Le persone che soffrono molto per un amore non corrisposto o una relazione arrivata alla fine possono far appello a una spiegazione biologica. Uno studio del 2010 alla Rutgers University, nel New Jersey, suggerisce che superare un rifiuto amoroso equivalga a liberarsi da un vizio. Lo studio è stato uno dei primi a esaminare il cervello di persone ridotte da poco tempo con il “cuore a pezzi” e che hanno manifestato difficoltà a superare il brutto momento.

I ricercatori hanno studiato il cervello di 15 volontari, 10 donne e 5 uomini in età universitaria che avevano appena terminato una relazione, ma che ancora amavano la persona che li aveva rifiutati. La durata media di ogni relazione era di circa due anni, con una media di due mesi dalla rottura. Tutti i partecipanti avevano ottenuto alti punteggi a un questionario che misurava l’intensità del sentimento romantico. I partecipanti avevano dichiarato di aver passato più dell’85% del loro tempo pensando a chi li aveva rifiutati.

Dopo la valutazione, i ricercatori hanno scoperto che mentre guardavano la fotografia dei loro ex, uomini e donne col cuore a pezzi attivavano le regioni cerebrali associate a ricompensa, ansia del vizio, controllo delle emozioni e sentimenti di attaccamento, dolore fisico e angoscia. Tali risultati hanno fornito risposte ai motivi per i quali può essere molto difficile, per alcuni, superare una rottura e sul perché in certi casi le persone arrivano a compiere gesti estremi come persecuzioni e omicidi, dopo la fine di un amore.

L'amore romantico è un vizio” dice l’autrice dello studio, Helen E. Fisher, bio-antropologa. “Un vizio potente e meraviglioso quando le cose vanno bene, ma orribile quando vanno male”.

I ricercatori sospettano che la risposta del cervello al rifiuto amoroso possa avere una base evolutiva. “Probabilmente i circuiti cerebrali dell’amore romantico si sono sviluppati milioni di anni fa, per permettere ai nostri predecessori di concentrare le loro energie di accoppiamento in una sola persona” e favorire il processo di accudimento della prole, che nell’essere umano è inetta alla nascita (n.d.t.).

“Quando si è rifiutati in amore è come se si perdesse il premio più grande della vita, ossia un partner per l’accoppiamento”. Secondo la Fisher il cervello del partner rifiutato si attiverebbe di conseguenza, per cercare di riconquistare il partner perduto.

Il tempo è la soluzione

La buona notizia nel vecchio detto: “Il tempo è il rimedio migliore” vale anche per i rifiuti in amore. I ricercatori hanno visto che quanto più tempo era passato dal momento della separazione, minor attività si registrava nelle zone del cervello deputate al piacere e alla ricompensa.

Anche le aree cerebrali coinvolte nella regolazione delle emozioni, nella presa di decisioni e nella valutazione venivano attivate, vedendo la foto del perduto amore. “Ciò suggerisce che i soggetti stavano apprendendo dall’esperienza romantica appena conclusasi, valutando guadagni e perdite e scoprendo come affrontare la situazione” dice la Fisher.

In questi casi parlare dell’esperienza è salutare, piuttosto che soffrire in silenzio. “È terapeutico pensare alla situazione in modo attivo, invece di subirla, per farsene una ragione e trovare il modo di gestirla e superarla”.

Grandi aspettative, grandi tonfi

Quindi, come esseri umani, non siamo ben equipaggiati per vivere frustrazioni in amore? Soffrire troppo è normale? E da dove viene questo dolore, che sembra non aver fine?

Possiamo dire che la parte del cattivo, in casi come questi, è costituita dall’aspettativa: tanto più alta è l’aspettativa iniziale, quanto più dolorosa è la caduta. Ma è difficile sfuggire alla fase di preparazione a qualcosa al di là da venire.

“Fin dall’infanzia siamo condizionati a formarci aspettative. Cominciare gli studi, passare l’esame di maturità, il test d’ammissione all’università, laurearsi, trovare lavoro”, spiega lo psicoterapeuta Chris Allmeida. “L’errore consiste nel cercare di adottare questa stessa strategia nelle relazioni umane: aspettarsi qualcosa dall’altro o prevedere il suo comportamento”.

In molte occasioni è inevitabile crearsi delle aspettative. Ma quando una relazione finisce, il rimedio migliore è rialzarsi e proseguire. Parte di questo esercizio mentale consiste nel comprendere che le delusioni, piccole e grandi, sono un effetto collaterale della vita, così come nell’iniziare ad avere una visione meno egocentrica e più umile della propria esistenza, rendendosi conto che il mondo non gira  intorno a noi.

“È importante imparare ad adattare i desideri alla realtà, ma allo stesso tempo comprendere che non sempre ciò sarà possibile” dice Allmeida.

Tristezza inenarrabile

Come fare a valutare se stiamo soffrendo in maniera normale o no? Secondo Allmeida, la sofferenza normale raggiunge un picco nelle prime 24 ore e nei giorni successivi comincia a diminuire. “Essere tristi non è una malattia, ma il permanere della tristezza e del vissuto di abbandono può meritare attenzione specialistica. È il lamentarsi che alimenta la delusione. Le persone che stanno passando per questo tipo di alterazione emotiva presentano indicatori che fanno sembrare la vita come se dovesse finire, dopo la separazione". Sono i cosiddetti “segni di dimagrimento”, quando cioè l’individuo entra in un circolo vizioso di autodistruzione e si isola socialmente, mangia troppo poco o esageratamente, si deprime e si occupa meno della cura e igiene personale.

Tratto da:
Superar rejeição amorosa equivale a vencer um vício, diz estudo.