Questo articolo, nasce da riflessioni, scontri,scambi e confronti interdisciplinari , in merito a consulti ricevuti sulle perversioni sessuali, oggi dette parafilie .
Il tema della sessualità accende gli animi ed è profondamente calamitante, anche quando si parla di sessualità sofferente e mal vissuta, in quanto la sessualità interessa tutti noi, sia clinici, che pazienti.
Quando si parla di sessualità infatti , gli argomenti risuonano con modalità amplificate in ognuno di noi e, se non si è fatto un lungo ed elaborato lavoro su se stessi, si corre il rischio, parlando della sessualità altrui, di confonderla con la propria.
Gli utenti, che si rivolgono sia a Medicitalia, che a noi clinici privatamente, sono tutelati dal massimo della riservatezza e da un clima di assoluta segretezza e omertà professionale.
Lo psicologo è quella figura professionale, che opera in campo clinico, è colui che aiuta le persone a dar voce ed interpretare la sofferenza e l’angoscia, che spesso abitano l’animo umano, anche e soprattutto quando si trattano tematiche inerenti la sessualità e, quando quest’ultima è malata e sofferente.
Il clinico, accoglie il paziente, si fa carico della sua sofferenza, la decodifica e cerca di dar voce al dolore ed alla confusività che abita il suo mondo interiore , restituendola con modalità e connotazioni più chiare e meno ingombranti per la psiche.
Il clima emotivo che si viene a creare è un clima non-giudicante, non-punitivo, accogliente, consono all’elaborazione dei disagi.
Lo psicologo-psicoterapeuta, non fornisce consigli, istruzioni per l’uso, non plagia il paziente, non si comporta da amico, né si fa manipolare da dinamiche affettive, fornisce al paziente le proprie “competenze” e strumenti terapeutici, al fine di “promuovere benessere
Molto spesso mi vengono poste domande circa la “normalità o anormalità” di svariati comportamenti sessuali.
Il primo distinguo diagnostico da fare è quello tra perversioni, dette oggi parafilie e giochi erotici, i quali anche se audaci, appartengono invece alle perversioni soft e, sono caratterizzati dal consenso reciproco e dall’interazione tra adulti consenzienti e desiderosi di spingersi oltre il limite di una sessualità canonica.
I giochi erotici, infatti si consumano spesso sia tra le lenzuola domestiche, che in luoghi deputati alla sperimentazione sessuale, come i luoghi per scambisti o i locali per le vivere ed agire le più svariate fantasie erotiche.
Le parafilie o perversioni sessuali, sono invece impulsi sessuali, seguiti da comportamenti e nutriti da fantasie, indispensabili per raggiungere l’eccitazione,che coinvolgono bambini, oggetti inanimati o persone comunque non consenzienti e, sfociano sempre e comunque nell’autoerotismo.
Questi comportamenti hanno un carattere di “rituale”, spesso coatto e compulsivo, indispensabile per il raggiungimento dell’eccitazione e della risposta orgasmica.
Tra le più frequenti abbiamo:
Esibizionismo, pedofilia, froutterismo, voyeurismo, sadismo e masochismo sessuale, feticismo e travestitismo.
Alcune situazioni cliniche, paralizzano il paziente, bloccando il normale fluire della crescita sessuale e dell’eccitazione, facendoli spesso sostare in una condizione di “verginità ad oltranza”, spesso subita e non scelta.
L’unica forma di appagamento, diventa infatti l’autoerotismo, nutrito e dolorosamente bloccato in un circolo vizioso che tenderà ad autoalimentarsi, con l’ausilio della pornografia e con l’assenza del corpo e della psiche dell’altro.
Quando è deontologicamente corretto intervenire?
In prima battuta quando è il pazienteutente a chiedere un consulenza eo una terapia.
Non esiste un distinguo tra giusto e sbagliato , tra lecito ed illecito nella sessualità, ma esiste un distinguo, in questo caso specifico, tra parafilie e giochi erotici.
Nei casi delle parafilie, sempre che il paziente chieda aiuto, il percorso terapeutico è estremamente complesso e difficoltoso, soprattutto perché il parafifico non ravvisa la necessità di essere curato o guarito, in quanto i suoi disturbi sono “ego-sintonici”,cioè in sintonia con il suo io e, per tal motivo non si percepisce come malato.
Le uniche “speranze terapeutiche”, si possono ravvisare quando il paziente vive all’interno di una coppia, raro ma possibile , mettendo in scena infatti, il comportamento disfunzionale all’interno della coppia, crea disagio e sofferenza alla partner .
Nella mia pratica clinica, mi capita frequentemente di offrire momenti di ascolto a confusione e dolore di chi vive con un parafilico.
Il partner, non sapendosi orientare su ciò che vive e su ciò che prova, chiede una consulenza per capire un po’ di più.

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/1486/Sessualita-malata-le-parafilie-o-perversioni-sessuali

http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/743/Boutique-dell-eros-coppia-e-trasgressione