E' sempre più frequente nella mia pratica clinica ascoltare  famiglie che riportano storie di  realtà scolastiche che non si allineano con le attese che ciascun genitore ha nei confronti di una istituzione che dovrebbe invece garantire paramentri non solo di competenza didattica dei docenti ma anche professionalità intesa come capacità personale, conoscenza di sè e conoscenza delle dinamiche proprie dei ragazzi di cui si occupano.

Spesso i genitori giungono presso lo studio dello psicologo, colpevolizzati e appesantiti  da una delega scolastica (deresponsabilizzazione) su richieste che travalicano il loro ambito.

La collaborazione che la famiglia mette a disposizione della scuola rendendola  partecipe  e sensibilizzandola sul  carattere  e sulle specificità del figlio,  trova a volte un ostacolo contro    un vuoto di conoscenza rispetto all'uso di  appropriate strategie didattiche  idonee ad affrontare le problematiche dei ragazzi (es. insicurezza, disistima). I segnali più comuni del malessere infantile ed adolescenziale li abbiamo attraverso diverse sintomatologie sia relazionali che personali come ad es.  atti di bullismo, atteggiamenti di chiusura, di evitamento,  disattenzione ecc..

Accogliere l'altro e farlo crescere significa comprendere il suo mondo, individuare ed accettare la diversità individuale scegliendo  quei percorsi  e quegli  stili di approccio che meglio si allineano con l'età e la persona.

Siamo purtroppo lontani dal comprendere quanto ciascuno di noi, famiglia e scuola, sia poi responsabile dello sviluppo e della crescita sana dei ragazzi. Viene spesso denunciato nei confronti della scuola e dei docenti un atteggiamento prevenuto, di insoddisfazione, demotivazione e disinteresse  non solo verso i ragazzi  ma anche rispetto alla stessa scuola che li accoglie come insegnanti. 

Un insegnante non è solo un dipendente di una istituzione, pubblica o privata che sia, ma svolge una professione per la quale è responsabile in prima persona e non solo didatticamente, ma anche a livello relazionale e personale considerando il fatto che non si può fare docenza in assenza della relazione con l'altro e quindi evitando di prendersi carico anche dell'individuo che abbiamo di fronte.

La capacità professionale del docente si valuta sulla base di tutti questi parametri e soprattutto dei risultati non solo in termini di profitto ma anche in termini di capacità di stimolare l'attenzione dell'altro, di saperlo motivare, di farlo sentire parte della classe, di renderlo speciale all'interno di un contesto più ampio, di renderlo parte di un gruppo.

 Lo spazio di crescita deve essere assicurato facendo leva sulla differenza, insegnando ai ragazzi ad accettare se stessi e non l'immagine perfetta che ciascuno di loro pensa di dover rappresentare per essere accolti.

Per favorire nel ragazzo questo processo di crescita, la scuola  deve lavorare  non solo  in armonia con la famiglia  ma deve attivare sistemi di sensibilizzazione, di sviluppo e di formazione del corpo docente.

E' per questo che è auspicabile che vengano attivati percorsi di supporto rivolti non solamente alla famiglia ma anche  ai docenti  perchè possano lavorare sulla propria crescita personale e garantire un atteggiamento competente e professionale nei confronti dei propri studenti senza delegare le responsabilità di atteggiamenti evitanti, disillusi, distanti e aggressivi dei ragazzi sulla  sola famiglia.