Un film difficile da trovare, ma che merita di essere visto. "Mattatoio 5" è un capannone adibito, durante gli ultimi mesi della II guerra mondiale, a campo di prigionia tedesco per alleati. Il protagonista è un uomo che vive sospeso tra un presente e un passato, tra cui salta continuamente. Nel suo presente è padre di famiglia e rispettato membro della sua comunità, nel passato è prigioniero di guerra. Anche se, visto dall'esterno, può sembrare semplicemente assorto o "in trance" quando si immerge nei suoi ricordi, lui ritiene di essere materialmente in viaggio nel tempo tra epoche diverse, e di non vivere più in un tempo preciso, ma contemporaneamente in ogni momento della sua vita. In altre parole il ricordo, nella sua mente, non è identificato come produzione del suo cervello (io che penso al mio passato), ma come situazione imposta dall'esterno (evento che sta accadendo, o meglio ri-accadendo ogni volta che lo penso). Nelle psicosi infatti accade più o meno questo: le rappresentazioni mentali sono registrate non come prodotto del proprio cervello ma come fatti esterni. Così una frase pensata diventa una "voce", un'immagnie mentale diventa una cosa vista nel mondo reale. La realtà è l'unica modalità di pensiero del soggetto psicotico, il pensiero non esiste più, è solo il risultato di messaggi esterni. Il soggetto psicotico spesso, in fase di piena gravità, si sente svuotato di ogni capacità di pensiero autonomo, ma costretto a elaborare stimoli esterni sempre più caotici, che sono tradotti sempre più facilmente in reazioni e comportamenti impulsivi (automatismo).

Il delirio prosegue. L'uomo inizia a sdoppiarsi anche nel presente. Contemporaneamente vive con la sua famiglia ed è anche trasportato da una fantomatica organizzazione aliena su un nuovo pianeta da popolare, chiamato Tralfamador. Lì lo attende una compagna scelta per accoppiarsi con lui, che altri non è una modella di una pornorivista sequestrata al figlio. Da lì in poi andrà in giro a parlare di questa sua esperienza di vita sul nuovo pianeta, e di come lì la vita sia fuori dal tempo e gli esseri siano immateriali. Nel paradosso finale che spesso caratterizza i film che narrano di viaggi tra passato e futuro, il protagonista prevede come avverrà la sua morte, legata ad un vecchio rancore passato con un commilitone.

Dall'assurdo della doppia vita attraverso il tempo si passa al chiaro impianto del delirio, in cui intervengono elementi nuovi, futuri ma in cui per assurdo in fondo il delirio coincide con la realtà. L'unico elemento in cui il protagonista ci "indovina" nel suo delirio è prevedere come sarà ucciso, o meglio saperlo, perché nel delirio non di previsione si tratta, ma di fatto certo. Eppure, egli annuncia la propria morte imminente con serenità, perché se ucciso in un punto del tempo vivrà sempre in infiniti altri punti, e soprattutto vivrà nella dimensione ultraterrena del pianeta Tralfamador.