Laura, madre del piccolo Federico, annegato lo scorso agosto nel mare dell’Argentario, è stata arrestata e accusata di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione e della parentela, mentre in un primo momento l’accusa era di omicidio colposo ed era stata formulata come atto dovuto necessario all’esecuzione dell’autopsia. Da incidente il fatto è stato classificato come possibile omicidio perché le indagini degli inquirenti hanno portato alla scoperta di sconcertanti antecedenti che hanno gettato una luce sinistra sulla tragedia e portato all’aggravamento della posizione della signora.

E’ emerso infatti che Laura avrebbe già tentato di affogare il bambino nella vasca da bagno in marzo, quando aveva 11 mesi: in quell’occasione il piccolo sarebbe sopravvissuto solo perché la donna, credutolo morto, lo affidò ai medici che riuscirono a rianimarlo dopo 13 giorni. Per quell’episodio la signora sarebbe già indagata per tentato omicidio.

La madre di Federico era in cura presso uno psichiatra, il dr. A.K., per lo stato di malessere che aveva manifestato dopo la nascita di Federico, ma questo non è stato sufficiente a cancellare i pensieri omicidi verso un bambino che le suscitava insofferenza e che pare abbia messo a repentaglio il suo equilibrio con la propria nascita. Forse il contatto continuo con il figlio che già aveva tentato di uccidere è stato fonte di ulteriore angoscia e il consiglio che lo psichiatra aveva dato al marito della donna, Lorenzo, non è stato ascoltato: il medico aveva indicato come necessario il ricovero della signora, ma questo non è avvenuto così come pare che Laura non assumesse gli psicofarmaci prescritti dal dottore. Le intercettazioni di questi due mesi avrebbero inoltre portato alla luce una situazione familiare connotata da tensioni che non hanno risparmiato neanche gli altri due figli, di 8 e 10 anni, consapevoli e preoccupati per quanto stava accadendo.

Alla luce di tutto questo è sconcertante sapere che quel giorno di agosto Laura fosse in mare da sola con il piccolo Federico e che abbia potuto portarlo al largo con il pedalò senza alcun controllo da parte dei familiari, che erano al corrente della sua situazione psicologica e del gravissimo antecedente. Ipotizzando l’esistenza di responsabilità da parte del marito della signora gli inquirenti lo hanno indagato per concorso in omicidio e favoreggiamento (è a piede libero mentre la moglie è stata arrestata per proteggere gli altri due figli e anche lei stessa da gesti autolesionistici). E’ importante che si esamini anche il suo ruolo perché può non aver protetto adeguatamente il piccolo Federico dalla madre dopo il primo tentativo di affogarlo nella vasca da bagno, esattamente come le madri che non intervengono quando ad es. il coniuge molesta sessualmente i figli. Pur ascoltando l’indicazione dello psichiatra infatti Lorenzo non avrebbe fatto in modo che la moglie fosse ricoverata e forse non si sarebbe neanche accertato che assumesse i farmaci, sottovalutando la gravità della situazione. Sapere che l’altro genitore è un pericolo per un figlio e non intervenire (o non farlo in maniera adeguata) è un comportamento grave che lede doppiamente i diritti e l’integrità psichica dei bambini che, maltrattati da un genitore, non ricevono dall’altro genitore l’aiuto e il sostegno che meritano e che servirebbe loro per non sentirsi completamente abbandonati in balia del genitore abusante o violento.

Non è possibile commentare oltre il singolo caso perché gli elementi a disposizione provengono solo dalle cronache e la Giustizia deve ancora fare il proprio corso, ma in generale è importante ricordare che queste tragedie sono frutto del malessere che accompagna la maggior parte delle madri dopo il parto, e che può manifestarsi in diversi modi:

- il "baby blues" colpisce il 50-80% delle primipare e il 40-50% delle puerpere che hanno già altri figli: si tratta di una reazione emotiva transitoria che insorge a pochi giorni dal parto, spesso al momento di portare a casa il neonato dall’ospedale, e può includere stanchezza, tristezza, crisi di pianto, ansia, agitazione e irritabilità che durano solo qualche giorno;

- il 10-15% delle madri si ammala di depressione post partum, che presenta tutti i caratteristici sintomi della depressione e la perdita di interesse per il bambino o l’eccessiva preoccupazione che possa capitargli qualcosa di male: spesso la depressione non è riconosciuta né dalla madre né dai familiari e si stima che solo il 20-25% dei casi riceva un trattamento adeguato;

- la psicosi puerperale colpisce lo 0,1% delle madri nelle prime 2-3 settimane dopo il parto e rappresenta la reazione più grave perché di natura psicotica (include allucinazioni, deliri, stato confusionale, insonnia quasi totale, sviluppo di idee omicide e suicide): richiede intervento tempestivo e ricovero immediato.

In tutti questi casi le persone vicine alla madre devono darle sostegno e prestare attenzione ai suoi stati d’animo, allarmandosi se la situazione precipita e la donna inizia a dare segno di un disagio che non si limita al baby blues. E’ importante ascoltare la neo-mamma e non giudicarla se dice qualcosa di negativo su di sé, sul bambino e sull’esperienza della maternità: è necessario darle modo di essere sincera e di aprirsi raccontando tutto quello che sente permettendole di sfogarsi senza zittirla o rimproverarla perché “dovrebbe” essere solo felice. In questo modo è possibile sia trasmetterle affetto e comprensione sia rendersi conto di quali pensieri la possono turbare: il sostegno della famiglia è fondamentale e serve a proteggere mamma e bambino e a garantire un intervento tempestivo nei casi in cui il disagio esplodesse e non fosse gestibile semplicemente con l’ascolto e la vicinanza. Un aiuto psicologico può essere importante soprattutto nei casi di baby blues e di depressione post partum, ma nei casi più gravi è obbligatorio rivolgersi ad uno psichiatra e considerare la possibilità di un ricovero.

E’ meglio separare madre e bambino per il tempo necessario ad istituire un’idonea terapia psichiatrica per la donna che lasciare che accada una tragedia come purtroppo accade nei casi in cui un grave malessere è imperdonabilmente sottovalutato.

Fonti: Adnkronos e LaStampa.it