Arteterapia e Gruppoanalisi

Questo elaborato nasce da una mia esperienza fatta durante lo stage di specializzazione in psicoterapia gruppoanalitica, in una struttura residenziale riabilitativa per pazienti psichiatrici. Per me è stata la prima esperienza nel campo dell’arteterapia, disciplina di cui avevo sentivo parlare ma della quale non conoscevo nulla confondendola, spesso erroneamente, con le attività artistiche.

Due cose completamente diverse!!!!

Ho avuto la fortuna di collaborare con un arteterapeuta, anche lei in formazione, della scuola di Arti Terapia dell’ università di Tor Vergata a Roma con la quale non solo ho conosciuto questo nuovo campo riabilitativo ma ho potuto fare delle osservazioni interessanti che mi hanno offerto la possibilità di studiare l’arteterapia e metterla in collegamento con la gruppoanalisi.

Il gruppo era formato da 7 pazienti, di cui 4 (l ragazzo e 3 donne) residenti nella struttura e 3 (2 ragazze e I ragazzo) che frequentavano la struttura con un progetto diurno. Il range di età era compreso tra i 33 e i 50 anni. Gli incontri erano a cadenza settimanale e la durata era di un’ora e mezza circa. Il gruppo, come ricordato precedentemente, era co-condotto dall’arteterapeuta e da me.

Partendo dal presupposto che le Artiterapie, in genere, sono terapie del fare, dell'agire; terapie che aiutano a riequilibrare l'unita corpo-mente-emozione e sono procedimenti che smobilitano le potenzialità celate, le risorse inesplorate e le parti sane, i pazienti prescelti, quasi tutti psicotici, presentavano un’adeguata capacità percettiva, problematiche fobico-ossessive, tratti ipocondriaci e alexitimici, difficoltà a stabilire e mantenere relazioni stabili, bassa autostima e tratti depressivi. Nello specifico le diagnosi erano: i ragazzi presentavano psicosi paranoide e psicosi dissociativa, due ragazze con disturbo borderline di personalità di cui una bidipendente, una paziente con psicosi paranoide, un’altra con disturbo di personalità con aspetti narcisistici e componenti isteriche ed infine una paziente con disturbo di personalità depressivo e del comportamento alimentare. Il mio ruolo all' interno de1l' attività di arteterapia era di facilitatrice della comunicazione e di analisi delle dinamiche individuali e relazionali.

Di seguito ho cercato di esplicitare le fasi che prevede l’attività di arteterapia calandole nei nostri laboratori.

Come si svolgeva l’attività di Arteterapia

Ci incontravamo ogni giovedì in un locale esterno alla struttura verso le 10.00 e restavamo insieme fino alle 11.30 circa.

L'attività di Arteterapia prevede alcune fasi.

Fase di preparazione: al centro della stanza predisponevamo un grande telone di plastica sopra al quale adagiavamo un foglio di cartoncino della misura di 1,5 mt per 3 mt. Questo era il momento in cui partecipavamo tutti, poi l’arteterapeuta preparava i flaconi di colore a tempera e li disponeva da un lato del foglio. La scelta dei colori non segue un criterio particolare ma si cerca di dare la possibilità ai partecipanti di usare qualsiasi colore desiderino. Allestito il campo, ci sedavamo in cerchio e iniziavamo il laboratorio; la disposizione circolare favorisce la partecipazione e la vicinanza del pubblico a ciò che viene rappresentato. Soprattutto nel primo incontro, l’ateterapeuta, ribadiva che lo spazio che occupavamo era uno spazio democratico in cui ciascuno era libero di esprimersi in quanto era garantita l’astensione di giudizio.

Agli incontri successivi, per rimarcare l‘ importanza della continuità dell'esperienza, ai pazienti veniva chiesto cosa ricordavano del laboratorio precedente; se, durante la settimana, avevano ripensato all'attività svolta e se qualcosa della procedura proposta era rimasta loro impressa.

