Nel passato ci si riferiva alle persone con disturbo antisociale di personalità con termini quali psicopatia e sociopatia. Le descrizioni di personalità antisociale possono essere fatte risalire già alla prima letteratura greca.

La prevalenza di questo disturbo è del 3% per la popolazione maschile e dell’1% per quella femminile. Le stime della prevalenza in ambienti clinici variano dal 3 al 30%, dove le percentuali superiori sono associate con gli ambienti di trattamento per l’abuso di sostanze e in ambito carcerario o forense.

La personalità antisociale può essere considerata lungo un continuum dove all’estremità “sana” si colloca lo stile antisociale di personalità, mentre all’estremità opposta (patologica) si colloca il disturbo antisociale di personalità. Normalmente, gli “standard e le regole sociali” costituiscono la circostanza che con maggiore probabilità provocherà o attiverà le risposte tipiche del disturbo antisociale.

Lo stile comportamentale della personalità antisociale è caratterizzato da impulsività, irritabilità e aggressività. Difficilmente rispettano gli impegni lavorativi e gli obblighi finanziari. Un tipico comportamento è quello della rottura delle regole. Gli individui con disturbo antisociale di personalità sono inoltre noti per la loro rabbia impulsiva, la loro disonestà e la loro furbizia. Tendono ad essere individui energici spesso alla ricerca di situazioni pericolose ed eccitanti.

Il loro stile interpersonale è caratterizzato da antagonismo e noncuranza dei bisogni e della sicurezza altrui. Tendono ad essere molto competitivi e sospettosi nei confronti degli altri e, inoltre, non sanno perdere. Le loro relazioni possono apparire disinvolte oppure strettamente calcolate. Questi comportamenti possono essere caratteristici dei business men di successo, dei politici e dei professionisti ma anche dei criminali. Tendono a sviluppare relazioni superficiali e sono scarsamente coinvolti sul piano emotivo. Inoltre, tendono a essere insensibili al dolore e alla sofferenza altrui.

Lo stile cognitivo della personalità antisociale è descritto come impulsivo e cognitivamente rigido, così come poco tendente all’introspezione. Tendono ad essere astutamente consapevoli dei segnali sociali e possono essere discretamente capaci di “leggere” le persone e le situazioni. Poiché disprezzano le autorità, le regole e le norme sociali, trovano sempre facilmente una facile giustificazione ai loro comportamenti trasgressivi. La loro impulsività, irritabilità e aggressività li predispone alle discussioni e alle azioni aggressive. Recenti ricerche evidenziano significativi danni neuropsicologici nelle persone con diagnosi di Disturbo Antisociale di Personalità. In particolar modo, risulterebbero ridotte le funzioni di esecuzione di compiti come le abilità di pianificazione e di cambiamento di direzione.

Lo stile affettivo della personalità antisociale è caratterizzato da frivolezza e superficialità. Questi soggetti evitano il calore e l’intimità perché li considerano segni di debolezza. Raramente sperimentano senso di colpa, vergogna o rimorso per le loro azioni devianti. Sono incapaci di tollerare la noia, la depressione o la frustrazione e per questo sono sempre alla ricerca di sensazioni forti.

Sono persone con una visione degli altri negativa, con una considerazione di sé in bilico tra il negativo e il positivo. Tendono a considerarsi speciali e meritevoli ma sono anche consapevoli del loro bisogno degli altri i quali, tuttavia, sono potenzialmente in grado di ferirli. Conseguentemente, utilizzano le altre persone per soddisfare i propri bisogni ma si mostrano diffidenti e distaccati nei loro confronti.

I criteri diagnostici per il disturbo Antisociale di personalità secondo il DSM IV sono:

  1. Un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri che compare dall’età di 15 anni, come indicato da almeno tre dei seguenti elementi:
    1. Incapacità di adeguarsi alle norme sociali con comportamenti di rispetto della legge come evidenziato dalle ripetute azioni a rischio di arresto
    2. Irritabilità e aggressività, come indicato dai ripetuti scontri o assalti fisici
    3. Costante irresponsabilità, come indicato dai ripetuti fallimenti nel mantenere un coerente comportamento lavorativo o nell’onorare gli obblighi finanziari
    4. Impulsività o incapacità di pianificare il futuro
    5. Disonestà, come indicato dalle ripetute bugie, dall’uso di false identità e dai raggiri alle altre persone per un profitto o piacere personale
    6. Avventata noncuranza per la propria o l’altrui salvezza
    7. Mancanza di rimorso, come indicato dall’indifferenza o razionalizzazione dopo aver fatto del male, maltrattato e derubato gli altri

 

  1. L’individuo deve avere almeno 18 anni
  2. Deve anvere in anamnesi alcuni sintomi del disturbo della Condotta prima dell’età di 15 anni
  3. Il comportamento antisociale non deve manifestarsi esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un episodio maniacale