A proposito di attività di facile esecuzione che possono avere un effetto positivo sugli stati ansiosi e ossessivi, segnalo quella del disegno. Un libro teorico e didattico, “Disegnare con la parte destra del cervello”, parte dal presupposto che la tecnica del disegno è accessibile a tutti, il che ovviamente poi non significa che tutti la sviluppino nello stesso modo.

Gli esercizi proposti infatti non sono esercizi che stimolano la fantasia, la creatività o mirano a creare dei piccoli artisti. L'idea è diversa, lo spirito del libro è insegnare a chiunque a passare da una totale incapacità (spesso solo teorica, perché magari non si è mai provato a imparare), ad una capacità relativa.

Lo scopo del libro non è arrivare a “disegnare bene” come primo risultato, ma a non aver paura di disegnare, a non temere di non sapercela fare, e ad affidarsi ad alcune tecniche e all'esercizio per superare quello scalino di autostima, di timore, di perplessità che spesso ci fa auto-escludere da una serie di attività e prove.

Questa prospettiva è ancora più interessante quando si esaminano alcuni esercizi proposti, che somigliano molto, anzi sono sovrapponibili, ad alcune tecniche di terapia comportamentale utilizzate per la gestione, soprattutto, degli stati ansiosi di tipo ossessivo, cioè le preoccupazioni patologiche per intenderci, le fobie, gli stati di attesa angosciosa etc.

Un soggetto ansioso, di fronte ad un disegno, si porrebbe il problema del “come si può disegnare una cosa così complessa”? E probabilmente penserà a come è possibile avere in mente il disegno in maniera tanto perfetta e dettagliata da essere in grado di riprodurlo tenendo mentalmente l'immagine del risultato da ottenere. Mettiamo sia un volto umano. Quando si prova a disegnarlo “di getto”, la persona cercherò di focalizzarsi sull'immagine mentale che ha, perfetta, dettagliata, realistica, e invece vedrà subito che le prime linee sono scomposte, le dimensioni non tornano, e proverà via via a “accontentarsi” del risultato per poi accartocciare il foglio e rinunciare.

Gli esercizi che sollecitano “il lobo destro” invece funzionano in maniera diversa. Essi funzionano perché riescono a “distrarre” la parte del cervello che lavora sui contenuti complessi, e focalizzano invece l'attenzione su elementi più semplici (punti, linee, aree, incroci, che di per sé non individuano alcuna figura interessante, ma messe insieme producono il risultato).

Alcuni bambini autistici, che per la loro condizione non sono in grado di “riconoscere” un viso come un volto espressivo, e quindi non sono portati alla comunicazione, sono però bravissimi nel riprodurre una serie di dettagli in maniera precisa ed efficace, fotografica. Al contrario i soggetti ansiosi, pur intelligenti e capacissimi, spesso perdono la capacità di riprodurre un'immagine complessa, e più sono preoccupati di farlo, meno riescono a controllare gli elementi fondamentali (le linee, le proporzioni, le dimensioni).

Gli psichiatri sanno ad esempio che i soggetti ossessivi vanno in tilt sulle loro ossessioni quando non sono “distratti” da qualche attività, per cui possono essere concentrati sul lavoro e preda di ossessioni infinite durante il tempo libero. Quando ci si trova di fronte ad un'attività nuova, non si può essere distratti, perché ancora non si sa dove si andrà a parare, e quindi si cerca invano di avere il controllo immaginando il risultato finale: non riuscendoci, chi è ansioso si agita, o si innervosisce, o si demoralizza se vede che non riesce al primo tentativo, perché percepisce di non avere il controllo, di non controllare il risultato finale.

Come fare invece per “ingannare” il cervello ossessivo e lasciar libero di funzionare il cervello “specchio” più semplice e diretto? Ad esempio con gli esercizi del disegno rovesciato, del “quadretto”, del disegno cieco, del disegno per sottrazione o del disegno dal vero.

Una premessa: alcuni parlano o suggeriscono che si tratti della solita contrapposizione tra cervello razionale e istintivo, ma poiché questa contrapposizione lascia il tempo che trova, preferisco indicare le due attività come “complessa” (basata sulla conoscenza del risultato complessivo di una serie di elementi) e “specchio” (basata sulla conoscenza dei singoli elementi che compongono il tutto).

 

(CONTINUA...)