Fase di presentazione. Questa era la seconda parte del laboratorio in cui ogni membro del gruppo diceva ad alta voce il suo nome, aggiungendo un gesto e tutto il gruppo ripeteva il nome e il gesto di chi si era presentato. Tale esperienza era molto importante per questi pazienti perché permetteva loro di sperimentane una nuova modalità relazionale e di contatto fisico- emotivo con gli altri. Questo è uno spazio in cui ugni membro si sente una persona unica e particolare in un mondo di persone uniche e particolari; si sviluppa un vissuto positivo in quanto ognuno si sente riconosciuto dal gruppo come individuo con pari opportunità e capacità.

La fase successiva è quella fusionale, da questo momento in poi i membri operano come gruppo, escono dalla “serialità" e stabiliscono rapporti di reciprocità. Venivano usate le tempere e il grande foglio bianco fino a questo momento rimasto al centro della stanza quasi a voler mantenere, in modo silente, l‘attenzione rivolta allo spazio bianco motivazionale, percettivo, emotivo di ciascuna persona. Spazio nel quale proiettare i propri contenuti e le proprie esperienze attraverso il gioco ossia la libera espressione dei corpi che coincide con la libera espressione di quello che ciascuno di noi realmente è. In questa fase si chiedeva ai ragazzi di scegliere un flacone di colone che doveva poi essere usato per colorare il grande foglio attraverso un segno al quale veniva unito un gesto e un suono. Ciò da la possibilità di sfogare quello che ognuno ha dentro nel modo più naturale possibile: con il corpo. Il risultato è la trasformazione del grande foglio: da bianco e apparentemente privo di stimoli a una sorta di tavolozza piena di colori e di parti del singolo individuo.

In questo momento avviene il riconoscimento del gruppo, palesato in qualcosa di concreto sotto gli occhi di tutti; è una produzione collettiva all'interno della quale ognuno è consapevole di trovare una parte di Sè e una parte del gruppo.

E' uno spazio protomentale nel quale circolano elementi molto personali di ciascuna delle persone che ha intorno.

Nella fase identificativa si richiedeva di osservare il grande foglio e di trovare un animale. In questo momento l’esperienza si fa concreta tramite il lavoro del singolo che é parte del gruppo; ciò sottolinea il sentimento di individuazione. Dopo l’individuazione dell'animale, veniva distribuito ad ognuno un foglio sul quale dovevano riprodurre il loro animale, attingendo il colore dal grande foglio o usando altri colori messi a disposizione. Successivamente veniva chiesto ad ognuno di descrivere il suo animale mostrandolo ai compagni. Finito il giro di focalizzazione su alcuni aspetti della proiezione, nel primo incontro era stato chiesto ad ogni membro di drammatizzare il proprio animale, riprodotto graficamente, facendosi aiutare da un compagno.

In un incontro successivo si è chiesto di dare un’ambientazione a1l‘oggetto che era stato individuato dal grande foglio e poi riprodotto da ognuno di loro.

Un’altra volta la consegna era di drammatizzare un colloquio tra i due animali individuati, separati da un telo.

In un altro laboratorio, nel rappresentare la durezza e la fragilità, il foglio di ogni partecipante è stato dato al compagno di sinistra, che doveva sottolineare con materiali e colori il senso di fragilità e di durezza espresso dal compagno.

La fase conclusiva è caratterizzata dalla ricomposizione verbale, in cui si ristabilisce 1'iniziale posizione del gruppo nella forma circolare. In questa fase, l’arteterapeuta; chiedeva ai ragazzi quali erano i loro stati d'animo, per dare la possibilità di esprimere verbalmente le emozioni e i sentimenti. Alla fine del laboratorio davo una restituzione sulla base delle mie osservazioni ma, soprattutto delle mie sensazioni provate durante le varie fasi del laboratorio.

L'Arteterapia da una prospettiva gruppoanalitica

Uno degli aspetti importanti di questa mia esperienza è stato studiare come l’attività di arte terapia potesse inserirsi in un quadro gruppo analitico.

