Gli antidepressivi come destabilizzatori dell’umore nel disturbo bipolare a cicli rapidi

Non possiamo pensare che gli antidepressivi abbiano nel cervello solo una azione “di riempimento”, aumentano la serotonina o la noradrenalina e il gioco è fatto. Non possiamo pensare che il trattamento con antidepressivi sia privo di altre azioni. Non è un caso se è stata descritta una “sindrome apatica” da SSRI (gli antidepressivi serotoninergici come il Prozac®), dopo un periodo di trattamento più o meno lungo con questi farmaci. Questo implica che un trattamento con antidepressivi nel lungo termine fa qualcosa di diverso, se non altro porta degli adattamenti plastici del cervello e dei suoi sistemi recettoriali. Nel lungo periodo, che lo si voglia accettare oppure no, il cervello modella il suo equilibrio sull’azione fatta da queste molecole. Questo non significa che il cervello è “dipendente”, ma vuol dire che ha modellato la propria struttura, riassorbendo l’azione di questi farmaci nella propria fisiologia naturale. Non è un caso se una piccola percentuale di pazienti (per fortuna!) con disturbo bipolare sviluppano un particolare tipo di decorso dopo trattamento con antidepressivi, il cosiddetto disturbo bipolare rapido-ciclico, cioè un disturbo bipolare caratterizzato da più di 4 cicli (ipo)mania-depressione all’anno. Questo sembra essere legato a una sensibilizzazione all’effetto degli antidepressivi. Si ha, in sostanza, una risposta esagerata a questi farmaci che continua, per un periodo variabile di tempo, anche dopo che questi sono stati interrotti, proprio come succede a quei cocainomani che continuano a essere eccitati o psicotici pur avendo sospeso la cocaina da un po'. Questo vuol dire che il cervello si è adattato ed è una specie di molla pronta a scattare alla minima, spesso inesistente, sollecitazione. Questo è talmente confermato nella letteratura scientifica che alcuni autori hanno proposto per gli antidepressivi la locuzione: “Destabilizzatori dell’umore” (Gahemi). 



Opzioni di trattamento del disturbo bipolare a cicli rapidi

Il Litio risulta essere meno efficace nel disturbo bipolare rapido-ciclico, esiste una migliore risposta per l'Acido Valrpoico (Depakin®), ma in sostanza i pazienti con cicli rapidi sono molto resistenti al trattamento.
Sicuramente, il primo passo da compiere è l’interruzione, lì dove possibile, dell'antidepressivo. Da studi sembra che questo gioco di sensibilizzazione e desensibilizzazione coinvolga soprattutto i recettori della dopamina. Gli antidepressivi agirebbero aumentando la sensibilità dei recettori D2 della dopamina (cioè favoriscono una risposta positiva, euforizzante, attivante) e, alla loro sospensione, provocherebbero invece una desensibilizzazione dei recettori (favorendo una risposta negativa, depressogena). 



Il possibile ruolo della Memantina

E’ stato visto che gli effetti di sensibilizzazione (e successiva desensibilizzazione) dei trattamenti antidepressivi sui recettori della dopamina sono antagonizzati da un bloccante dei recettori NMDA (i recettoro del glutammato), suggerendo che tale fenomeni siano mediati dalla stimolazione dei recettori NMDA. Questi risultati hanno portato ad ipotizzare che il blocco dei recettori NMDA potrebbe essere efficace nel trattamento della mania e nella prevenzione delle recidive di disturbo bipolare.
La memantina, un bloccante dei recettori NMDA usato nella demenza, impedirebbe non solo la maggiore sensibilità del recettore della dopamina, osservata dopo 21 ore dalla somministrazione di un antidepressivo, ma anche la successiva desensibilizzazione e il comportamento simil-depressivo associato.

FONTE: Serra G et al. Memantine: New prospective in bipolar disorder treatment. World J Psychiatry. 2014 Dec 22;4(4):80-90. doi: 10.5498/wjp.v4.i4.80.