Le figure del medico e dello psicologo si trovano spesso l’una di fianco all’altra nel campo dei servizi alla persona e alla famiglia, quasi sempre però, senza mai conoscersi, né parlarsi e soprattutto senza avere informazioni sul lavoro che il collega porta avanti contemporaneamente sullo stesso paziente. Come questo dialogo, invece, si riveli utile, non solo per i professionisti coinvolti e i pazienti, ma anche per diminuire le spese farmaceutiche, lo mostra la sperimentazione condotta negli ultimi dieci anni dal Professor Luigi Solano, docente di Psicosomatica della Facoltà di Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma.

Medico e psicologo, in questo contesto, ricevevano una volta alla settimana i pazienti nello stesso studio, intervenendo quindi congiuntamente nel lavoro di ascolto e valutazione dei sintomi e della storia clinica, tranne quando il paziente stesso chiedeva di poter parlare esclusivamente con il medico (evenienza verificatasi solo 4 volte). In alcuni casi, lo psicologo proponeva degli incontri a parte (al massimo dieci) nei quali sviluppare meglio il problema insieme alla persona, effettuando eventualmente un invio a specialisti della salute mentale.

Tra i casi esaminati è stata riscontrata una quota di disagio psicosociale rilevante, riguardante per lo più problematiche coniugali, familiari, o legate a passaggi cruciali del ciclo di vita, in grado però di produrre sintomatologie fisiche, che arrivavano così all’attenzione del medico.

Una ricerca orientata quindi più verso la prevenzione, che al trattamento della patologia, per favorire l’identificazione del disagio meno visibile all’occhio medico, e volta a sviluppare nelle persone la consapevolezza che spesso, la malattia è strettamente collegata alla particolare situazione che si sta vivendo. I sintomi somatici, ricollocati all’interno del disagio psicologico del contesto di vita, possono essere letti sotto una nuova luce, arrestando così un percorso medico fatto di esami superflui, referti negativi e spese inutili, se non addirittura – quando la persona non trova adeguato ascolto – a un’escalation di disturbi sempre più gravi.

Uno degli effetti più visibili ottenuti dalla sperimentazione, riguarda proprio il risparmio economico in termini di spesa farmaceutica, per circa il 20%. Un risultato interessante, che però non è possibile comparare con altri dati, perché relativo a uno solo degli studi, data la difficoltà ad avere accesso alle cifre di spesa sanitaria prodotta dagli altri medici coinvolti nel progetto.

Nonostante i potenziali benefici economici e il gradimento riscontrato dall’iniziativa, la ricerca fa però fatica a trovare altri finanziamenti per proseguire. Eppure, non si tratterebbe della prima evidenza a favore della possibilità di risparmio sulla spesa sanitaria grazie all’utilizzo di terapie psicologiche. In Gran Bretagna, ad esempio, sono state avviate negli ultimi anni numerose campagne per la promozione della salute psicologica, come l’imponente programma governativo IAPT (Improving Access to Psychological Therapies) per il quale sono stati stanziati oltre 170 milioni di sterline. Secondo un’analisi della London School of Economics, infatti, i costi in termini di pensioni, sussidi, assenze dal lavoro, cure farmacologiche e ricoveri ospedalieri di ogni persona con un disturbo d’ansia e depressione risultano essere nettamente superiori rispetto alla spesa necessaria per una terapia psicologica.


Links

Intervista al Professor Luigi Solano in “Il Fatto Quotidiano”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/medico-e-psicologo-nello-stesso-ambulatorio-la-prevenzione-che-nessuno-vuole-finanziare/68497/

Articolo del “Guardian” sulle iniziative per la promozione della salute psicologica in Gran Bretagna: http://www.guardian.co.uk/society/2009/feb/18/mental-health3