Per comprendere come l’arteterapia possa essere letta dal punto di vista gruppoanalitico, credo sia necessario spendere due parole su alcuni costrutti fondamentali della teoria di Foulkes: la rete e la matrice. Questo autore riteneva che la nozione di rete e di matrice siano sinonimi della mente umana, trascendono l'intrapsichico, l'interpersonale per poi raggiungere il transpersonale.

La rete e il sistema totale di persone che si mantengono unite e si appartengono in una comune e reciproca interazione; gli individui che la compongono sono in punti nodali della rete. Biograficamente, la rete comincia con la famiglia primaria, successivamente si estende in sistemi più ampi, fino alla famiglia attuale, al gruppo naturale o di lavoro; a tutto ciò che costituisce il "locus" della vita personale di un individuo per giungere alla struttura sociale di un dato momento. In contrasto col vedere la malattia in funzione dell‘individuo, bisogna considerare che qualsiasi disturbo coinvolge l'interazione sociale.

Foulkes affermava: "Il paziente stesso rappresenta un mero sintomo di un problema multipersonale; la rete di circostanze e persone costituisce il vivo campo operativo per una terapia effettiva e radicale".

Nel gruppo convergono l'intrapsichico, l’interpersonale e il transpersonale: "La società è dentro all'individuo, così come è fuori di lui. La linea divisoria tra ciò che è dentro o fuori è costantemente in movimento e l'esperienza di questi mutamenti è di particolare significato" (Foulkes, 1975).

Foulkes definisce la matrice come: "Lo sfondo comune condiviso che determina, in ultima analisi, il significato e l'importanza di tutti gli eventi". L'autore evidenzia la bipolarità della matrice in termini di comunicazione e di appartenenza: la matrice fondamentale, primordiale e la matrice dinamica creativa che non caratterizzano due tipi diversi della stessa. Partendo dalla considerazione che la relazione è un bisogno primario, intimamente collegato con i processi di identità e identificazione che si evolvono tra individuo e gruppo, la matrice è intimamente collegata con essi: tra essi nasce e in essi si manifesta ed evolve. La relazione, nella sua fondamentale conflittualità, tende a polarizzarsi su due opposti: da un lato un'appartenenza, una fusionalità sincretica ovvero la tendenza al ritorno dell' indifferenziazione; dall’altro la relazione proiettata verso l'Atro in un polo "sociale", creativo, di nuova comunicazione. La matrice contiene e genera una costante e circolare dinamica trasformativa, regolata e autoregolata, nata dalle vicissitudini conflittuali tra individuo e gruppalità. La matrice rappresenta il reticolato attraverso il quale i processi di comunicazione hanno luogo, dove possono essere definiti rispetto alla loro intensità, alla loro estensione nello spazio e nel tempo e a loro significato. Nel campo gruppoanalitico, in cui qualsiasi evento ha il potenziale valore di comunicazione, interagiscono pulsioni, bisogni, richieste espresse verbalmente ma anche con la mimica o con manifestazioni somatiche. Queste manifestazioni si esprimono “hic et nunc" nelle "zone di incontro o limite" ove si rinnova il dialettico confronto tra individuo e gruppo.

Considerare la rete del paziente, le possibilità di promozione di una più adeguata matrice di appartenenza, comunicazione e significato, può dare maggiore efficacia anche ad un gruppo terapeutico di attività. Il gruppo, grazie ai suoi fattori terapeutici, é il “laboratorio” del processo della relazione e come tale è indicato come strumento terapeutico in quei pazienti in cui il disturbo della relazione e il sintomo nucleare.

In ogni caso in cui la malattia condiziona o rinforza nei pazienti una situazione di isolamento e non comunicazione, insorge l’indicazione di una forma di terapia gruppale. Il circolo gruppale si presenta come una struttura omogenea, sintonica, che contiene e sostiene i membri malati proprio in funzione della malattia che fuori dal gruppo li segrega ma, al tempo stesso, il gruppo è una struttura potenzialmente asimmetrica, distonica ed eterogenea in quanto ognuno è intrappolato in una rete che lo penetra e lo condiziona sia filogeneticamente che autogeneticamente.

