L’IMPRINTING.
Gli etologi hanno studiato un tipo di apprendimento strettamente connesso agli istinti di sopravvivenza, l’imprinting, che si realizza negli animali in particolari periodi (sensibili) della loro esistenza. L’animale apprende a rispondere a particolari stimoli percettivi cui viene esposto in periodi critici dopo la nascita e tale apprendimento rimane spesso per tutta la vita.

E’stato Lorenz (1941) con i suoi studi sugli uccelli a prole precoce a dare risonanza al fenomeno che era già stato descritto dall’ornitologo Spalding nel 1873. I piccoli di specie a prole “precoce”, come le anatre, hanno alla nascita una relativa autonomia, mentre quelli di specie a prole “inetta” abbisognano di cure parentali per sopravvivere. Lorenz descrisse l’imprinting come un fenomeno in base al quale i piccoli di uccelli a prole precoce imparano a riconoscere la figura materna e sviluppano nei suoi confronti un tenace attaccamento (imprinting filiale). In condizioni sperimentali Lorenz trovò che i piccoli sviluppavano un analogo attaccamento anche nei confronti di altri individui di specie differenti o persino di oggetti inanimati a cui siano “esposti” dopo la nascita in sostituzione della madre naturale.

Lorenz trovò inoltre che la scelta del partner in età adulta era strettamente collegata all’imprinting ricevuto dopo la nascita. Le oche “imprintate” sull’uomo piuttosto che sulla madre naturale, rifiutavano in età adulta l’accoppiamento con individui della stessa specie e lo cercavano con l’uomo (imprinting sessuale).

In base alle sue osservazioni Lorenz teorizzò che l’imprinting (dall’inglese “stampare, imprimere”) sia un apprendimento che si può verificare solo in un periodo “sensibile” dopo la nascita, che sia “irreversibile” e che sia determinante per la scelta del partner sessuale. E’ intuitiva l’importanza dell’imprinting per la sopravvivenza dell’individuo e della specie.

Studi successivi degli etologi hanno incluso nei fenomeni di imprinting altri apprendimenti come ad es. il canto negli uccelli, le abitudini alimentari, il ritorno ai luoghi di nidificazione. Si è visto inoltre che i fenomeni di imprinting filiale e sessuale non sono rigidi, ma variano in base alle condizioni sperimentali, venendo influenzati anche da una “predisposizione” innata dell’animale a preferire stimoli che ricordino il compagno naturale; anche la durata del periodo sensibile varia in base alle condizioni sperimentali. In definitiva le ricerche successive hanno evidenziato una maggiore flessibilità del fenomeno da porsi in relazione con la plasticità delle connessioni neuronali.

 

L’IMPRINTING NELL'UOMO
Il periodo sensibile è più lungo nelle specie a prole inetta piuttosto che in  quelle a prole precoce. L’imprinting esiste anche nell’uomo la cui prole è inetta per un lungo periodo e sono rinvenibili più fasi sensibili per diversi apprendimenti, come ad es. quello del linguaggio, che coprono differenti periodi dell’infanzia.

Anche nell’uomo si sviluppa un legame molto forte con le figure di accudimento, in particolare con la madre. Studiosi come Spitz (1946) e Bowlby (1951) hanno descritto le reazioni di lattanti e bimbi fino ai 3 anni conseguenti a brusche e prolungate separazioni dalla madre. Tali reazioni documentano la forza e l’importanza dell’attaccamento alla figura materna. Nei casi più gravi, come ad es. nei bimbi ricoverati nei brefotrofi, Spitz osservò gravissimi ritardi nello sviluppo psicomotorio, nel linguaggio e/o numerosi sintomi somatici.

La pratica psicoterapeutica rimanda continuamente ad apprendimenti precoci che si sono instaurati e stabilizzati nel periodo infantile. Tali apprendimenti "fissano" una modalità di relazionarsi all'ambiente sociale e condizionano perciò i processi di socializzazione e lo sviluppo della personalità; inoltre predispongono a disturbi psicopatologici le cui cause scatenanti sono da ricercare in eventi più recenti come accade ad es. frequentemente per i disturbi d’ansia. Poiché questi apprendimenti sono pervasivi, tenaci e si determinano per fenomeni di adattamento all’ambiente in un periodo in cui la sopravvivenza dell’individuo dipende completamente dall’ambiente sociale di accudimento, è molto probabile che siano legati a fenomeni di “imprinting”. Timidezza, insicurezza, fobia sociale, disorientamento nel lavoro e altri disturbi si radicano spesso in apprendimenti precoci che hanno determinato dei ”pattern” di comportamento disfunzionali che si sono “fissati” nel periodo infantile e che vengono continuamente reiterati anche nella vita adulta.
La "coazione a ripetere" di cui parlava Freud o i "copioni" teorizzati da Berne fondatore dell'Analisi Transazionale si riferiscono allo stesso fenomeno.

