E' indispensabile rifare il punto su una serie di questioni relative alla tossicodipendenza da oppiacei. Un tempo per far capire subito di cosa stavamo parlando era più facile dire “eroina”, mentre più passano gli anni e più “oppiacei” diventa un termine appropriato.

L'oppio è un derivato vegetale che contiene, tra le altre sostanze, la morfina. Le prime dipendenze da oppiacei riguardavano quindi l'oppio fumato o la morfina iniettata. In verità anche la morfina stessa era sniffabile o fumabile. Venne poi l'eroina, una variante più debole ma più rapida, e quindi dall'effetto più intenso, usata anch'essa per via nasale, polmonare, endovenosa.

Si trattava di prodotti originariamente pensati come medicinali, e con proprietà medicinali validissime, la più nota è quella anti-dolorifica ma non solo. La buprenorfina ad esempio è stata di recente messa a punto come antidepressivo, e del resto diversi oppiacei posseggono proprietà utili su diversi disturbi mentali.

Nei tempi più recenti si è assistito al crescere delle dipendenze da sostanze non destinate al mercato della droga, come l'eroina, ma a quello farmaceutico. La cosa è nuova e vecchia insieme, perché riproduce un po' il fenomeno per cui la morfina medica e l'eroina medica di un tempo divennero poi sostanze d'abuso, così da sparire o rimanere con alcuni limiti nel prontuario medico.

Oggi le sostanze oppiacee “emergenti” sono l'ossicodone, insieme al vecchio oppio o eroina fumati, e i potenti oppiacei anestetici come il fentanyl e derivati. Non mancano diversi casi di dipendenza da tramadolo e pentazocina. Negli anni passati chi usava queste sostanze era di solito un addetto ai lavori (medico e in particolare anestesista o infermieri, cioè chi aveva disponibilità dei prodotti o se li poteva procurare utilizzando strumenti e ambienti propria professione). E' stato recentemente scoperto un “giro” di questi prodotti prescritti in maniera fittizia da alcuni medici a soggetti che risulterebbero o tossicodipendenti o spacciatori. Lo stesso fu causa, nel passato remoto, dell'allarme per la diffusione dell'eroina dagli ambulatori medici alla strada, e più recentemente del mercato nero della buprenorfina. Ricorderete (o forse no) il caso della droga “krokodil”, un farmaco oppiaceo usato come droga a basso costo, ma efficace, dai tossicodipendenti russi con effetti collaterali devastati su pelle e tessuti sottostanti.

Gli oppiacei medicinali talvolta si prestano direttamente all'uso come droghe, altre volte devono essere adattati (compresse triturate o sciolte), il che comporta rischi aggiuntivi, specie nel consumo inalatorio o endovenoso. L'uso improprio (cioè alterando il medicinale o cambiando via di somministrazione – per esempio endovenosa anziché per bocca) fa la differenza tra un effetto terapeutico e uno “stupefacente”, e infatti sistematicamente chi è tossicodipendente ricerca il secondo tipo, adattando il medicinale.

L'adattamento del medicinale inoltre rischia di avvenire solo per assicurare l'effetto rapido, ma con poca attenzione alla potenza del preparato che si assume: alcuni prodotti hanno una potenza alta anche in piccolissime quantità, cosicché la persona che non sia abituata a dosarla può compiere fatali errori di stima.

Le aziende, per porre un freno a questo uso improprio hanno anche escogitato degli strattagemmi, come quello di miscelare l'oppiaceo con un'altra sostanza che ne contrasta l'effetto quando è iniettata, ma non se assunta per via orale (la combinazione buprenorfina-naloxone ad esempio, ma anche ossicodone-naloxone).

La via farmaceutica sta assumendo dimensioni sempre maggiori, e negli USA già la casistica di tossicodipendenza da ossicodone ha raggiunto e superato quella da eroina.

La buona notizia è che questo tipo di dipendenze dovrebbero essere curabili con la stesso successo di quelle da eroina (cioè mediante terapie a base di metadone orale o buprenorfina sublinguale). La cattiva notizia è che per adesso lo standard di cura non è elevato, nel senso che ancora una minoranza di persone riceve cure a dose efficace e per lungo tempo, e ancora imperano le più o mno frettolose disintossicazioni che lasciano la persona malata come prima, togliendo solo la parte meno importante del problema (l'intossicazione periodica).

Potrebbe quindi accadere che siccome il vostro problema non si chiama “eroina” ma ha il nome di un oppiacei diverso, vi sia indicata genericamente una “disintossicazione”, per cui molte cliniche si pubblicizzano. In realtà l'unica cosa da accertare è che si tratti di un quadro di tossicodipendenza, che riguarda le modalità d'uso, il controllo e il comportamento rispetto alla sostanza, e non lo stile di vita di strada, criminale o altro. Non c'è quindi ragione di essere rassicurati dalla provenienza “farmaceutica” di questi prodotti (la stessa dell'eroina in origine), né dal fatto che siano prodotti naturali (l'oppio lo è).

Avere un problema di abuso o dipendenza da ossicodone, da tramadolo, o altri oppiacei, prescritti o meno che siano all'origine, non è qualcosa di diverso dalla dipendenza da eroina, parlando in termini medici. Può cambiare tutto, non certo la morale della faccenda. 

 

A questo punto, se si vuole approfondire si vada agli articoli dedicati alle terapie.