Nel famoso quadro di Salvador Dalì “Figura alla finestra” del 1925 vi è una donna che guarda da una finestra il mare che ha di fronte. Il paesaggio che ha davanti acquista per lei un significato particolare. Il mare calmo e piatto le infonde una sensazione di serenità e pace con il mondo, l’odore della brezza le richiama alla mente ricordi dell’infanzia spensierata: le giornate che passano lente ed oziose sdraiata in spiaggia a prendere il sole con gli amici, l’acqua che si asciuga sulla pelle lasciando gradevoli tracce di sale. La barca a vela che solca il mare le fa pensare alla libertà, al partire senza sapere dove arrivare, al navigare per navigare, come già di per se un viaggio importante e maturo che non necessita di una rotta, perché la meta è lo stesso muoversi con dolcezza tra le onde. Ancora la donna che contempla il cielo grigio e la luce fievole le ricordano anche che la vita ha un lato triste ed oscuro. Le vengono in mente momenti di scoramento, di difficoltà, di solitudine, di stanchezza. Eppure quella barca in mezzo al mare ha dietro di se un porto come luogo sicuro ed è per questo che la donna rievoca tutte quelle volte che ha preso delle decisioni importanti in totale autonomia e maturità, consapevole del fatto di “aver piantato radici”, di aver i suoi piedi ancorati ad un punto fermo e di riferimento.

E’ stato l’autore ha mettere questa figura alla finestra. La donna guarda con i suoi occhi attraverso gli occhi di Dalì. L’autore ha dato a questa figura un contesto ed uno sfondo da cui poter guardare il mondo e dotarlo di significato. Se come dice P. Watzalawich (La realtà inventata, 1981) la realtà è determinata dal punto di osservazione da cui il soggetto la guarda; se ristrutturando un’idea non si mette in discussione l’idea stessa ma semplicemente se ne propone una visione differente, l’aver dato una cornice (è proprio il caso di dirlo!) da cui osservare non è essa stessa una ristrutturazione? L’autore ha messo questa figura alla finestra ma è questa figura che guarda e crea significati. L’autore ha messo questa figura alla finestra: le ha dato una prospettiva da cui esaminare le cose, una angolazione da cui osservare, un contesto per valutare, ma è la donna che connota la realtà seguendo pensieri ed emozioni che il paesaggio le suscita.

Cos’è la ristrutturazione in psicoterapia?

La ristrutturazione è una delle più sottili tecniche comunicative di persuasione. Ristrutturare significa ricodificare la percezione della realtà di una persona senza cambiare il significato delle cose ma cambiando la loro struttura. In questo modo non si cambia il valore semantico di ciò che la persona esprime, ma la cornice all’interno della quale è inserito tale significato. Cambiando la cornice, si cambia indirettamente il significato stesso della realtà perché, guardandola da prospettive diverse, cambia il suo valore.

Ma da dove nasce la scelta dell’autore di proporre questo paesaggio alla finestra e non un altro? Dipingendo questo quadro e ponendo la figura davanti a questa (e non un'altra) finestra, quanto l’autore partecipa al contesto? Quanto è “dentro” il quadro? La riflessione rimanda al concetto di autoreferenzialità della ristrutturazione.

Come già affermava nel 1972 Heinz Fon Foerster, uno dei padri della seconda cibernetica, in “Notes on an epstemology for living things”, partendo dal fatto che non esiste una realtà oggettiva, cioè che non esiste un oggetto senza osservatore, occorre soprattutto ragionare su una teoria del descrittore. Una teoria che tenga conto simultaneamente dell’osservatore e dell’osservato.

Allo stesso modo il terapeuta che attraverso la ristrutturazione attua uno spostamento del punto di vista di osservazione del paziente, dalla sua rigida e disfunzionale posizione percettiva-reattiva ad una prospettiva più elastica, meno rigida e, quindi, funzionale, deve porsi la domandar sul ruolo che egli stesso riveste nel set(ting) terapeutico? Perché ha scelto di punteggiare (per dirla alla Watzalawick) la realtà in un modo piuttosto che un altro? Quanto pesano le esperienze personali, la storia familiare, il contesto in cui è nato e cresciuto il terapeuta, in questo processo ristrutturante? Quanto e come il terapeuta è parte in causa di una realtà della realtà che ristruttura in seduta terapeutica? E se l’osservatore è parte in causa di ciò che osserva, quanto la ristrutturazione che propone, non impone a sua volta una ristrutturazione della ristrutturazione che ha costruito?

Ritornando ad un livello analogico di analisi del concetto di ristrutturazione attraverso il quadro “Figura alla finestra”, potremmo immaginare dietro la donna che guarda alla finestra, lo stesso autore (un autore) che osserva e determina ciò che la donna guarda. Allo stesso tempo però la donna che osserva costruisce un significato del paesaggio al di là di ciò che l’autore “sottopone alla sua attenzione”. Spostandoci da un livello logico ad una altro, potremmo analizzare l’attribuzione di significato che la donna dà alla realtà che osserva, l’attribuzione di significato della realtà che l’autore propone, l’attribuzione di significato che un ipotetico ammiratore del genio catalano attribuisce alla tela che ha davanti gli occhi (al di là del significato che la il quadro ha per lo stesso Dalì) .