Abbiamo visto, nella precedente news, quanto sia problematico questo periodo di vita per i genitori certo, ma anche per il ragazzo stesso.

Ci sono gli importanti cambiamenti del suo corpo e del suo pensiero,le clamorose e, scomode, ostentazioni di emancipazione che fanno soffrire i genitori, ma che danno anche origine nel ragazzo a sensi di colpa e regressione. Però, la ricerca e l’affermazione di sé non avvengono soltanto sulla falsariga della contrapposizione all’adulto.

Avvengono anche attraverso identificazione con quegli adulti che sanno prenderlo sul serio, rassicurarlo sul suo valore, coloro che ai suoi occhi sono i rappresentanti di nuovi valori, NUOVI SGUARDI SUL MONDO, a volte più avanti, antitetici, rispetto ai valori della sua struttura familiare.

Il gruppo dei pari è altrettanto importante.

In mezzo ai suoi coetanei, che sono angustiati dalle sue stesse preoccupazioni e paure, il ragazzo trova una sicurezza e uno spirito di emulazione che tende a dargli un equilibrio, un io sostitutivo che lo rassicura.

Senza dubbio è in una prospettiva di ricerca di sicurezza che dev’esser valutato il sorprendente conformismo che caratterizza l’adolescente, conformismo in così evidente contrasto con l’ostentato tentativo di emancipazione dalla famiglia, fino a ieri molto amata.

Vediamo spesso, molto spesso, nel ragazzo l’adeguarsi a delle mode condivise dagli altri ragazzi in modo del tutto acritico, si vedano i jeans il più trasgressivi, laceri, strappati possibile.

I capelli, col gel e le creste, qualche tempo fa lunghi e arruffati, i piercing in posti scomodissimi.

Un linguaggio non verbale che diventa un messaggio di appartenenza, anche una sfida con la quale non è il caso di colludere troppo, cioè discutere e litigare (meglio per i genitori farsi una gerarchia delle cose per cui conviene), altrimenti la vita diventa un inferno. Sono però questi atteggiamenti che danno al ragazzo la rassicurante sensazione di non essere isolato e al tempo stesso gli permettono di differenziarsi come persona giovane dal gruppo degli “ anziani” che sarebbero, ahimè i genitori, spesso squalificati dal punto di vista fisico.

E’ nel “gruppo dei pari” che l’adolescente incontra il proprio simile, che diventa l’amico intimo, il migliore amico, e soddisfa quello che Sullivan chiama il “bisogno di intimità interpersonale”.

Intimità interpersonale che permette, in un rapporto a specchio, la verifica del proprio valore e una difesa dall’angoscia di sentirsi inadeguati.

Una sorta di conferma che mette rimedio alla sensazione, spesso sbagliata, ma che fa soffrire, di essere diversi dagli altri, con più difetti e più insicurezze. Il gruppo dei pari diventa perciò fondamentale e permette via via una molteplicità di identificazioni.

Ogni membro del gruppo viene vissuto come una parte di sé, nota il Canestrari, che lo descrive addirittura come “struttura omosessuale”, soli maschi o sole femmine, spesso contrapposti. Questo periodo non dura, ma, secondo Metsner, i ragazzi che si uniscono in coppia vengono vissuti quasi come i traditori.

Le coppie vanno a formare il gruppo adolescenziale vero e proprio, un gruppo “sano e sicuro”, perché ciascuno può fare l’esperienza dell’”altro da sé”.

E’ una tappa maturativa importante che avvia il ragazzo ad abbandonare gradualmente l’onnipotenza, a saper creare nuovi, condivisi valori, fonti di rassicurazione e identità, e lo portano a rileggere il legame con la famiglia in modo più equilibrato.