Se sei fra quelli che alla fine dell’anno mettono per iscritto buoni propositi per l’anno successivo, faresti meglio ad abbandonarli subito piuttosto che aspettare due-tre settimane, dopo le quali cadranno nel vuoto da soli, lasciandoti affogare nel senso di colpa e nella delusione.

È difficile resistere al fascino del “ripartire da zero”, soprattutto quando gli occhi penetranti del guru del self-help di turno ti ricordano quanto sia importante migliorare.

Tuttavia, mirare a cambiamenti radicali nella propria vita come una forma fisica migliore, mangiare meglio, passare più tempo con la famiglia e meno con i videogiochi, tutto in una volta, è proprio il modo sbagliato di fare.

La forza di volontà (motivazione) è una risorsa limitata, a esaurimento. Investirla in uno qualunque di questi obiettivi significa lasciarne meno disponibile per gli altri, facendo sì che i buoni propositi si mettano a litigare gli uni contro gli altri.

Molto meglio concentrarsi su un solo cambiamento ogni due-tre mesi oppure, meglio ancora, manipolare le circostanze e l’ambiente in modo da sfruttare il potere dell’inerzia. In modo cioè da non aver affatto bisogno di spendere la propria, preziosa riserva di forza di volontà.

È infinitamente più facile evitare di guardare la televisione se non se ne possiede una e non usare la carta di credito tenendola chiusa a chiave. Ed è più facile mangiare meno se si evita di riempirsi troppo il piatto e si ricorre a degli stratagemmi.

Rendere le cose automatiche senza aver bisogno d’impegnarsi attivamente per farle migliorare, è la chiave per riuscire.

Così come Whitehead avvertiva già nel 1911: “È un’idea profondamente errata quella secondo cui dovremmo coltivare l’abitudine di pensare a ciò che stiamo facendo. È vero proprio l’opposto. L'umanità avanza moltiplicando il numero di cose importanti che possiamo fare senza doverci pensare”.

Fonte:
O. Burkeman. 2011. The Guardian.