il proprio dolore anziché essere in un angolo a subirne le sferzate. Il depresso bipolare che beve non vuole dimenticare, vuole fare a pugni coi propri ricordi con più forza. Non vuole anestetizzarsi, vuole cavalcare il suo dolore con fierezza, per andare oltre. Sono costanti le immagini di "depersonalizzazione" e "derealizzazione", il corpo che non sembra il proprio, l'anima e il corpo come entità separate che si scontrano come ai lati di un angolo e non si riconoscono.

Spesso questo l'"oltre" è immaginato oltre la vita, e da qui origina l'idea del suicidio non come di una fine, ma come di un passaggio al meglio, di una soluzione positiva, in questa prospettiva di fuga dal vuoto verso un nuovo "pieno" emotivo. Anche la rabbia, e la sua espressione poetica, scorrono sulla stessa linea, perché come dicevamo chi è arrabbiato con la vita sogna il proprio piacere ma non ne vede più traccia né capisce come dovrebbe fare a riprenderselo. Vede la carcassa della propria felicità come dall'esterno, come se fosse costretto ad essere uno spettatore impotente di una felicità che non può più essere.

 

Il succo dello stato misto sta nella frase "tra il niente e il niente mi accingo a tutto". Il punto da capire è che questo ingolfamento, per cui il motore è acceso ma la macchina non parte, o non va da nessuna parte, non deriva dal vuoto, ma è il vuoto che si crea perché il motore è troppo acceso. L'elemento che rende l'angoscia insopportabile è l'incapacità di sfogarla in maniera costruttiva, e questo accade perché l'urgenza o la grandiosità o la velocità dei pensieri è troppa rispetto alla capacità del cervello di incanalarla in una direzione. Quindi è la velocità che impedisce di raggiungere un obiettivo, perché non fa scorgere quel che è intorno. La velocità immobilizza sul mezzo in movimento. Questo è lo stato misto.

I pazienti sofferenti sono soliti ripetere, come fosse una cantilena alcune frasi tipo "non so cosa fare, non so dove andare", che esprime non tanto il disagio per l'assenza di stimoli e idee, quanto l'angoscia perché dentro c'è un impulso a fare che non trova sbocco, come un pungolo che non spinge da nessuna parte.

 

Questi stati depressivi devono pertanto essere trattati a partire dalla loro componente eccitatoria, e non classificati come "depressione" in senso tecnico. Spesso i sintomi depressivi migliorano insieme agli altri quando si interviene sull'instabilità e la componente eccitatoria, anche durante una fase che di per sé il paziente presenta come "depressione" e basta.

 

Chiudiamo con un'immagine in cui i sentimenti e i ricordi sono condensati in simboli, quasi parti di corpo, che poi sono collocate fuori, all'esterno, come a dire che non ci appartengono più, o essendo senza risposta rimangono in una terra di nessuno, come nella teca di un museo, ad aspettare che qualcuno ci trovi un senso e forse un seguito

La tua assenza è un assedio

(...)

La tua assenza è un assedio

ma ti chiedo una tregua
prima dell'attacco finale
perchè un cuore giace inerte
rossastro sulla strada
e un gatto se lo mangia
tra gente indifferente

(...)