Modificare e correggere questi apprendimenti precoci disfunzionali che si verificano talora già al momento della nascita è una sfida per la psicoterapia e al tempo stesso un suo compito imprescindibile quando essi minano gravemente le capacità di adattamento dell’individuo all’ambiente nell’età adulta.

 

LA PSICOTERAPIA DELLA GESTALT
Tra i vari approcci psicoterapeutici, la Terapia della Gestalt appare particolarmente idonea allo scopo. Essa infatti anzitutto si occupa sia del presente che del passato, il che in via teorica sembra un prerequisito per risolvere vecchie problematiche. In realtà non è questo l’aspetto più importante, né assolutamente necessario; la Gestalt è particolarmente efficace per le sue tecniche di “riattualizzazione” del passato che riportano tutto al “qui ed ora” e in tal modo rendono l’esperienza di nuovo viva, presente e perciò più facilmente modificabile. Riportando la problematica nel presente è possibile far vivere al soggetto “esperienze emozionali correttive” particolarmente immediate e pregnanti che controbilanciano e neutralizzano le vecchie esperienze infantili patogene e promuovono modalità di risposta e di comportamento più adeguati alla realtà attuale.

Tutto ciò può essere realizzato quand’anche si sia di fronte a traumi o problematiche che hanno agito già alla nascita, in un periodo assolutamente coperto dall’inconscio. Il soggetto infatti in genere sa ciò che è avvenuto per averlo udito dai familiari e ciò permette di ricostruire nello studio dello psicologo “situazioni ad hoc”, come ad es. dialoghi in simulata o drammatizzazioni, atte a correggere gli effetti del passato. Tutto ciò ovviamente non avviene tramite una pura ricostruzione speculativa: le sedute di Gestalt sono spesso cariche emotivamente e le emozioni che si manifestano testimoniano la rilevanza dei temi trattati.

Nella pratica clinica mi è capitato frequentemente di utilizzare delle “simulate” che ricostruiscono situazioni relazionali realizzatesi nella prima e primissima infanzia con in genere buoni/ottimi risultati. Queste applicazioni travalicano il graduale processo di consapevolezza ricercato classicamente dalla Terapia della Gestalt e si pongono perciò come una tecnica originale nell’ambito di questo indirizzo terapeutico. Difatti le prime esperienze sociali non sono acquisite a livello di coscienza e non è possibile perciò recuperare qualcosa (la consapevolezza) che non è mai esistito. Tuttavia quelle prime esperienze si sono “fissate” evidentemente in altri settori del cervello, legati alle emozioni, al corpo, a processi neurali inconsci ed è possibile elaborarle facendo riferimento a ciò che il paziente manifesta oggi con il suo linguaggio verbale e non verbale. Il terapeuta lavora su ciò che il paziente sa per essergli stato riferito e su come lo esprime nel qui ed ora; in tal modo si riescono in genere ad aggirare le resistenze insite nei processi inconsci.

La Psicoterapia della Gestalt, inoltre, è particolarmente idonea a trattare e risolvere i problemi di comunicazione e di relazione; anche questo è un punto a favore per il suo utilizzo nella modifica di apprendimenti precoci mediati da relazioni nell’infanzia che abbiano presentato criticità e carenze

Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa a Roma
www.valentinasciubba.it 

 

BIBLIOGRAFIA

R. Canestrari, A. Godino, La Psicologia Scientifica Clueb 2007

J. De Ajuriaguerra, D.Marcelli, Psicopatologia del bambino, Masson 1989

E. Polster, M. Polster, M. S. Lobb, Terapia della Gestalt Integrata, Giuffré 1973

S. Puglisi Allegra, Introduzione alla Psicologia Comparata, NIS 1997

 

La dott.ssa Sciubba ha scritto anche questi articoli e riceve qui

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