IL RAPPORTO MENTE-CORPO: L'ANALISI BIOENERGETICA

 

Mente e corpo: una “Unità”

Che il corpo e la mente lavorino insieme come un’unità non ci sono dubbi. La medicina moderna ha ormai superato la visione dualistica e si avvia ad approfondire sempre più quelle che sono le interazioni complesse tra  la parte psichica e quella somatica (corporea). La ricerca nel circuito psico-neuro-biologia è solo all’inizio ed ha importanti sviluppi ancora da percorrere.

D’altra parte disponiamo di un secolo di studi e di indagini sul funzionamento psichico. Oggi siamo in grado di leggere e spiegare molte manifestazioni intrapsichiche e comportamentali; siamo in grado di cogliere la complessità dello sviluppo psichico umano; sappiamo dell’importanza che riveste ogni contesto (familiare e sociale) nel delicatissimo processo di crescita dell’essere umano.

Le ricerche sono state condotte per lo più facendo riferimento allo sviluppo di sintomatologie patologiche,  nevrotiche o psicotiche.

Poca attenzione era posta alla relazione tra Psichico e Corporeo in un processo “normale” di sviluppo, con l’intento di indagarne eventuali correlazioni,  allo scopo esclusivo  di studiare “se” e  “quali” rapporti intercorressero tra le due sfere. In realtà l’attenzione degli studiosi alle manifestazioni psicologiche insite nel corpo sono andate aumentando negli ultimi decenni.

L’opera ad oggi più strutturata e più importante in tal senso è quella di Alexander Lowen  che ha fondato l’Analisi Bioenergetica e che parte dalle osservazioni ed intuizioni geniali di W. Reich.

L’Analisi Bioenergetica è

1. uno strumento di indagine psicologica. E’ una griglia importante che permette di analizzare e ricostruire la storia psicologica della persona attraverso le tensioni muscolari croniche in esso contenute. E’ uno strumento di conoscenza molto utile alla comprensione di ciò che è accaduto nello strutturarsi della personalità e del carattere;

2. una Psicoterapia; è un modello psicoterapeutico  che inserisce ed aggiunge l’aspetto corporeo nella cura della persona. L’Analisi Bioenergetica è infatti una Psicoterapia  che lavora su due  livelli: su quello “verbale” e  su quello "corporeo". Il lavoro sul corpo utilizza specifici esercizi,  respirazione e tecniche volte a sciogliere le tensioni e i blocchi profondi.

L’argomento è molto vasto e richiede molto spazio. Vorrei qui soltanto accennare all’importanza di questa correlazione Mente-Corpo e dare al lettore alcuni semplici concetti per avvicinarlo alla comprensione del processo. Alla Psicoterapia Bioenergetica vorrei dedicare uno spazio specifico e separato.

Anche se viviamo il nostro corpo dando spesso per scontato e automatico il suo funzionamento, in realtà esso esprime noi stessi più di quanto ognuno di noi possa immaginare. Senza rendercene conto il nostro corpo esprime la realtà personale così com'è al presente ed esprime anche un prezioso archivio del passato, di tutta la nostra storia. Guardiamo separatamente e brevemente questi due aspetti.

• Il corpo  esprime la persona nella sua totalità.

Il livello energetico, la profondità o la superficialità del movimento respiratorio, la postura, sono tutte da ricondursi ad aspetti psicologici di cui la persona stessa ha scarsa o nessuna coscienza.

Iniziamo con una semplice constatazione di come l’espressione della persona sia “il corpo” e “nel corpo”. Sappiamo tutti, interagendo con gli altri, che un sorriso, un saluto o un’espressione possono essere percepiti come autentici o forzati se non addirittura “falsi”. Quindi tutti noi in qualche modo sappiamo che il corpo esprime di più e meglio di quanto facciano le parole.

Sappiamo tutti che se osserviamo lo sguardo o gli atteggiamenti di una persona possiamo intuire il suo stato d’animo.

