Quando si parla di ansia ci si riferisce ad uno stato emotivo e cognitivo che si presenta nella vita delle persone in prossimità di eventi di vita particolari a cui l'individuo associa una grande importanza.

La prestazione sportiva è per antonomasia un evento competitivo dove l'attenzione al risultato è cruciale e la concentrazione sulla performace dell'individuo, soprattutto in sport singoli, è al massimo.

L'ansia, in quest' ambito è una condizione fondante dell'attività stessa, è il motore che spinge l'atleta all'allenamento, a sopportare ritmi faticosi, ad investire grandi energie nello sport che pratica, ma può anche assumere una direzione opposta alla propulsione, una forza cher frena ed inibisce e che porta alla condizione meno desiderata anzi temuta, la perdita ed il fallimento.

 

Quali sono i fattori che intervengono in questo processo?

Numerosi studi hanno esamito i fattori personali che influiscono sulla percezione e gestione dell'ansia nella prestazione sportiva ed hanno coniato il termine di "ansia da competizione", proprio per fornire un contesto a questo fenomeno.

L'ansia da competizione è l'emozione che caratterizza gli atleti prima di una gara, ha caratteristiche di attivazione neurovegetativa e cognitiva ed i suoi livelli hanno una grande influenza sulla prestazione sportiva.

Mentre l'attivazione neurovegetativa ed i segnali che arrivano dal corpo comunicano all'atleta uno stato di attivazione, di spinta all'azione, la valutazione cognitiva di questi segnali è determinate per l'esito della prestazione stessa.

Se infatti l'atleta associa ai segnali del corpo una valutazione negativa ed un'aspettativa di perdita, l'ansia e l'attivazione tenderanno a salire come in una spirale verso l'altro e porteranno l'atleta in una condizione di forte stress e bassissima concentrazione; una condizione che non favorisce la prestazione.

L'ansia da competizione infatti può inficiare la prestazione dell'atleta portandolo ad instaurare in un secondo momento un circolo vizioso.

 

Ciò che infatti colpisce, in tutti i meccanismi che si instaurano nei circli viziosi dell'ansia, non è tanto il fenomeno in sè ma la valutazione ed il significato prettamente personale che noi diamo a questi fenomeni, portando poi ad una condizione di percepita irreversibilità.

 

Cosa Fare?

 

  • Di fondamentale importanza è accostare sempre all'atleta un team di professionisti che prendono in carico tutti gli aspetti della prestazione sportiva; il corpo dunque, ma anche la mente.
  • E' importante riconoscere e fare attenzione ad alcuni eventi che possono instaurare certi meccanismi; dopo una perdita o una prestazione non brillante è più facile che l'atleta inizia ad attribuire ai suoi segnali fisici valutazioni negative alla performance che sta per ripetere.

 

Comoscere il proprio funzionamento in situazioni di competizione e saper modulare i propri stati emotivi, sia in positivo, aumentando cioè l'attivazione quando troppo bassa, sia in negativo, abbassandola cioè quando troppo alta, è un obiettivo che l'altleta può e deve raggiungere attraverso un training specifico.

 

Bibliografia

Martinenco, L., Bobbio, A., Marino, E. Competitive State Anxiety. Bollettino di psicologia applicata. LVII-January-April 2012