Gli scambi precoci nell'interazione mamma-bambino non solo sono fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo emotivo del piccolo, ma pare che abbiano conseguenze importanti anche sul suo sviluppo cerebrale.

 

E' noto che il nostro cervello, suddiviso in due emisferi (destro e sinistro) presenti proprio funzioni separate, ovvero l'emisfero destro è maggiormente coinvolto negli aspetti emotivi e affettivi del comportamento e in quelli della comunicazione non verbale, mentre quello sinistro è maggiormente specializzato in funzioni legate al linguaggio, al ragionamento analitico e alle abilità astratte.

 

Molti studi sembrano confermare che tali specializzazioni emisferiche abbiano origine già nel periodo fetale continuando poi a svilupparsi negli anni successivi. Ciò non riguarda solo aspetti biologici, anzi un fattore che si rivela fondamentale per la maturazione cerebrale è proprio quello connesso alla capacità innata del neonato di entrare in sintonia emotiva con gli altri, in particolare con chi si prende cura di lui.

 

Ciò che influisce, sia in senso positivo che negativo, sullo sviluppo del primitivo emisfero destro in fase di maturazione, sembra essere l'ambiente affettivo primario in cui il bambino è immerso, soprattutto attraverso le prime interazioni faccia a faccia con il suo caregiver (solitamente la madre).

 

Quindi il piccolo, già dai primi giorni di vita, è in grado di modulare le sue emozioni, in base a quelle che vede manifestate dalla madre e che sono inizialmente espresse da quest'ultima attraverso la comunicazione non verbale (espressioni del viso, contatto oculare, tono della voce, gestualità, ecc.). Questo processo che diviene sempre più complesso si sviluppa nel primo anno con l'aumentare degli scambi affettivi con la madre. Solamente intorno ai diciotto mesi, si ha la maturazione dell'emisfero sinistro con il graduale sviluppo del linguaggio.

 

Davidson e collaboratori, analizzando i tracciati elettroencefalografici di bambini di dieci mesi durante la separazione dalla madre, hanno osservato che i bambini che piangono alla separazione mostrano un aumento delle attività dell'emisfero frontale destro rispetto ai bambini che non piangono. Questi studi evidenziano come già nel primo anno di vita questa area cerebrale sia associata a stati emotivi di paura e ansia (correlati in questo caso alla separazione dalla propria madre). In altri interessanti studi, condotti su madre affette da depressione, si è evidenziata una riduzione in queste donne, della capacità di condividere affetti positivi, tale aspetto correla con una diminuzione dell'attività frontale destra anche nei loro figli. Inoltre, se la condizione depressiva persiste anche dopo il primo anno, i bambini possono continuare a manifestare tale riduzione di attivazione frontale; questo spiegherebbe in che modo storie di traumi precoci rappresentano un contesto in grado di inibire lo sviluppo e la maturazione dell'emisfero destro, con ripercussioni negative su un equilibrato sviluppo emotivo.

 

In sintesi, questi studi confermano l'importanza, fin dai primi giorni di vita del bambino, che disponga di una relazione affettiva calda, responsiva e in sintonia con i suoi bisogni (anche emotivi), necessaria non solo per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo psicofisico, ma anche per una corretta maturazione cerebrale e in particolare per quelle aree correlate al funzionamento emotivo.

 

Fonti:

Davidson, R. J., & Fox, N. A. (1989). Frontal brain asymmetry predicts infants response to maternal separation, Journal of Abnormal Psychology, 98, 127-131.

Trevarthen, C., (1996). Lateral asymmetries in infancy: implications for the development of the hemisphere, Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 1996, 20(4), 571-576.