Ogni condizione di salute ha impatto sulle persone che vivono in stretto contatto con il malato. Scegliamo “depressione” e “disturbo bipolare” per una ragione precisa, e cioè l’effetto destabilizzante che hanno su relazioni iniziate in maniera positiva, o relazioni che erano stabili da tempo.

Si tratta di disturbi che creano una “frattura” relazionale, perché c’è un prima e un dopo distinti, oppure un’alternanza di fasi in cui le relazioni subiscono ripetutamente i danni collaterali della malattia.

La depressione, contrariamente a quanto si pensa, colpisce spesso persone con un temperamento attivo e propositivo, di successo e con una storia personale di ottime capacità di gestione delle situazioni anche durante periodi non favorevoli. Improvvisamente queste persone si “bloccano” o perdono queste capacità per divenire preda di condizioni di paura generalizzata, indecisione, isolamento e fuga dai propri problemi, impegni, come incapaci di prendere semplici iniziative. Possono esserci condizioni scatenanti, come ad esempio tracolli finanziari, o fallimenti parziali di imprese lavorative, ma di solito i familiari notano una sproporzione con lo stato d’animo depressivo, e comunque un’inerzia della persona, che sembra voler semplicemente subire senza reagire, ritenendosi “spacciato” o “fallito”, o comunque annichilito. I familiari rimangono inizialmente spaventati poiché, abituati ad una persona razionale e intraprendente, non capiscono se l’umore sia giustificato da una situazione oggettivamente grave, o se invece la persona amplifichi, talvolta delirando, difficoltà o danni reali ma superabili, magari con qualche sacrificio o con uno sforzo in più. Non è raro che coniugi, partners e figli temporaneamente debbano sobbarcarsi responsabilità lavorative per correre in aiuto o sopperire le funzioni che il loro familiare non è in grado di svolgere in quella fase. Ovviamente, i familiari sono preoccupati e di solito sono loro ad accompagnare il paziente alla visita, superando anche in quell’occasione l’inerzia depressiva (indotta da uno stato passivo e sfiduciato). I familiari altrettanto ovviamente chiedono una soluzione al problema che debba ridare non soltanto il benessere alla persona, ma anche alla famiglia, non preparata e sotto stress. Dopo la fase critica, quando la situazione rientra, non è raro che nei familiari maggiormente coinvolti subentri una condizione di depressione lieve-moderata, o di stato ansioso, che corrisponde ad una fase di “rientro” dell’emergenza. Biologicamente non si tratta tanto di un “superlavoro” che poi si fa sentire, ma di un fenomeno di de-tensione, dopo uno stress acuto, in cui c’è una fase per così dire di decompressione troppo rapida. E’ un fenomeno che si associa ad ogni tipo di stress, da quello sportivo a quello emotivo, e può necessitare di trattamento perché i suoi sintomi si sovrappongono a quelli di una depressione o di un disturbo d’ansia classico, anche se la prognosi è tipicamente diversa, ossia breve e transitoria. Un aspetto da non sottovalutare è l’adattamento dei familiari alla depressione nella storia del loro rapporto: in special modo per compagni e mariti/mogli la depressione può essere vissuta con un sentimento di impotenza o di frustrazione, per due motivi: in primo luogo per l’idea di non aver potuto, con il valore del proprio rapporto, contrastare la depressione o farla guarire; in secondo luogo, per l’idea che l’altra persona non ha trovato nel valore del loro rapporto la forza di uscirne, ma si è comunque dovuto curare. Si tratta di un equivoco, in cui la depressione non è vista in senso medico ma “esistenziale”, e quindi investe anche la forza, il significato e le prospettive di un rapporto. Questo tipo di interferenza con il rapporto avviene in maniera particolare se prima della depressione vi è stato un episodio di “tradimento”, poiché il subentrare della depressione amplifica in un primo tempo il senso di colpa, e quindi in un certo senso facilita il ritorno al rapporto che è stato intaccato, ma poi impedisce che questo riprenda e si riconfermi, dato che la persona depressa affettivamente è passiva, spenta e chiusa in un proprio mondo di timori e colpe, spesso al di là di quelle che il partner stesso gli attribuisce. In questo modo spesso la coppia si convince che esistano chissà quali elementi profondi e gravi alla base della crisi, e quindi interpretano la crisi come indice di fallimento generale.