Il corpo è la memoria della vita psicologica.

Il corpo  non è solo la nostra espressione  del presente bensì di tutta la nostra storia.

In esso è contenuta tutta la nostra storia psicologica più significativa. E questo è più difficile da cogliere perché appartiene, in gran parte alla dimensione inconscia di ciascuno di noi. Vediamo di che cosa si tratta.

Sappiamo che il periodo più importante della nostra crescita è nei primi anni di vita. Sappiamo che in questi anni si strutturano i meccanismi base della nostra personalità; questo avviene in funzione di ciò che è nel nostro potenziale biologico e in funzione dell’ambiente di appartenenza. La funzione dell’ambiente, di un buon ambiente, è quella di permettere che la persona si sviluppi con il proprio potenziale;  un ambiente è favorevole se è “facilitante”.

Nella realtà incorriamo in adattamenti e frustrazioni più o meno importanti e strutturiamo i nostri meccanismi di base, più o meno importanti, per eliminare ogni sofferenza e per metterci al sicuro dalle sensazioni dolorose.

Tutto ciò è straordinariamente e puntualmente registrato nel corpo. In che modo?

Quando noi ci difendiamo da un sentire e/o da un’espressione avviene anche qualcosa di molto preciso ed invisibile a livello corporeo. Avviene un controllo sulla muscolatura volontaria per interrompere un processo interno. Per es. l’inibizione dell’impulso di piangere avviene: irrigidendo la mandibola, restringendo la gola, trattenendo il fiato e contraendo l’addome. Se l’inibizione non è occasionale ma risponde a un “non posso” o “non devo” più costante e di base, la contrazione muscolare si cronicizzerà. L’individuo  svilupperà contemporaneamente dei tratti di personalità utili a mantenere e rinforzare l’inibizione: nella repressione  del pianto, ad es. potrà godere di una sensazione di forza e di resistenza che ne conseguono, potrà essere orgoglioso del suo “non bisogno” di piangere o di lasciarsi andare al dolore. Trasformerà inconsciamente la sua impossibilità in una “qualità” personale. L’impulso risulterà in tal modo efficacemente soppresso e la persona non sentirà più l’emozione inibita.

Questo esempio ha utilità descrittiva e di comprensione di un processo Mente-Corpo più ampio e complesso, che riguarda l'espressione di tutti i sentimenti e degli impulsi nel periodo dello sviluppo.

In realtà questo processo riguarda tutti i meccanismi di difesa messi in atto in modo prolungato. Ogni inibizione, ogni chiusura operata stabilmente nei primi anni di vita, la ritroviamo nel corpo dell’adulto sotto forma di tensioni muscolari croniche. Nel corpo sono contenute tutte le tensioni cronicizzate.

Alle tensioni muscolari cronicizzate  corrispondono  tratti psicologici precisi che mantengono e rinforzano il blocco stesso: l’inibizione della muscolatura del pianto produce, come dicevo sopra, una persona che non si lascia andare al dolore e che si sente forte di questo; una persona che ha represso la rabbia (attraverso la contrazione cronica della muscolatura atta ad inibirla) potrà sentirsi "disponibile",  “buona” o “al di sopra”.

Infine due ultime ma importanti considerazioni :

1. ogni espressione personale bloccata produce limitazioni e danni al funzionamento globale, di cui l'individuo difficilmente ha coscienza. Alle tensioni muscolari profonde si accompagna inevitabilmente una alterazione del funzionamento energetico e una riduzione del "livello" energetico, una depressione in termini di vitalità. Le tensioni muscolari croniche impediscono, infatti, di respirare a fondo in modo naturale, abbassando così il livello energetico.

2.Ogni impulso soppresso rimane latente sotto la superficie del corpo e al di sotto della coscienza. In seguito a forti stress o in seguito a particolari circostanze , l'equilibrio instaurato può vacillare e produrre sintomi o situazioni di crisi.