Sono passati circa otto anni, da quando Mark Zuckerberg ed i suoi compagni di college diedero vita a Facebook.
La nascita di questo social network era dapprima riservata ai colleghi universitari di Harvard, ma l’epidemia facebook, da li a breve, invase il mondo intero.
Oggi, questo social network viene tradotto in oltre settecento lingue ed è il più potente mezzo di comunicazione e pubblicità esistente online.
Il fenomeno facebook, dilaga a macchia d’olio creando seguaci, dipendenti, vittime e traditori seriali, fino a parlare di una forma di “autismo tecnologico” di cui soffrono molti giovani, che comunicano esclusivamente online.

Il “Sole 24 ore”, ha proposto un simpatico "libretto delle istruzioni", in allegato all’utilizzo di facebook, tra il serio ed il faceto, allerta gli assidui utilizzatori sui rischi e sulla possibile dipendenza.
Come ogni “bugiardino” che si rispetti, il foglietto illustrativo mostra la sessione posologia, avvertenze, controindicazioni ed istruzioni per l’uso, proprio come si fa per un medicinale.
Tra gli effetti collaterali, vi è senza dubbio la “dipendenza” che ,come la dipendenza da internet, appartiene alle nuove “dipendenze senza sostanza”.

La “dipendenza da connessione”, prende il nome di “social network addiction” e “friendship addiction”; queste forme di dipendenza oltre ad obbligare chi ne soffre a stare sempre connesso, gli genera una vera e propria assuefazione da web.
Questa dipendenza obbliga chi ne soffre ad aggiornare il loro profilo di continuo, quasi in tempo reale, pubblicare link e stare sempre online; questo gli procura una sensazione di grande benessere ed appagamento.

Di questo nuovo sentire, però chi ne soffre, ne ha bisogno ogni giorno sempre di più e sempre in dosi maggiori, traslando la vita dal reale al virtuale.
Tra gli effetti collaterali, abbiamo un’alterazione del ritmo sonno veglia, emicrania, irritabilità, stress e tachicardia.
Il concetto di intimità, oggi si è profondamente modificato, a seguito della comunicazione online, perdendo quell’alchimia data dall’incontro con l’altro, con la sua corporeità e dall’incontro di pelle e sensi.

Il patrimonio di caleidoscopiche sensazioni ed emozioni, non possono attraversare il monitor del computer ed anche se bene rappresentate dal verbale, non possono sostituirsi al sensoriale.
Moltissimi adolescenti, spesso timidi e spauriti dalle relazioni con i coetanei e con l’altro sesso, trovano degli ostacoli emotivi per rapportarsi agli altri, rifugiandosi spesso nel pc, e trovando nel monitor e nell’identità online, una confortevole “esistenza alternativa”.

Molti adolescenti hanno un utilizzo patologico della tecnologia, dei social network, delle chat, con connotazioni spesso “consolatorie di mascherate solitudini”.
Internet diviene l’amico del cuore, l’amante passionale, il genitore confortevole, il terapeuta consolatorio ed il medico online, rappresenta comunque un “ rifugio mentale”.
La seduzione della rete, porta ad un iperinvestimento del mentale, togliendo voce al corpo, ai suoi bisogni, desideri, necessità.

Molti adolescenti, dimenticano di avere un corpo, alterano il ciclo sonno-veglia, attutiscono il senso di fame e di sazietà( spesso mangiano davanti al pc, dormono con il pc acceso), alterano profondamente la percezione dello scorrere del tempo, il tempo diviene un tempo dell’etere, con altre connotazioni spazio-temporali rispetto al tempo reale.
Facebook si, ma a piccole dosi!