Questa rete di gruppalità, soprattutto nello psicotico, è intrapsichica come gruppalità interna ma, si ripropone nel gruppo in cui il paziente vive nella realtà. Nella struttura gruppale si trovano, in un dialettico e potenziale confronto, 1'individuo con le sue istanze e conflitti reticolari più o meno inconsci (nello psicotico quasi totalmente inconsci) e un gruppo, un multiplo che sollecita in ognuno un processo. Questo processo permette l’insorgenza di una matrice o spazio di relazione che, nello psicotico, è assente poiché obliterato, fuso, è il risultato della, mancata progressione del processo di separazione e di distacco della matrice primordiale. "La nuova matrice di relazione trova espressione nelle nuove modalità di articolazione comunicativa, nella scoperta dell’altro, ovvero di una relazione originale e nuova".

( Da "Progressi in Psichiatria". Ondarza, Carfagna, Napoli, Polimanti).

I tre livelli di terapeuticità del gruppo

Foulkes affermava che il gruppo può essere usato a tre livelli di terapeuticità

1. Gruppi di attività: il gruppo è strutturato per una attività o compito definito, usato come strumento terapeutico; appartengono a questo livello tutte le forme occupazionale, gruppi sportivi, di danza…

2. Gruppi terapeutici propriamente detti: nel gruppo, l’attività è poco strutturata; a questo 1ivello si inscrivono diversi tipi di terapia gruppale designati secondo l’attività privilegiata: musica, danza, teatro, pittura e diverse tecniche corporee.

3. Gruppi psicoterapeutici: in cui non vi è nessuna attività strutturata, il compito esclusivo è la psicoterapia e il presupposto terapeutico è il cambiare nel gruppo.

L'arteterapia come gruppo di attività

Credo che il laboratorio di Arteterapia sia un buon esempio di gruppo di attività in cui la rappresentazione grafica e la drammatizzazione, si configurano come attività strutturate e usate come strumenti terapeutici; le implicazioni psicodinamiche sono l’organizzazione intorno al compito e ad un leader.

"Si agisce impersonalmente il transpersonale" (De Maré, 1973).

Il presupposto terapeutico è l’appartenere, l’essere, l’agire nel gruppo.

Foulkes per delineare alcune dinamiche che avvengono in ognuno dei tre livelli di gruppo sopra esposti, fa riferimento a Yalom, il quale afferma che, nonostante le differenze metodologiche, tecniche e i diversi approcci; vi sono dei fattori terapeutici presenti in qualsiasi situazione gruppale.

All'interno del gruppo di attività e nello specifico dell'Arteterapia, si ritrovano cinque degli undici fattori menzionati da Yalom.

• Istillazione di speranza. Nel gruppo crescono e si trasmettono fiducia e speranza (Yalom}. Nell'Arteterapia durante la fase identificativa, il gruppo sostiene e trasmette, a chi dimostra maggiori resistenze, questi sentimenti che, a loro volta, vengono accolti.

• Universalizzazione. Il paziente, in genere, arriva al gruppo convinto che le sue esperienze e i suoi disturbi siano unici e ciò aumenta l’isolamento. La scoperta che i suoi vissuti possano essere condivisi e accettati, costituisce un impulso terapeutico notevole (Yalom). Ho riscontrato, in modo particolare questo fattore in un incontro in cui abbiamo lavorato sulla dicotomia fragilità/durezza. Nella fase identificativa, è stato chiesto ai partecipanti di prendere il foglio del compagno di sinistra e di evidenziare, con materiali e colori, il senso di fragilità e di durezza che il compagno voleva rappresentare. Nel momento successivo, quando ognuno ha verbalizzato come aveva sentito la rappresentazione del compagno e come aveva accolto e poi riprodotto le sue emozioni, ho assistito, e non solo io, ad un forte scambio e circolazione delle dinamiche emotive. La maggior parte dei partecipanti è stato soddisfatto di come il compagno aveva accolto e rappresentato il proprio stato d‘animo.

Le frasi dette, sono state: "Bravo, hai capito benissimo quello che sentivo", oppure "Pensavo di essere la sola a sentirmi cosi".

