Uno degli aspetti che in qualità di psicologi psicoterapeuti che trattano i disturbi della sfera sessuale ci troviamo ad affrontare è quello dell’eiaculazione precoce.

In particolare, in un periodo storico in cui si verificano cambiamenti notevoli, quali lo spostamento di flussi di persone da aree geografiche anche lontanissime e da contesti culturali  profondamente diversi dal nostro, diventa prioritario per lo psicoterapeuta che cura i disturbi sessuali prendere atto di alcune diversità culturali e relazionali per il loro trattamento ed eventualmente, laddove necessario, rinunciare al trattamento(*).

Bisogna precisare che nelle coppie, per un trattamento psicoterapico ad hoc di un disturbo sessuale, si deve sempre tener conto delle credenze, convinzioni, ideali, progetti, valori di entrambi i partners, anche quando la coppia è italiana.

Cosa accade quando la coppia è straniera?

Nella mia esperienza, vivendo e lavorando in una città in cui il tasso di persone straniere è altissimo, capita con frequenza a dire il vero piuttosto bassa (**), di vedere in ambulatorio coppie straniere con difficoltà relazionali, sessuali e di integrazione in un tessuto sociale e culturale per loro molto diverso e che genera forte stress.

Ma, al di là dello stress legato ai cambiamenti e all’integrazione, queste coppie riferiscono difficoltà relazionali, di comunicazione e sessuali che in prima battuta appaiono più radicate e ben diverse da quelle portate dalle coppie italiane. O almeno così sembrano ad una prima “occhiata clinica”.

C’è da domandarsi che cosa succede in queste coppie: è la loro cultura che sbilancia così tanto la relazione oppure è lo stress generato dal cambiamento che mette alla prova il legame?

In realtà potremmo dire che entrambe le ipotesi potrebbero essere sensate. Tuttavia, uno studio accurato sulle differenze culturali e sulla educazione sessuale di queste persone (Veglia, 2005) ci fa comprendere pienamente che affrontare il problema per uno psicologo psicoterapeuta italiano che non conosce bene la loro cultura sia un’impresa difficile, talvolta impossibile.

Inutile precisare che alcune culture, ad esempio i musulmani, considerano diversamente la donna e la relazione asimmetrica e che si debba conoscere bene quella cultura per potersi affiancare con la pretesa di curarne una psicopatologia. Non ho utilizzato a caso il termine “pretesa” in modo insensato: talvolta è il nostro vissuto e la nostra cultura che ci impedisce di cogliere aspetti che in quella cultura sono fondamentali. Soprattutto è la conoscenza di quella cultura che ci permette di inquadrare un disturbo o meno.

Ad esempio l’eiaculazione precoce. Per noi si tratta di una disfunzione che crea disagio nella coppia.

Se proviamo ad utilizzare l’evoluzionismo per spiegare il senso dell’eiaculazione precoce, ci rendiamo presto conto che la natura richiede tempi strettissimi per l’accoppiamento e la fecondazione, ed è giusto che sia così: il mandato biologico (la trasmissione dei propri geni) infatti tiene conto degli eventuali predatori che potrebbero aggirarsi e impedire il concepimento. Consideriamo anche il fatto che l’orgasmo determina un leggero ottundimento della coscienza, momento che non permetterebbe di essere vigili da eventuali pericoli se non fosse, soprattutto nel maschio, così breve. Il maschio sarebbe, in quest’ottica, più veloce perché deve essere più vigile e lucido per proteggere la femmina.

Per noi esseri umani il discorso cambia, soprattutto per le emozioni provate e per i significati che possiamo attribuire alla sessualità, ma il mandato biologico rimane intatto: la trasmissione dei geni, con conseguente restringimento della coscienza durante l’orgasmo. Questo spiega scientificamente  perché siamo guidati anche dal pudore, emozione indispensabile e congrua quando parliamo di sessualità, e perché ci si apparta per l’atto sessuale.

In quest’ottica e laddove alla genitorialità viene attribuito grande valore e un determinato significato, l’eiaculazione precoce non è una disfunzione. Potremmo al contrario dire che c’è cooperazione tra i partners finalizzata al raggiungimento di un obiettivo. Per noi questo obiettivo è il piacere condiviso. In altre culture la finalità dell’atto sessuale è la procreazione.

 

Infine segnalo il testo di F. Veglia, psicologo e psicoterapeuta, dal titolo “Manuale di educazione sessuale” vol I, interessante a tal proposito in quanto l’autore affronta, oltre ai problemi di metodologia applicata all’educazione sessuale, anche le politiche di educazione sessuale messe in atto in altri Paesi e un interessante confronto fra di esse, che mette in luce i vari atteggiamenti e i punti di vista adottati nel mondo riguardo all'educazione delle persone su questo aspetto fondamentale del loro sviluppo e della loro esistenza.

 

 

 

(*) Rinunciare al trattamento, in questi casi, non significa non promuovere la salute e il benessere nel paziente; significa rispettarne e comprenderne la diversità.

 

(**) La frequenza bassa con cui le coppie si rivolgono allo psicologo psicoterapeuta è da attribuire a: difficoltà linguistiche (il mediatore culturale è presente nel nostro ospedale solo al pronto soccorso per le prestazioni d’urgenza); differenze culturali in cui non viene attribuito disagio a quella che per noi è una disfunzione; scarsa accessibilità ai servizi territoriali; scarsa conoscenza delle strutture.