Mi sono capitati ultimamente due film ispirati allo stesso caso di crimine finanziario, il caso “Madoff”. Per chi non l'ha mai sentito, si trattava di un finanziere di alto rango, inserito sia come clientela privata che come ruoli istituzionali, che mise in piedi una truffa da oltre 60 miliardi di dollari. Personalmente, dei due, ho preferito la miniserie con Richard Dreyfuss.

La truffa era tanto semplice quanto incredibile. Si tratta di promettere dei rendimenti alti, e raccogliere così clienti che volevano far crescere senza fretta i loro patrimoni, piccoli o grandi. Alla scadenza la quasi totalità dei clienti, vedendo il rendiconto dei loro patrimoni in crescita, confermava l'investimento e non ritirava quindi i soldi. Alcuni lo facevano, specialmente durante periodi di crisi, e in questo caso Madoff prendeva i soldi dalla cassa, alimentata dai soldi di nuovi investitori. In pratica, se uno aveva investito 100, lui restituiva effettivamente 120 dopo un anno, prendendo quei venti da altri 100 investiti da un nuovo cliente. Ovvio che se tutti avessero ritirato i soldi dopo la prima scadenza, la cosa sarebbe finita lì con una truffetta da pochi spiccioli.

Madoff, per la sua autorevolezza e probabilmente il carisma nel gestire i rapporti coi clienti, riusciva a attirare investitori sicuri, che non avrebbero ritirato i soldi. Ad esempio, nel film con Dreyfuss, c'è una scena in cui Madoff si arrabbia con due finanzieri che investono per conto terzi, perché capisce che sono indebitati e vogliono quindi ritirare i soldi dei clienti per tappare i loro buchi personali. Per evitare problemi, impone loro di far sanare la situazione da un avvocato di sua fiducia, ma intanto, per poter liquidare gli investimenti, è costretto a cercare nuovi clienti di alto rango.

Questo schema era detto “schema Ponzi” dal nome di un truffatore che lo utilizzava. Madoff non investiva niente, o meglio aveva anche investimenti regolari, ma non era famoso per quelli, bensì per investimenti ad alto rendimento, che stranamente reggevano anche in momenti di crisi. Era investimenti fasulli. In teoria avrebbero dovuto essere visibili in un conto, che era vuoto: alla prima verifica, la truffa fu scoperta in tutta la sua entità. Nessuno avrebbe immaginato una truffa così totale, così sfacciata, e soprattutto priva di senso.

E' vero che Madoff conduceva una vita lussuosa, ma quanti uomini d'affari fanno lo stesso senza operare truffe di questo tipo?

Lui dichiarò che viveva del proprio carisma, si compiaceva della fiducia che riusciva a trasmettere ai clienti, non sapeva rinunciare a quello. Non gli importava di fregarli, ma di conquistarli. A costo di fregarli, anzi servendosi di una fregatura sistematica. Lui giustificava la cosa dicendo che le persone in realtà non vogliono vedere l'ovvio, perché sono accecate dal guadagno: anzi, i suoi investitori erano più avidi di lui in quel senso, ecco perché abboccavano. Di fatto Madoff produceva documenti fasulli, teneva archivi di operazioni inesistenti, e pagava persone per gestire tutta questa messinscena. La reazione era tipica del soggetto in piena “mania” calma, ovvero: io ho solo fatto quello che voi mi avete chiesto, voi non siete meglio di me etc. Una reazione paradossale, oppositiva, di chi non ammette di essere messo in discussione, anche se è perfettamente cosciente di cosa ha fatto.

L'innesco di questa “mania” crescente è descritto in maniera geniale. Madoff inizia come uno dei tanti piccoli finanzieri d'assalto ai risparmi della comunità ebraica in cui era cresciuto. Ad un certo punto i fondi su cui investiva crollano, e per evitare questa sia la sua fine professionale, decide di “fingere” di aver previsto la crisi, e di aver salvato i soldi dei suoi clienti, rimborsandoli di tasca propria. Da lì in poi non investirà più davvero, col rischio di sbagliare e perdere la faccia, ma per finta, cosa che gli permetterà di vedere sempre clienti entusiasti, altri che si mettono in fila affidargli i soldi, altri ancora che lo ammirano come un guru.

 

L'idea della mania è rigidamente questa: rilanciare. Al di là della grande truffa, ci sono molti piccoli Madoff, che non danneggiano tanto gli altri quanto se stessi. Per esempio, scegliendo di sanare debiti chiedendo prestiti a strozzo. Chiedendo finanziamenti da destinare poi a operazioni finanziare a rischio. Mettendo su scatole cinesi di debiti e finanziamenti, secondo un meccanismo di rischio crescente, il cui unico aspetto positivo è cancellare l'apparenza di una crisi, di un ostacolo, di una necessità di ridimensionarsi e indietreggiare.

La persona che è in fase maniacale non sa fare un passo indietro, non concepisce una tattica difensiva anche temporanea: è attratto da tutto ciò che entusiasma per rapidità, esplosività e quindi dall'idea del colpo grosso, della furbata, dell'occasione da non perdere etc. Dall'altra parte, è incapace di tornare indietro: quando tutto sta per crollare, si rilancia, ad ogni costo. Si deve mantenere in piedi il castello di carte.

Al momento del crac, la persona attraversa in genere momenti di sconforto, che tutti prendono come segno della sua consapevolezza. Spesso invece, quando poi le acque minimamente si placano, o comunque ormai la frittata è fatta, la persona reagisce cercando di rilanciare anche a partire dal disastro. Accusa gli altri di non averlo aiutato, oppure di godere nel vederlo sotto accusa. Sostiene che se l'avessero lasciato fare avrebbe sistemato tutto, e invece hanno voluto toglierli la fiducia proprio in quel momento, e così via.

 

Sul piano legale non è semplice descrivere questi stati mentali, che sono contemporaneamente lucidi (chi falsifica è evidentemente cosciente e organizzato), ma legati ad una condizione maniacale che non fa intravedere l'inevitabile crollo all'orizzonte. Il vero delirio è quando la persona sostiene che poteva andare avanti, ben sapendo che era impossibile: quello che dichiara ormai va in una direzione diversa da quello che razionalmente vede. Forse la vera distinzione tra la truffa consapevole e quella maniacale è che il truffatore maniacale non scappa, rimane lì perché non sa rinunciare all'idea di rilanciare oltre il crollo, e la truffa in sé non è il punto centrale che gli interessa. Non lascia la presa in tempo, non scappa con la cassa. Cercherebbe finanche di convincere i truffati a ridargli dei soldi per recuperare il danno, e magari ci riuscirebbe anche.

 

La parte più pericolosa della mania è quella attenuata e continuata, che non si esprime con agitazione, deliri e comportamenti bizzarri, ma con l'accentuazione della capacità “predatoria”. La persona diviene convinta dei propri scopi, carismatica, efficace, e ragiona come se non ci fosse un domani, riuscendo in questo modo a riuscire nei propri scopi senza fermarsi. Il trucco è che nel calcolo manca l'esito finale, che è un crollo totale, e manca la sostanza, che è una bugia.