Il 1° dicembre, si è svolta la Giornata mondiale della lotta contro l’Aids,  un importantissimo incontro tra clinici e ricercatori al fine di fare il punto della situazione a livello internazionale, sia per quanto riguarda le possibili ed "obbligatorie" misure preventive da adottare, che per effettuare scambi sull'aspetto della ricerca e  su tutto ciò che la malattia può purtroppo comportare a livello non solo medico-sanitario, ma anche sociale, con le invalidanti ripercussioni sulla qualità del lavoro .
In una conferenza stampa al Ministero della Salute, il vicepresidente della Commissioni Nazionale Aids, Mauro Moroni, ha presentato gli ultimi dati, evidenziando come si tratti di un problema molte volte ancora «sommerso», spesso a causa della latitanza e del ritardo diagnostico.

La recente campagna preventiva ministeriale è basata  sullo slogan «Non abbassare la guardia, fai il test», sollevando comunque le polemiche di associazioni che invece sostengono che l’unica vera arma sia la prevenzione (Lila e Network delle Persone Sieropositive).
La maggior parte delle “nuove” infezioni è correlata a rapporti sessuali, non obbligatoriamente omosessuali, ovviamente non protetti (80,7%) mentre l’età media dei pazienti oscilla tra i 39 (uomini) e 35 (donne) anni.

Il preservativo, l’unica reale possibilità di prevenzione del contagio, viene però vissuto con grande ambivalenza, perché ritenuto “colpevole” di disguidi sessuali.
Nella realtà clinica, non vi è una relazione univoca e lineare tra utilizzo del preservativo e deficit erettivo con etiologia psicogena, ma dai colloqui clinici effettuati emerge invece la facilità da parte del paziente, a dare la “colpa” ad altro da sé, della perdita dell’erezione, investendo il preservativo di “maledizioni sessuali”.

Un programma obbligatorio di educazione emozionale e sessuale, eviterebbe inutili terrorismi psicologici, ai fini di insegnare ai ragazzi le modalità per poter amare senza preoccupazioni, nel rispetto di se stessi e della loro partner.