Ricercatori della Università di Strathclyde Glasgow (UK) stanno sviluppando una nuova tecnica di imaging che consentirebbe di rilevare la malattia di Alzheimer nei primissimi stadi.

La malattia di Alzheimer è una forma di demenza dalla quale sono colpite 450,000 persone nel solo Regno Unito, e che al momento non è possibile curare. Dal punto di vista anatomo-patologico è caratterizzata dall'aggregazione di sostanze peptidiche a livello cerebrale che causano la morte progressiva dei neuroni.

La recente ricerca e la nuova metodica messa a punto nel Regno Unito ha evidenziato che gli aggregati proteici caratteristici dell'Alzheimer, quando irradiati dalla luce, emettono una forma di fluorescenza registrabile da apposite apparecchiature fin dalle primissime fasi della loro aggregazione. Questo nuovo approccio può consentire la messa a punto di strumenti diagnostici in grado di rilevare la presenza degli aggregati proteici in fasi precliniche della malattia, ossia quando i sintomi dovuti alla perdita di neuroni sono ancora molto lontani dal manifestarsi.

Inoltre, la possibilità di osservare i meccanismi patofisiologici della malattia è un punto fondamentale per la ricerca di farmaci che possano intervenire in maniera significativa sulle cause e quindi sul decorso della malattia di Alzheimer.

Fonte: Mariana Amaro, David J. S. Birch, Olaf J. Rolinski. Beta-amyloid oligomerisation monitored by intrinsic tyrosine fluorescence. Physical Chemistry Chemical Physics, 2011; 13 (14): 6434 DOI: 10.1039/C0CP02652B