I figli crescono e molto rapidamente alcuni problemi si presentano ai genitori, spesso disorientati, che si trovano dei figli diversi, diversi dal bambino vivace sì, ma affettuoso, obbediente, diversi dalla bambina dolce, studiosa,gentile, che erano la loro gioia e il loro orgoglio.

E’ bene sapere che ogni tappa evolutiva presenta un “compito di sviluppo” come lo definisce Erikson. Cioè un cambiamento ed una tensione per raggiungere traguardi indispensabili per diventare membri adulti della società. Compito di sviluppo dell’adolescenza, sospinta com’è dai grandi, coinvolgenti cambiamenti che lo sviluppo fisico, ormonale anche intellettivo che la caratterizzano,è la conquista dell’identità.

E’ questo un periodo confuso, spesso contraddittorio per i ragazzi (12- 16 anni) che oscillano tra un ostentato distacco nei confronti della famiglia, dei valori prima condivisi, trasmessi dai genitori, quei genitori che pur erano, gli “ oggetti d’amore” di ieri, e il bisogno, negato a livello conscio, ma sempre in fondo presente, di sentire che i genitori ci sono sempre, ci sono per loro, in un rapporto dinamico fatto di discussioni, divieti, ribellioni, ma anche di mediazioni, fermezza, affetto, da parte dei genitori.

La spinta verso l’autonomia, l’indipendenza è forte certo, ma niente è facile, semplice, l’adolescente a tratti si scoraggia, regredisce alla dipendenza ed insieme la detesta, come nota Trentini, perde la fiducia in sé stesso, “rifiutando la propria debolezza e rigettando l’aggressività sugli altri”.

L’allontanamento è spesso fatto in modo simbolico, come sottolinea Canestrari, l’adolescente ostenta un certo critico disprezzo nei confronti degli ideali e del mondo dei genitori, assume atteggiamenti che sa disapprovati, arriva ad applicarsi per farsi bocciare. Centrato sul corpo e sulle sue vistose allarmanti trasformazioni, si osserva , si preoccupa, si confronta coi compagni, spesso con troppa dura,autocritica. Disordinato e ribelle è anche, spesso alla ricerca di ottenere cose (giochi elettronici, telefonini ultimo grido, abbigliamento firmato) che gli servono per un verso per sentirsi ancora amato dai genitori, e per l’altro per avere delle carte di credito che lo facciano sentire sicuro, che gli permettano di sentirsi accettato dal “gruppo dei pari”. Il gruppo dei pari, quasi una famiglia con cui può avere un rassicurante “rapporto a specchio”, confrontarsi e confortarsi, mentre su uno stretto ponte , dopo aver lasciato l’isola felice della fanciullezza, si avvia verso il mondo adulto.

Di fronte a tutte le difficoltà che gli si presentano, familiari,individuali, scolastiche (risultati scolastici spesso deludenti) si instaurano nell’adolescente delle difese che vanno da uno spiccato narcisismo, che esalta l’autostima ed ha perciò una funzione riparativa, alla intellettualizzazione che sposta il conflitto al piano del pensiero e perciò permette di lasciare più agilmente gli “oggetti d’amore”.

E i genitori , in mezzo a tutta questa bufera che fanno ? Ai genitori si chiede molto in questo momento, si chiede di essere forti e saggi, capaci di mettere in discussione molte cose, di contenere senza opprimere, ma senza lasciare i ragazzi e le loro sfide a sé stessi, senza farsi prendere dalla delusione.

Perché “l’intensità dello strappo , è la misura dell’intensità del rapporto”.