• Altruismo. Nella situazione gruppale si passa da un pessimismo narcisistico ad un aumento dell' autostima imparando a dare e chiedere aiuto (Yalom). Nel corso dell' attività di arteterapia, ho ritrovato questo fattore in quasi tutte le fasi del laboratorio in cui emergeva, da parte di alcuni pazienti, un certo pessimismo narcisistico espresso con frasi come: “Come faccio ad aiutarti se riesco mala pena a vedere qualcosa io!”, oppure "Ma non posso aiutarti, sono un pessimo disegnatore", ancora "Sono duro di comprendonio, datemi una mano".

• Catarsi. Il gruppo aumenta la sua funzione abreativa, é un fattore più o meno focalizzato in base al gruppo impiegato (Yalom). Nell’attività di arteterapia, nella fase della ricomposizione verbale, vi è l’esplicitazione degli stati d'animo e delle sensazioni che nella fase identificativa sono stati vissuti attraverso il corpo. In questo senso ritroviamo la prerogative delle arti come linguaggio delle emozioni.

• Tendenza coesiva del gruppo. Secondo Yalom, questa é la precondizione perché altri fattori funzionino efficacemente. L' autore afferma che la coesione del gruppo" é come la dignità, ciascuno la riconosce ma, nessuno può descriverla o misurarla. Secondo me, nel laboratorio di arteterapia, questo fattore é evidenziabile maggiormente nella fase di preparazione, in cui tutto il gruppo partecipa all’allestimento dello “spazio di relazione" e, nella fase fusionale, quando ognuno getta il colore sul grande foglio e da ciò si rappresenterà graficamente il gruppo in “toto" con le sue dinamiche individuali e gruppali. In questa fase ogni membro acquista consapevolezza del gruppo come “soggetto".

E' importante sottolineare che, la visione gruppoanalitica, non da rilievo ai singoli fattori che agiscono nei gruppi ma, al processo terapeutico che fa emergere questi fattori. L'approccio gruppoanalitico si interroga sulla natura, sul significato di un fattore terapeutico, sui meccanismi e la dinamica impliciti in quanto manifestazione o configurazione delle vicissitudini tra individuo e gruppalità. (I. Ondarza Liuares).

Conclusioni

"Nella situazione gruppale, la reazione speculare può nell’ hic et nunc, "localizzare" riattivandola, una relazione diadica, triadica o più` complesse interrelazioni con parte e parti del Self in diverse proiezioni spaziotemporali". (Ondarza, 1988)

Quando parliamo di Arteterapia, naturalmente non ci riferiamo ad una formazione gruppale psicoterapeutica ma, ad un gruppo terapeutico di attività nel quale si sottolinea il ruolo, del concetto gruppoanalitico, di "spazio re1azionale” in cui avvengono determinati processi: la possibilità di conoscere modalità relazionali diverse da quelle caratterizzanti la rete del paziente; la possibilità di esprimere nell' hic et nunc le emozioni, le sensazioni, le impressioni, i vissuti proiettati nell’attività creativa e la condivisione degli stati d`animo che circolano nel gruppo.

Secondo me è importante sottolineare come l'attività di Arteterapia rappresenti in modo peculiare il polo "protesico" del gruppo terapeutico nel quale il presupposto è “partecipare e condividere nel gruppo" in cui si stimola un apprendimento interpersonale. Il polo trasformativo del gruppo terapeutico è l’esperienza psicoterapeutica, in cui vi è un cambiamento non solo dei membri, ma del gruppo in "toto", che è lo strumento che mette in funzione i fattori terapeutici.

(Yalom, 1974. Foulkes, 1978. Pines, 1982. Ondarza., 1984).

Vorrei concludere questo elaborato con una frase di J. Ondarza Linares, presidente italiano del Centro Analisi Terapeutica di Gruppo, che condivido pienamente e che mi ha stimolato a partecipare al progetto di Arteterapia con questo tipo di pazienti.

Negli psicotici cronici o stabilizzati il gruppo terapeutico aumenta la possibilità del progetto riabilitativo. (James Ondarza Linares 1989, 1990, 1991, 1996).