Il batticuore, il fiato corto, il sudore freddo, la passione che porta a fare e dire, cose indicibili ed improponibili , i pensieri sconnessi dalla realtà ed un solo chiodo fisso, diurno e notturno, sono tutti sintomi dell’innamoramento.
Ma la passione è età-correlata?
Ricevo tante email, di donne ed uomini, che superata l’età ufficialmente deputata al corteggiamento ed all’innamoramento, con pudore misto a malinconia, mi chiedono se è giusto, lecito, ortodosso, prudente, amare ancora .
Dopo gli “anta”, sarebbe prudente vivere un amore razionale, ponderato, senza palpitazioni, nutrito dall’affettività e dal buon senso?
Sarebbe il caso di rispettare la stagioni della vita per non sfiorare il ridicolo ed abbandonare gli slanci emozionali, rischiosi e destabilizzanti?
Ma l’ “amore prudente” è amore o è invece una sua brutta copia?
L’amore dopo gli “anta”, deve obbligatoriamente correlare a sentimenti con dosi pediatriche, al freno a mano tirato, al raziocinio o può transitare ad ardore e passionalità, nutrito da slanci emozionali , irrazionalità ed erotismo?
La “teoria della cautela”, ad una certa età, è abbastanza frequente e tristemente in uso.
Molti protagonisti di amori naufragati, immaginano la loro vita sentimentale e sessuale futura, calma, poco inquieta ed inquietante, ponderata, magari ben nutrita sul piano della “quantità” di incontri amorosi , a scapito della “qualità emozionale”, perché rischiosa, bizzarra ed impegnativa.
A mio avviso, la capacità d’amare, di dare e di darsi, non è affatto età-correlata; la passione, il sacro fuoco dell’amore, non fa i conti con l’anagrafe, ma abita sempre e comunque con i coraggiosi, pronti ad investire ancora ed ancora, con il cuore in mano, sfrontatezza e vitalità, senza riserve e strategie per fare quadrare i bilanci emotivi.
La ponderazione, la misura, il darsi fisicamente, ma non emozionalmente, non corrisponde all’amore, ma ad un “compromesso esistenziale”, ad una sorta di bilancio tra costi e benefici, di matematica memoria, finalizzati al “pensionamento sentimentale ed erotico!”
L’età media si è allungata, la giovinezza prolungata, la qualità di vita globalmente migliorata. Tempo addietro a sessant’anni o settanta, l’attività principale era quella correlata al ruolo di nonno, magari portando al parco i nipoti, con il quotidiano o le parole crociate per mantenere la mente ancora in allenamento .
I cinquantenni, sessantenni di oggi, sono i quarantenni di ieri.
Essere ancora capaci di avere una vita amorosa, emozionarsi, donarsi, dare e prendere, mettersi ancora in gioco, è segno di vitalità, di energia, di salute psichica, di fertilità dell’esistenza.
Una relazione d’amore, non è una cosa naturale e spontanea, ma è frutto di una manutenzione continua, frutto di un nutrimento emozionale e di un desiderio profondo dell’altro.
Ogni relazione, a qualunque età si possa vivere, è generatrice di “ parti psichiche”,che solo grazie a "quella relazione" vengono fuori e che altrimenti non sarebbero mai nate.
Quale alchimia in ogni incontro?
Sicuramente ogni relazione, non è data dalla semplice somma delle due parti, ma dal magico ed alchemico intreccio tra due mondi passati, presenti, aspettative di vita futura, un progetto comune e due mondi inconsci.
Un buon compromesso tra testa e cuore, rimane sempre la giusta strategie per una possibile relazione d’amore.
A volte però è più importante “sentire”, che capire, passionalità a scapito della razionalità, per glissare sui possibili meccanismi di difesa e sulle paure, non poche,amore-correlate!
Le emozioni provate ad una certa età, però assumono un significato più grande, perché obbligano a fare i conti con se stessi.
Il piacere rimane sempre e comunque una “segnale di vita”.