 

Nel disturbo bipolare la situazione è ancora più problematica. Di solito le persone con un disturbo bipolare intrecciano nuovi rapporti con fasi iniziali molto positive e coinvolgenti, per poi “sorprendere” la persona con una “faccia” opposta o meno gradevole, a volte depressa, altre volte irritabile e aggressiva. I tempi sono solitamente più brevi. Dal momento che però la persona ciclicamente torna ad essere positiva e esuberante nelle sue dimostrazioni di affetto e passione, le crisi sono semplicemente archiviate o lasciate in sospeso, e le aspettative sono rinnovate. Nel tempo tuttavia l’alternarsi di illusione e delusione sono logoranti per il rapporto, e i conflitti tendono a inasprirsi o a “cronicizzare”. Poiché la parte “legante” è sta in ordine di tempo la prima, e poiché di solito ci sono momenti, anche brevi, in cui il rapporto ritorna gratificante, finché questo succede il rapporto dura, anche se la sua qualità complessiva tende a scadere. La persona si lamenta di non riuscire a prendere una decisione definitiva rispetto al rapporto con chi soffre di disturbo bipolare, di avere sentimenti contrastanti, di essere combattuta tra disillusione e amore, di non credergli/crederle più ma di non riuscire comunque a sognare che il rapporto torni a funzionare come un tempo. In ogni caso, si tratta di situazioni che lasciano il familiare o il partner in una situazione di perplessità, spesso con domande contraddittorie, del tipo “è colpa anche mia” o “potrei fare di più” o “dipende anche da me” dopo aver espresso inizialmente disagio ed esasperazione per una situazione instabile, magari anche violenta o comunque turbolenta, e continuamente frustrante.

Altra situazione riguarda i disturbi bipolari che si aggravano nel tempo, iniziando magari da una situazione di esuberanza temperamentale ad una situazione di esuberanza patologica. Un partner gradito per la sua esuberanza, la sua produttività e intraprendenza, inizia poi a comportarsi in maniera impulsiva, disordinata e apparentemente irrispettosa dei legami, ad esempio in senso sessuale, o per iniziative di spreco economico o gioco d’azzardo, assunzione di alcolici o droghe. Non è raro che queste “sorprese” si verifichino all’uscita da una depressione, con un completo capovolgimento del problema, da depressione a troppa disinibizione. Se i familiari avevano fatto fronte alla depressione con non poco sforzo, di fronte ad una successiva fase di disinibizione e di guai vari di solito c’è una reazione di rottura e rifiuto. L’aspettativa di vedere i propri sforzi “premiati” da una ripresa del benessere familiare non è soddisfatta, e invece subentra addirittura “la beffa” oltre il danno, cioè l’avere a che fare con comportamenti di tradimento, di promiscuità sessuale, di sperpero di risorse o di atteggiamenti superficiali e contestatori. Espressioni tipiche sono “questa non è la persona che conoscevo” o “non so più cosa aspettarmi”. D’altra parte, le discussioni spesso fatte in famiglia, o tu per tu con la persona, possono produrre spiegazioni fasulle o semplicemente tese a giustificarsi per essere riammessi in casa, o magari essere compatiti o scusati, ma che magari non hanno niente a che vedere con i meccanismi tipici del disturbo.

Questa ultima situazione è forse quella più critica per le relazioni familiari, e di coppia in particolare. L’uso di alcol o droghe esaspera il decorso di un disturbo bipolare, ne aumenta l’instabilità (numero di cambiamenti nel periodo di tempo) e il carattere improvviso dei cambiamenti (anche nel giro di poche ore). Di contro, aumenta il danno relazionale prodotto dal disturbo, proprio per il maggiore impatto traumatico dei comportamenti (violenze, incidenti, situazioni a rischio di incolumità).

 

In conclusione, in tutte queste situazioni si possono produrre sindromi ansiose o depressive che sono conosciute come disturbi dell’adattamento, o disturbi da stress (cronico o post-traumatico), e che possono essere sufficientemente interferenti o intensi da richiedere un trattamento specifico, specialmente quando le condizioni di fondo (un disturbo irrisolto con una persona a cui si è legati) rimangono immutate, o possono ciclicamente ripetersi. Indicazioni sulla natura della depressione e del disturbo bipolare, a partire da queste circostanze, sono utili sia a migliorare la gestione delle situazioni, sia a convincere la persona cara a chiedere una valutazione specialistica per trovare una soluzione al disturbo.