Segnalo un nuovo libro del collega De Vincentiis, che affronta in una visione d’insieme il multiforme problema dell’ansia spaziando da fobie e ossessioni, passando dall’ipocondria, falsi ricordi e falsi abusi per giungere ai disturbi dell’alimentazione. È chiaro che il tratto ansioso non è il solo a interessare queste condizioni, ma eliminare la “tentazione” del paziente a lasciarsi fagocitare dalla spirale ansiosa può ridurre immediatamente e di parecchio i modi in cui il problema si manifesta attraverso pensieri, sensazioni e comportamenti.

In I segreti della mente non ansiosa De Vincentiis sviluppa alcuni punti importanti. Prima di accennarne alcuni, però, una considerazione personale. Se avessi dovuto scrivere io il titolo del libro, lo avrei forse chiamato I segreti della mente non ansioso-ossessiva. L’ansia infatti ha molte facce ed esiste una particolare tonalità dell’ansia, quella ossessiva, appunto, che secondo la mia esperienza tende a essere maggiormente diffusa rispetto all’ansia di tipo fobico, quella che porta a evitare le situazioni ritenute paurose. Mentre l’ansioso fobico evita, l’ansioso ossessivo affronta ciò che lo preoccupa, ma lo fa in modo improduttivo o controproducente, attraverso rimuginazioni mentali o rituali compulsivi, entrambi tentativi di tenere a bada l’ansia e controllarla. Se andiamo a esaminare la composizione dei quadri clinici riportati del libro di De Vincentiis, vediamo che a parte le fobie propriamente dette, l’ansia che opprime le altre tipologie di pazienti è di tipo ossessivo o compulsivo: l’ipocondriaco che non smette di ascoltare il proprio corpo, la persona convinta di ricordare (o non ricordare) qualcosa che non esiste, la bulimica ossessionata dalle idee di cibo, bilancia e sensi di colpa. Ma potremmo a buon diritto aggiungere l’anoressica, convinta di dover controllare tutto e tutti e innanzitutto se stessa, sacrificando il suo corpo, le relazioni e purtroppo a volte la vita stessa sull’altare di un malinteso senso di purezza ideale.

Vediamo quindi i punti toccati nel libro.

Il non ansioso, illustra De Vincentiis, si rifiuta di giocare la partita, cioè di avvitarsi nelle spirali di pensiero sostenute dalla preoccupazione. Messa così potrebbe sembrare che si tratti di una scelta volontaria, ovvero che entrambi l’ansioso e il non ansioso abbiano la stessa possibilità di decidere se essere o non essere ansiosi. Certo non è così, perché se l’ansioso avesse facile accesso all’interruttore che gli permette di mettere a tacere le sgradevoli sensazioni di cui è preda, lo farebbe subito. L’immagine del rifiutarsi di giocare la partita è però utile perché serve a sottolineare che anche l’ansioso può decidere di smettere di preoccuparsi. Se non direttamente, almeno decidendo di lasciarsi aiutare. Alcune forme di psicoterapia possono essere molto efficaci nel far trovare all’ansioso quell’interruttore o, per meglio dire, quel regolatore che gli consente di vivere una vita normale. Purtroppo l’ossessività porta con sé la convinzione di “dover fare da sé”, cosa che può rendere difficoltoso a chi soffre di questa particolare forma di ansia decidere di lasciarsi aiutare.

Il concetto di affect as information (affetti come informazioni), che si rileva negli individui con tendenza ad assumere come fonte autorevole d’informazione i propri stati affettivi ed emotivi. Si tratta di un meccanismo di elaborazione psicologica nel quale è lo stato emotivo del momento a dirigere il pensiero e che sta alla base delle conclusioni che se ne traggono. In parole povere, la persona che si fida “troppo” delle emozioni tende a pensare: “Se mi crea tanto disagio, se mi fa così paura e sono in ansia, il pericolo che avverto dev’essere senz’altro reale”.

Diverse linee di ricerca hanno esaminato quest’idea, ad esempio Arie Kruglanski ha coniato il termine motivation as cognition (motivazione come cognizione) per tentare di spiegare come gli stati motivazionali (motivazione ed emozione sono strettamente correlate, anche da un punto di vista cerebrale) possano fungere da segnalatori cognitivi, cioè da informazione per la persona. Ciò è vero anche in assenza di patologia, ma è proprio nella patologia che i tratti normali si accentuano e diventano esagerati e “caricaturali”.

Invece, non tutto ciò che pensiamo, facciamo o sentiamo possiede un vero valore. Lo stesso vale per i sogni. A volte i sogni sono molto chiari e significativi e possono sottolineare qualcosa di cui la persona è già consapevole o pre-consapevole, ma per la maggior parte si tratta di guazzabugli d’immagini e sensazioni senza significato.

Perciò, come insegnava Bruce Lee, la qualità è ogni giorno qualcosa di meno, non qualcosa di più. Sbarazzati di tutto ciò che non è essenziale. L’ansioso, come ha detto qualcuno, è colui che spende quantità enormi di energia solo per sembrare normale. E ciò che la persona in preda all’ansia ha difficoltà a comprendere è che più si sforza, più si avvita nella spirale discendente che lo trascina verso il basso. L’ansioso-ossessivo parte dal presupposto (sbagliato) che più pensa, più probabilità avrà di arrivare a soluzione. Invece è proprio il contrario: è il pensiero stesso, intensificato all’estremo, la natura del suo problema. Perciò ne uscirà quando avrà imparato a pensare di meno, non di più.

A volte per liberarsi di ciò che non è essenziale o patologico - cioè per togliere - occorre aggiungere. Perciò un libro può certamente aiutare a far comprendere i meccanismi perversi che stanno dietro alla psicopatologia. Oltre una certa soglia di sofferenza, però, può essere opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta, meglio se esperto in disturbi d’ansia e ossessivi.

I segreti della mente non ansiosa - Armando De Vincentiis

Editore:
http://www.libellulaedizioni.com

Trailer del libro:
http://www.youtube.com/watch?v=Ui3yNBrLgs0