Come tante esperienze, l’esame di maturità rappresenta nel medesimo tempo un punto d’arrivo e un punto di partenza. Con esso si conclude in ogni caso un capitolo della propria esistenza e se ne apre un altro, spesso tutto da inventare e costruire.

Se fino a quel momento, tutto sommato,  il percorso è stato piuttosto lineare, se non quasi “obbligato”, ora ci si trova davanti alla possibilità di scegliere in maniera più precisa cosa si vuol fare “da grandi”. Questo può suscitare emozioni differenti a seconda delle soggettive caratteristiche di personalità: il fatto di avere davanti a sé un ampio ventaglio di possibilità tra cui scegliere, ad esempio, può essere per alcuni stimolante ed esaltante, mentre per altre persone potrebbe risultare fonte di dubbi, ansie e timori.

Un tempo c’era maggior corrispondenza tra gli studi di scuola superiore effettuati e la professione che si andava a svolgere, anche in virtù del fatto che le attività lavorative erano molto meno diversificate di oggi: dopo la maturità c’era chi faceva il ragioniere, chi il geometra, chi la segretaria, l’impiegata o la maestra, mentre chi aveva frequentato il liceo andava all’università per diventare medico, avvocato, professore, ingegnere.... Attualmente, invece, per una serie di motivi, è diventato più difficile scegliere un mestiere che con certezza sia quello che ci impegnerà “per sempre”.

È inevitabile perciò che si passi dal dover compiere “LA” scelta per la vita all’“IMPARARE A SCEGLIERE” di volta in volta, nelle varie occasioni che la vita ci presenterà, in modo da saper prendere le decisioni giuste al momento giusto.

Prendere una decisione non è un fatto puntuale, ma progettuale: si parla infatti di processo decisionale, di cui la scelta o la decisione rappresentano solo la fase finale.

Schematicamente, le tappe del processo decisionale possono essere così descritte:

1) definizione del problema (continuare o no a studiare, area di studio o di lavoro che può interessare...)

2) formulazione di un elenco delle alternative possibili

3) raccolta di informazioni (su se stessi, sui corsi di studi, sul mondo del lavoro)

4) individuazione e descrizione dei propri obiettivi e dei propri scopi a breve, medio e lungo termine

5) elencazione dei vantaggi e degli svantaggi di ciascuna alternativa

6) confronto tra le varie alternative

7) scelta dell’alternativa maggiormente rispondente alle proprie esigenze

La scelta è influenzata da variabili di diverso tipo: variabili ambientali (ad esempio, la distanza dal luogo di studio o di lavoro, l’orario, gli sbocchi lavorativi e la possibilità di carriera....), variabili interpersonali (ad esempio, la scelta effettuata dai propri amici, i desideri e le aspettative dei famigliari...) e variabili personali.

In effetti, è principalmente importante effettuare un’attenta analisi delle proprie variabili personali, esercitando il più possibile le proprie capacità di autoosservazione e di autovalutazione su:

- interessi

- attitudini

- aspirazioni

- abilità acquisite (problem solving, metodo di studio, competenza sociale, adattabilità...)

- motivazione

- valori personali

- punti di forza e di debolezza

- percezione di sé (autonomia, autostima, autoefficacia, locus of control...)

Oltre a ciò, per arrivare a prendere una decisione consapevole ci si può avvalere anche dell’ausilio di libri e batterie di test specifici per l’orientamento scolastico e/o professionale, oppure effettuare alcuni colloqui di consulenza con uno psicologo.