Moltissime email, giungono quì a Medicitalia e  nella mia posta privata, contenenti  dolore , sconforto , incomprensione  e disorientamento, da parte di  donne, che dopo avere tanto atteso per avere un primo rapporto sessuale, non riescono a viverlo.
La donna che ne soffre, brancola a lungo nel buio, non sa a chi rivolgersi e spesso non viene compresa, proprio in un momento storico, in cui l’accesso alla sessualità avviene con modalità liquidatorie e semplicistiche.
Il vaginismo è caratterizzato da uno spasmo involontario dei muscoli che stanno all’ingresso della vagina, spesso amplificate da un ipertono dell’evelatore dell’ano, che impediscono gni forma di penetrazione, dal dito, allo speculum, al pene del fidanzato o marito.
Il sottofondo emozionale, è la paura, paura della paura, paura del dolore e paura della penetrazione. In realtà il dolore, non viene quasi mai sperimentato, altrimenti si parlerebbe di “dispareunia”( dolore che la donna avverte nell'area della vagina o della pelvi durante un rapporto sessuale) , in realtà  la donna si ferma molto prima del coito, impedendolo con tutte le sue forze fisiche e psichiche.
Il dolore, viene immaginato ed anticipato nel sentire, sviluppando un atteggiamento fobico, nei confronti della sessualità e del possibile rapporto penetrativo.
La paura anticipatoria ed a volte la memoria corporea di pregressi fallimentari tentativi, attivano nella donna una risposta traumatica , che sfocia nell’evitamento dell’intimità, a volte anche extra-coito, paralizzando la sfera emozionale, affettiva e relazionale.
Sono donne che lamentano di sentire “come un muro” di cemento, che dall’ambiente vaginale, si estende a tutta la persona ed ovviamente la relazione.
Le donne vaginismiche approdano alla terapia, spaurite, molto depresse e scoraggiate dall’impossibilità di diventare madri e di poter perdere il loro partner.
Oggi, fortunatamente una “diagnosi precoce del vaginismo”, ha fatto si che ci sia stato un crescente aumento di richieste di consulenza.
Sembra che ci sia stata una pandemia di donne obbligatoriamente vergini, in realtà la massiccia sensibilizzazione dei media e dei clinici, sta portando ad una diagnosi precoce ed a terapie mirate e spesso di tipo combinato.

Quali fattori contribuiscono all’insorgenza ed al mantenimento della disfunzione?
 1- Rapporto conflittuale con l’immagine corporea
2- Rapporto conflittuale ed ambivalente nei confronti della sessualità.
3- Regole ereditate ed introiettate , spesso correlate ai divieti di tipo religioso
4  Figure materne ingombranti e sostitutive dei bisogni delle figlie
5- Ipertono dell’elevatore dell’ano
6- Ambivalenza nel rapporto di coppia, in cui si manifesta il vaginismo
7-  Aspetto fobico correlato all’intimità ed alla sessualità.
8- Educazione troppo rigida,  che non permette di accedere alla sfera del  piacere
9- Un quadro d’ansia generalizzata, che spesso va oltre il sintomo offerto.
10- Assenza di conoscenza della corporeità ed assenza dell’autoerotismo.
11- Immaturità psicosessuale
12- Talvolta al vaginismo, correla la presenza di  disturbi del comportamento oro-alimentare( anoressia e bulimia nervosa). In questi casi, il bisogno ossessivo di controllo sul cibo si estende anche al controllo della  sessualità
13- Paura di un concepimento indesiderato e prematuro

Dal punto di vista sensoriale ed erotico,  si tratta spesso di coppie arrivate al matrimonio  “del tutto vergini ed inesperte”, inesperienza estendibile anche ai  preliminari ed all’ “alfabeto emozionale e sessuale”.
L’ inesperienza di entrambi può causare  “approcci maldestri” e non consoni al mantenimento di un elevato grado di desiderio ed eccitazione, che possono non solo  far male , ma predispongono all’evitamento ed alla paura , a scapito di un clima di  gioco, di tenerezza  e di consapevolezza corporea,  caratteristiche indispensabili ad un quadro  di intimità amorosa .