La scorsa settimana, ricevo nella mia posta una lunghissima e mail di una ragazza appena venticinquenne, ma tanto affranta e sconfortata da anni di atroce sofferenza e di scadente qualità di vita.

La email, sia per il garbo, che per il contenuto, mi ha profondamente colpita, tanto da chiedere alla Ragazza, di poterne pubblicare qualche frammento, in via del tutto anonima, magari riscrivendone alcuni passaggi per renderla fruibile ai lettori di Medicitalia, custodendo sempre la sua vera identità, ma lasciando ben trapelare la sua sofferenza.

“Sono passati dieci anni ecome ogni anniversario, va festeggiato.
Cosa si festeggia e come si festeggia è sicuramente anomalo e bizzarro, ma mossa da coraggio e sofferenza,
ho deciso di scriverle perché credo potrà aiutarmi a capire e ad entrare in contatto con la mia parte più folle, malata e forse autentica della mia psiche.
Siamo già ad ottobre e come ogni ottobre, la
“mia malattia” compie un anno in più: vengo colta dalle mie tanto care pulsioni distruttive, dal’angoscia, dal dolore e dallo sconforto e da un vuoto interiore, che è ormai una voragine.
Come ogni anniversario, decido di festeggiarlo e metto in scena il mio solito rituale.
Inizio controllando le mie ossa, devono sentirsi tutte, le ginocchia devono obbligatoriamente essere sporgenti
così quando mi corico in posizione fetale, il loro stridere mi rassicura sul non avere preso peso, il collo defedato e ben visibile nella sua magrezza, il colorito tendente al giallo, a testimoniare la mia sofferenza e disperazione, gli angoli della bocca spaccati, a seguito del vomito reiterato.
Le mie giornate, sono scandite da rituali, quasi magici, propiziatori, vagabondaggi frenetici dal frigorifero all’armadietto di casa, dalla dispensa ai posti più impensabili, frugando come una barbona affamata ed infine ……al bagno, per vomitare tutto.
Ho 25 anni, da ben 10 sono posseduta dal tarlo dell’anoressia e della bulimia, oscillo tra periodi in cui digiuno ad oltranza, orgogliosa del mio controllo disfunzionale sul corpo e sulla fame, in cui vengo invasa da
una sadica euforia, ad altri in cui ogni forma di controllo viene smarrita ed i rituali si impossessano di me, occupando ogni angolo della mia mente e dei miei pensieri

Oltre alle toccanti parole di questa ragazza, credo di non poter aggiungere molto, se non i ringraziamenti per avermi fatta entrare nel suo mondo interiore, così intimo e privato.
La strada verso la guarigione, è sicuramente quella della consapevolezza: consapevolezza di avere un problema, di non poterne venire fuori da soli ed il coraggio di gridare aiuto.

Anoressia e bulimia, lasciano a chi li ha sperimentati, una dolorosa memoria corporea del dolore, incisa a fuoco su psiche e soma, che soltanto le cure mirate, l’amore ed il tempo, potrà lenire e riparare.
Sono due facce della stessa medaglia, che sfociano in un attacco acuto al corpo, il più grande nemico; un corpo da negare, monitorare, aggredire, divorare, disprezzare, depauperare e controllare .

Un corpo, che sembra non avere spazio per la dimensione del piacere, ma solo della sofferenza e del controllo.
Il vuoto interiore, che caratterizza queste problematiche, è un vuoto incolmabile, spesso rimpinzato di cibo spazzatura, cibo di cui la paziente non sente nemmeno il sapore, cibo molle, duro, salato, dolce, l’importante che sia infinito.

Il cibo, rappresenta una “supplenza affettiva”, un “surrogato d’amore” e tanto altro, per lenire e stordire quella che in realtà è una “fame d’amore”.
Concludo, suggerendo la lettura di un articolo del Dr. De Vincentiis, per approfondimenti: http://www.medicitalia.it/a.devincentiis/news/1121/Cibo-e-ossessione-quando-la-malattia-sta-nella-dieta