Nella preparazione del nuovo Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-V), la cui pubblicazione è prevista per il prossimo anno, si sta discutendo sulle modifiche da apportare all’inquadramento di quello che attualmente viene denominato Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) e che forse diventerà Incongruenza di Genere (IG). Ovviamente il cambiamento non riguarderà formalmente solo la terminologia, ma la sostanza della classificazione (http://www.pangender.it/editoriale01_DSMV_mi.html).

Il tutto sta procedendo non senza difficoltà e vivaci scambi di vedute, data la delicatezza del tema, ma la direzione è quella di una “de-patologizzazione” (da disturbo a disforia ed ora incongruenza).

Parallelamente, senza suscitare adeguato clamore e senza considerare le discussioni che animano la comunità scientifica, in una regione dell’India Centrale, il Madhya Pradesh, sta prendendo piede una pratica che va ben oltre l’aborto selettivo e l’infanticidio.

Dal momento che gli Indiani “preferiscono” i figli maschi, se nasce loro (nonostante tutto) una figlia femmina, perché arrendersi? Basta trasformarla in maschio per mezzo di un intervento di genitoplastica e l’eventuale somministrazione di ormoni... Certo, prima lo si fa meglio è: così non avrà memoria della sua “vita precedente”! ( http://www.avvenire.it/Mondo/Bambine+interrotte_201107160642362830000.htm )

Si tratta a mio avviso di una violenza inaudita, i cui risvolti sulla psiche (e altrettanto sul corpo) di quelle povere bambine, colpevoli di non essere nate maschi, non vengono affatto presi in considerazione.