Gli Attacchi di Panico sono crisi acute di ansia che possono raggiungere livelli elevati.

Ai sintomi tipici dell’ansia si accompagnano sensazioni di intensa paura o disagio, talora di irrealtà. In vari casi si aggiungono paure tipiche legate al luogo o alla situazione in cui ci si trova, come ad es. la paura di allontanarsi, la paura dei luoghi chiusi e/o affollati ecc. (agorafobia).

Si ha un Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) quando gli attacchi sono ricorrenti e si manifestano preoccupazioni specifiche in relazione agli attacchi o alterazioni del comportamento.

Tra i vari indirizzi in grado di curare il DAP e in generale i Disturbi d’Ansia, la Terapia Breve Strategica ha elaborato protocolli di trattamento che risultano, in base a studi statistici effettuati in Italia da G. Nardone, molto efficaci.

Tali protocolli utilizzano, tra l’altro, una tecnica che porta il soggetto a concentrarsi sulle proprie paure consce, cioè sulle paure provate in occasione degli Attacchi di Panico; tali paure sono in genere relative ai sintomi, alle situazioni o anche alla insorgenza degli attacchi stessi.  

Ci sono tuttavia dei casi che traggono relativo beneficio dall’applicazione della suddetta tecnica che chiamerò “standard”. In tali casi la terapia diviene, in base alla mia esperienza, molto più risolutiva, se la stessa tecnica viene applicata con riferimento anziché alle paure consce, a quelle inconsce che sono sottese alla sintomatologia.

Il Disturbo da Attacchi di Panico infatti è tipicamente caratterizzato da crisi d’ansia immotivata: il paziente non sa bene cosa scateni la sintomatologia. Spesso le crisi sono del tutto inaspettate e anche  quando siano prevedibili in base alla situazione, non è chiaro perché questa debba dare luogo a sintomi così invalidanti o disturbanti.

Ma l’inconscio e il corpo hanno logica e saggezza spesso diverse da quelle del pensiero cosciente e, come noto, l’inconscio è in grado di provocare sintomi e comportamenti al di fuori del controllo della coscienza.

Nel caso del Disturbo da Attacchi di Panico, un’accurata analisi della storia del soggetto e del comportamento non verbale, mediante li colloquio clinico, può portare lo psicoterapeuta ad individuare una paura inconscia che è alla base della sintomatologia.

Ad es.. la malattia di un familiare può portare a sviluppare paure inconsce di solitudine, di incapacità a svolgere efficacemente i propri compiti, di assunzione di responsabilità ecc.. Sono tali paure inconsce che con ogni probabilità scatenano e sostengono gli Attacchi di Panico.

Molte strategie che poi il soggetto mette in atto per evitare gli attacchi, come ad es. l’evitamento di situazioni ansiogene, peggiorano la sintomatologia, perché il soggetto si rinchiude sempre più in comportamenti inefficaci e controproducenti, ma sarebbe arduo sostenere che l’abbiano iniziata o causata.

Nei casi resistenti ai protocolli “standard” della Terapia Breve Strategica ho trovato molto utile e più risolutivo riapplicare nuovamente gli stessi protocolli facendo però riferimento alle paure inconsce sottese al DAP, piuttosto che a quelle consce. In tal modo si arriva un po’ “al cuore” del problema, si affrontano le paure effettivamente alla base degli attacchi e conseguentemente anche la terapia diviene più efficace.

Ovviamente da parte del terapeuta occorrono le normali cautele usualmente utilizzate ogniqualvolta si proceda ad un disvelamento del mondo inconscio; non è infrequente tuttavia che sia il paziente stesso a chiedere esplicitamente nel corso della terapia perché si scatenino gli attacchi, quale motivo/causa si celi dietro la sintomatologia.

Nei casi trattati le paure inconsce erano relative a situazioni attuali o abbastanza recenti, non si collegavano direttamente a situazioni ansiogene dell’infanzia.

I risultati positivi alla “variante” sopra descritta delle tecniche standard della Terapia Breve Strategica forniscono anche un criterio “ex adiuvantibus” dell’esattezza dell’ipotesi psicodiagnostica sulla “paura inconscia”.

Perché mai la paura che sarebbe alla base del DAP rimane inconscia? Dobbiamo evidentemente supporre una produzione continua di pensiero su due livelli e una censura che opera tra il livello più basso e quello superiore cosciente.
Genericamente si potrebbe dire che probabilmente la paura rimane inconscia perché non si accorda con le istanze dell’Io e ciò può avvenire per vari motivi.
La paura inconscia potrebbe ad esempio sopraffare le capacità di autocontrollo dell’individuo o metterne pesantemente in crisi le scelte di vita o l’autostima o semplicemente potrebbe obbedire alla logica degli apprendimenti precoci dopo la nascita, presumibilmente legati a fenomeni di”imprinting”, e non a quella di un pensiero successivo apparentemente più razionale.

 

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