A quanti è capitato di provare qualche sintomo somatico e di concentrarsi su di esso? E quanti hanno tentato di comprenderne la natura cercandolo su internet? E quanti, ancora, hanno trovato proprio ciò che cercavano rimanendo intrappolati nell’angoscia di questa ricerca?

Ecco ciò che hanno fatto, hanno creato una malattia dal nulla, partendo esclusivamente da segnali insignificanti e privi di una reale valenza patologica.

Questa è la “professione” dell’ipocondriaco, creare dal nulla malattie e subirne le conseguenze.

Ma entriamo nel merito di questa professione ed osserviamo con quanta abilità l’ipocondriaco professionista produce malattie. Prendiamo come esempio Tommy. Quest’ultimo è un vero professionista del settore in grado di produrre due o tre malattie gravi, se non mortali, al mese. Ma ciò che lo rende particolarmente in gamba nel suo campo è la capacità di viverle come se fossero reali e sentire sulla propria persona i segni tangibili della loro presenza. Come ha imparato Tommy ad acquisire competenze in questo ambito? In genere tali competenze vengono tramandate da genitore a figlio, come nelle migliori tradizioni, oppure il figlio impara il cosiddetto mestiere semplicemente osservando un membro della famiglia apprendendo, senza rendersene conto, i trucchi del mestiere, mettendoli poi in pratica in modo del tutto automatico e inconsapevolmente. In altre occasioni può semplicemente essere un talento naturale; da solo ha costruito le basi per produrre malattie senza aver appreso nulla da nessuno ma con una maestria ed una classe degna di un vero genio.

Tommy ha una capacità di collegare i sintomi tra loro con grande competenza, fa ricerche di biologia, di fisiopatologia e, nonostante non sappia davvero nulla di medicina, è in grado di costruire una linearità straordinaria tra segni, sintomi e malattie senza che questi abbiano un vero legame tra di loro. E guai a dirgli che si sbaglia, la sua reazione sarebbe simile a quella che potrebbe avere Michelangelo se gli si dicesse che la volta della Cappella Sistina è fatta male e che andrebbe modificata. I geni difficilmente ammettono critiche!

Tommy è soprattutto ferrato nelle ricerche via web ed uno dei trucchi insiti nel suo talento, in grado di confermare le sue ipotesi, è quello di non postare sui motori di ricerca i sintomi da verificare ma direttamente la malattia che sospetta. Un modo infallibile per confermarla! Ciò che appare di particolare interesse è che, spesso, la malattia si esprime proprio con i sintomi dai cui è assillato. Quest’ultimi, essendo straordinariamente generici, sono adattabili ad ogni patologia. Una cefalea, ad esempio, può spaziare da una semplice tensione muscolare fino ad un tumore, basta scegliere la malattia da inseguire. Ovvio, Tommy, essendo un ipocondriaco professionista, cosa pensate possa scegliere? Credete che si accontenti di una misera tensione muscolare? Non scherziamo!

Ma quando un professionista come Tommy possiede un particolare talento va oltre questa ricerca per rendere più grave la cosa. Dopo aver cercato la malattia, che ne conferma i sintomi (e non il contrario) cosa fa? Cerca subito la sua soluzione. Va a caccia delle cure più adeguate, dei centri specializzati e delle percentuali di sopravvivenza di chi è affetto dalla patologia che ha trovato. In pratica comincia a vivere la sua vita come se fosse davvero malato! La ricerca della cura conferma magicamente il fatto di esserne affetto. E quando scopre che in alcune occasioni non ci sono cure? Ne subisce le conseguenze reagendo con angoscia, depressione e ansia. Smette di cercare il divertimento o gli svaghi perché, immedesimato nella parte, sente che la sua fine può essere vicina. Perde interessi, l’appetito, dimagrisce, aumenta la sua debolezza. In pratica si ammala davvero. Ecco, il suo talento ha costruito una straordinaria malattia dal nulla. Il lettore si starà chiedendo: ma Tommy è stato da un medico? Certo, semplicemente ha deciso di non credergli o di credere che si sia sbagliato, in caso di diagnosi negativa. Tommy sa fare bene il suo lavoro!

Ma come può uscire Tommy o un qualsiasi altro talentuoso costruttore di malattie da questa professione? Alcuni amano il loro lavoro e difficilmente accettano di trovarne un altro. Altri, invece, comprendono che cambiare questo lavoro può essere più salutare poiché cominciano a rendersi conto che costruire malattie può far davvero molto male e scelgono di affidarsi ad altri professionisti in grado di aiutarli. Tra una ricerca e l’altra, questi professionisti scoprono che alcune categorie di esperti in terapie strategiche e comportamentali possono offrire valide alternative al loro talento.

Letture consigliate per allontanarsi da tale professione.

-I segreti della mente non ansiosa di Armando De Vincentiis (in uscita)

-Non c’è notte che non veda il giorno di Giorgio Nardone

-Cogito ergo soffro di Giorgio Nardone

Terapie consigliate per abbandonare definitivamente tale professione

-Terapia breve strategica

-Terapia cognitivo-comportamentale

-Terapia sistemico-relazionale

Altre terapie, per un approfondimento si veda:

http://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-orientamento-psicoterapeutico.html

http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1333-mini-guida-orientamento-psicoterapeutico-parte-ii.html