“Dottore, non ho mai concluso nulla in vita mia, salto sempre di palo in frasca, inizio mille cose e non ne porto a termine una, faccio una fatica immane a concentrarmi, a mantenere l’attenzione e questo da sempre. Ho sempre dovuto sgobbare per raggiungere un obiettivo, faticare il doppio degli altri. Leggere una pagina di giornale mi pesa, non riesco ad arrivare in fondo. Cosa ho che non va?”

Questo è spesso il disperato appello di chi giunge nel nostro ambulatorio e presenta il “Disturbo da iperattività e deficit di attenzione”, conosciuto meglio con la sigla ADHD. Non è facile diagnosticarlo perché è un disturbo dell’età evolutiva: si nasce ADHD, non si diventa. Queste persone sono così da sempre. Potremmo pensare all'ADHD come a un disturbo di asse II, secondo la vecchia distinzione in assi esistente nelle precedenti classificazioni dei disturbi psichiatrici.
L’ADHD è un disturbo complesso, si presenta spesso in comorbidità, spesso chi ce l’ha non va da uno psichiatra, o se ci va è per altre questioni. Molto spesso lo psichiatra non lo riconosce come ADHD, perché nell'adulto alcune componenti dell'ADHD dell'infanzia migliorano, ad es. l'iperattività, e il disturbo in età adulta si complica con altre cose che andiamo a vedere.

Quali sono i sintomi?

Qui c'è uno dei problemi fondamentali. I sintomi presenti nell’ADHD sono aspecifici. Non c’è un sintomo che possa dirci: ecco, si tratta di ADHD. L’iperattività, ad esempio, può ritrovarsi in alcune fasi del disturbo bipolare; la disattenzione è comune nella depressione ecc.; la disorganizzazione la troviamo in quadri psicotici, deteriorativi...

In età prescolare e scolare si può evidenziare come questi bimbi siano estremamente iperattivi, non stanno mai fermi. Non è il bimbetto vivace, ma la peste! Da adolescenti è molto probabile facciano un sacco di incidenti in motorino, tamponamenti... Per niente paurosi, spesso un po’ aggressivi, instabili dal punto di vista emotivo, può capitare che abbiano problemi di sonno; è molto probabile presentino difficoltà scolastiche, anche se poi con gli anni possono elaborare alcune strategie che tendono a compensare o mascherare il loro deficit.

Ci sono ADHD che arrivano alla laurea (anche se difficilmente in matematica!). Con gli anni queste difficoltà alimentano problemi di autostima; i pazienti sentono di avere un handicap: “mi sento un incapace, uno stupido” esordiscono spesso.

Nel tempo, l’iperattività spesso si riduce, ma la disattenzione resta, così come la componente disorganizzativa. Sono incapaci di organizzare qualcosa, anche compiti molto semplici. Dimenticano di tutto: dalle chiavi, al portafoglio a qualsiasi altra cosa. Sono incapaci di gestire il tempo. Sono molto disordinati. Entrare in una stanza di un paziente con l’ADHD può farci fare la diagnosi: troviamo non un disordine normale, ma un caos spaventoso: piatti sotto il letto; il computer sull’armadio; il bagnoschiuma nel comodino...

Negli adulti con ADHD è molto comune trovare in associazione disturbi dell’umore, difficoltà emotive, uso di sostanze (es. cocaina, alcol), disturbi del controllo degli impulsi, comportamenti antisociali... Da ciò la complessità del disturbo in età adulta e la molteplicità delle sue presentazioni, con la conseguente possibilità parziale di riconoscimento. Avere un ADHD anticipa nell’esordio gran parte di questi disturbi. Ad esempio, trovare un ragazzino che inizia a bere alcolici a 13 anni deve far venire il sospetto che possa trattarsi di un ADHD.

Di recente, è stato approvata per l’ADHD dell’adulto l’Atomoxetina, un farmaco per certi versi simile agli antidepressivi SNRI come la venlafaxina e la duloxetina, anche nel profilo degli effetti collaterali. Nell’infanzia è possibile usare gli psicostimolanti come il celebre Metilfenidato (Ritalin®) che, avendo il difetto di un'emivita breve, esiste in diverse formulazioni a rilascio prolungato.

E’ importante fare diagnosi di ADHD anche nell’età adulta per tanti motivi. In primis perché esistono dei trattamenti di prima linea. Ricordo che spesso questi pazienti arrivano all’attenzione dello psichiatra per un problema diverso come possono essere le sostanze, o i disturbi dell’umore. Ma queste patologie nei soggetti con ADHD rispondono male ai trattamenti classici, se l'ADHD non viene prontamente riconosciuto e trattato.