Le teorie filosofiche hanno cercato in vari modi di spiegare come avvenga la nostra conoscenza del mondo esterno, ma spesso si tratta di ipotesi non fondate sull’osservazione e l’esperienza, bensì su teorie preconcette dalle quali viene fatta dipendere la soluzione di questo che è uno dei più affascinanti e misteriosi problemi che l’uomo si sia posto. Per affrontare la questione in sede strettamente psicologica, cioè scientifica, cominciamo col distinguere tre elementi fondamentali del nostro rapporto col mondo esterno: in primo luogo il mondo esterno medesimo, colle sue caratteristiche fisiche che, variamente agendo su di noi, determinano cambiamenti sugli organi di senso, cioè gli stimoli; in secondo luogo gli strumenti di cui disponiamo per accorgerci di tali cambiamenti, cioè gli organi di senso; infine lo schermo su cui i cambiamenti avvertiti dagli organi di senso si vengono a proiettare, cioè il campo della coscienza. Gli stimoli ( una luce, un suono, un sapore...) vengono ricevuti dallo stimolo sensoriale specifico (cioè adatto per riceverli) e trasmessi sul campo della coscienza che li percepisce. Psicologi e filosofi hanno parlato e scritto molto sulle sensazioni, avendole considerate come gli elementi più semplici della vita intellettiva, come gli “atomi” psichici, la cui combinazione determina i processi mentali superiori. Questa ipotesi in realtà ha permesso di giungere ad un approfondimento notevole del meccanismo della conoscenza ed ha dato luogo ad una scienza, l’estesiologia ( parola che significa “dottrina del sentire” perché deriva da aistesis che in greco vuol dire “sensazione”) che riunisce i dati anatomici, fisiologici e psicologici relativi alla sensibilità. Però, pur apprezzando i dati estesiologici, oggi si ritiene che il meccanismo della conoscenza non si possa spiegare se non come una manifestazione sintetica e cioè una manifestazione in stretta dipendenza con tutto il dinamismo della personalità individuale. Non si può parlare di singole sensazioni e percezioni: la nostra conoscenza del mondo esterno ha carattere unitario e globale. Un bambino che tra il fogliame di un pesco scorge un frutto e lo riconosce, non compie solo un’operazione visiva di natura fisiologica, ma anche un’operazione senso-percettiva, che richiede l’intervento della funzionalità psichica; per i suoi occhi, infatti, il frutto è solo una macchia giallo-rossa. Egli inconsciamente, integra i dati sensoriali per poter percepire la forma tonda del frutto, ne pregusta anche il sapore e tutto ciò lo porta ad impadronirsi o meno di esso. Si può notare, allora, che il puro fatto visivo non permette la rappresentazione dell’oggetto; perché ciò avvenga, si richiede anche un’operazione percezionale.