La prevenzione del rischio cardiovascolare di solito è concepita come attenzione ai fattori di rischio per la salute fisica, ma il benessere psicologico non è tenuto in considerazione quanto dovrebbe secondo i risultati degli studi scientifici condotti sull'argomento.
Ignorare il ruolo della felicità e della soddisfazione personale e dell'atteggiamento nei confronti della vita e del futuro, che genera aspettative ottimistiche o pessimistiche, è un grave errore, dal momento che questi fattori risultano incidere notevolmente sull'insorgenza di patologie cardiovascolari.
L'effetto di condizioni psicopatologiche di natura ansiosa e depressiva e di emozioni negative come la rabbia sulla salute del cuore è stato ampiamente studiato, e ne è stato evidenziato il ruolo nel determinare la maggiore incidenza di patologie cardiache, ma non è stato altrettanto approfondito il ruolo di fattori psicologici positivi nella prevenzione di tali patologie.

Se la soddisfazione e la felicità aiutano a prevenire le patologie cardiovascolari è possibile fare prevenzione cardiologica incrementando il benessere psicologico dei soggetti a rischio?
I risultati delle ricerche condotte in materia avvalorano questa ipotesi e, oltre alla prevenzione, un recente studio italiano ha dimostrato che la terapia sia medica che psicologica dei soggetti infartuati migliora notevolmente il loro recupero complessivo.

Una ricerca condotta dalla Harvard Medical School ha evidenziato il ruolo di fattori psicologici positivi nel determinare la presenza di maggiore o minore rischio cardiovascolare, analizzando i dati provenienti da oltre 200 studi condotti negli ultimi anni.
A parità di altri fattori di rischio (come indice di massa corporea, colesterolemia, tabagismo, status socio-economico) è emerso che i soggetti più inclini all'ottimismo e che sperimentano maggiormente emozioni positive hanno la metà delle probabilità di ammalarsi rispetto agli altri.
Non solo l'incidenza di infarto del miocardio e di ictus cerebrale in questi soggetti è notevolmente inferiore, ma in caso di patologia cardiovascolare il decorso della malattia è più lento.
Un precedente studio condotto su quasi 8.000 impiegati inglesi ha evidenziato il ruolo della soddisfazione in ambito sociale e lavorativo sullo sviluppo di patologie coronariche, stabilendo che i soggetti più soddisfatti in questi ambiti presentano una riduzione del 26% del rischio di ammalarsi.

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Perchè succede questo?
Le persone che si sentono bene dal punto di vista psicologico hanno comportamenti più sani, che favoriscono la conservazione della salute anche fisica: fanno più esercizio, mangiano in maniera adeguata e dormono meglio.
La loro pressione sanguigna è più bassa e il livello di stress inferiore alla media determina la minor produzione di ormoni come cortisolo e adrenalina.
Le aspettative positive relative alla propria vita e alla propria salute svolgono inoltre un ruolo importante nella cura di sè e nel desiderio di conservarsi attivi, felici e in salute.
Si può quindi affermare che la valutazione del rischio cardiovascolare deve comprendere anche la valutazione degli aspetti psicologici non solo per rilevare la presenza di ansia e depressione e istituire una terapia idonea a curarle, ma anche per intervenire sui fattori di personalità e sugli stati emotivi con modalità che rendano più efficace la prevenzione cardiologica.
Agire per incrementare il benessere psicologico è una strada che può portare a risultati importanti: è possibile insegnare ai soggetti a rischio a rilassarsi, cambiare atteggiamento nei confronti dei problemi, valorizzare di più gli obiettivi raggiunti, comunicare i propri bisogni, desideri ed emozioni invece di trattenerli in maniera deleteria fino a raggiungere vette insormontabili di frustrazione e insoddisfazione.

Tutto questo, come dimostrato dagli studi scientifici in materia, consentirà loro di migliorare notevolmente la propria qualità di vita e di preservare il più a lungo possibile la salute del loro cuore.

Fonti e approfondimenti: