Le fasi umorali corrono parallele ad alcune funzioni, tra cui la memoria. Anzi, la memoria, che solitamente si considera come una funzione di richiamo di contenuti, non esiste come tale. Se mai esistono “le memorie”, nel senso di informazioni tra loro separate, classificate spesso per categorie. Un sistema di categorie o approssimazioni da cui si ricava un segnale di conoscenza di singoli elementi. L'umore è una funzione che consente alle memorie di fissarsi, di consolidarsi e ne influenza anche l'oscuramento, e il risalto delle une rispetto alle altre. Nelle fasi umorale estreme, le memorie possono essere colorite al punto da far da base per dei deliri.

Durante la depressione si può avere l'impressione, ad esempio, di non ricordare nulla di certi periodi, che non sia comunque accaduto nulla di importante, che quello che è accaduto sia sbiadito e non più attuale, lontano, perduto. Altre memorie invece affiorano prepotentemente, e sembrano essere le uniche chiavi di lettura di tutta la propria storia: memorie negative, traumatiche, di abbandono. I ricordi di un depresso sembrano cuciti apposta per tenere insieme il vestito della depressione. Nel delirio depressivo la persona può arrivare a negare eventi felici, a minimizzarli, a spogliarli di dettagli fondamentali per conservarne un ricordo sbiadito e insignificante.

Nelle fasi eccitate i ricordi diventano vividi, attuali, e sollecitano una reazione. In questo caso i ricordi negativi sono minimizzati, talora capovolti. Questo tipo di auto-manipolazione della memoria può essere rischiosa, perché si tendono a non memorizzare i danni, gli errori, i rischi, ad esempio in ambito sentimentale o economico, e si tende a seguire desideri risvegliati o ancora non risolti come se non si fosse imparato niente dai fallimenti passati. Tipicamente, i ricordi delle proprie azioni negative è minimizzato. Non sempre questo è un fatto di memoria, e può essere solo una modalità di presentarsi.

Durante le fasi depressive o eccitate inoltre le memorie sono fissate in maniera più o meno forte, secondo lo stesso principio di “selezione” dei significati da fissare. Un episodio neutro può essere fissato come umiliante, negativo, doloroso così come un episodio banale può essere fissato come eccezionale, memorabile, esaltante. Nel momento in cui si verifica un nuovo episodio, questo facilita il recupero delle memorie “allineate con l'umore”: memorie fissate in maniera depressiva durante fasi passate, e recuperate prontamente e selettivamente durante le fasi successive. Idem per le fasi eccitate. Insomma, esiste una storia depressiva e una maniacale, con memorie depressive e maniacali, come due (o più) versioni umorali della stessa storia, della stessa vita.

 

Un brano di De André spiega bene ad esempio la memoria euforica. “Un malato di cuore” racconta di un ragazzo cresciuto senza mai poter correre e giocare con gli altri, per timore che il suo cuore malato non reggesse. Capita che si innamori, e in questo stato d'animo se ne frega del rischio. In punto di morte, secondo una bellissima immagine “passa” il suo cuore con l'ultimo respiro sulle labbra dell'amata. Dopo morto, nel raccontare dalla tomba la sua storia, dice che in realtà gli ultimi minuti sono confusi, e non ricorda se abbia poi fatto l'amore con la sua donna..”ma che la baciai, questo sì lo ricordo, con il cuore sulle labbra; ma che la bacia, per Dio sì! Lo ricordo e il mio cuore le restò sulle labbra”. La memoria è sopravvissuta alla morte, tale era l'euforia con cui si è fissata. E nella morte si è cristallizzata la contentezza e la sua memoria.

Si può scordare un bacio? La sua intensità, il suo significato? Durante una depressione sì, e ce lo illustra Guccini, nel suo (pare) ultimo lavoro “Ultima Thule”, decisamente impostato come un addio artistico particolarmente malinconico.

Ne “l'ultima volta” Guccini rievoca una serie di memorie, e cinicamente vede come, alla fine di tutto, anche le cose importanti sbiadiscano fatalmente verso il niente. E' un tema questo già trattato in tante altre sue canzoni, ma specialmente qui rappresentato secondo la legge di Ribot della memoria, per cui la traccia si estingue tanto più tardi quanto più è antica. Si inizia a non fissare più niente di nuovo, poi si scordano le cose più recenti, e infine rimangono una serie di riferimenti remoti, che sopravvivono fino all'ultimo. Ma subentra anche la malinconia, in un gioco tra malinconia vera e finta, in cui il ricordo forse è davvero sbiadito, forse è nascosto per pudore. “Quando è stata l'ultima volta, che ti ho vista e poi -forse – baciata, dimmi adesso, ragazza d'allora, quando e dove te ne sei andata, perché e quando ti ho dimenticata”. Ovviamente c'è poesia (non ricordarsi di quando ti ho dimenticata, il bacio che è già nell'oblio e invece il ricordo dell'amore alla vista che ancora sopravvive), ma sostanzialmente è una posizione speculare a quella della canzone di De André. Qui la malinconia crea irrealtà, opaca i ricordi, spinge magari a negarli, a non saperli richiamare; di là l'entusiasmo in punto di morte fissava bene il ricordo anche mentre il cuore cedeva.

 

Immagine: proprietà di Matteo Pacini.