Come fare a rispettare il temperamento ed i talenti di un figlio, pur trasmettendogli i valori e l'educazione che lo renderanno una persona "socialmente competente"?

I genitori sono chiamati al compito di aiutare i propri bambini e le proprie bambine a trasformare caratteristiche personali in punti di forza. Questo è l'obiettivo di una educazione efficace, che passa attraverso il saper dare un nome alle proprie emozioni e al saperle controllare. Un bambino che si innervosisce con facilità ha bisogno di comprendere il sentimento di rabbia che prova, dargli un nome, trovarne i confini e alla fine imparare a controllarlo.

Questa capacità di entrare in relazione empatica con l'altro, di capirne i bisogni, di provare sentimenti e controllare le emozioni negative si chiama intelligenza emotiva. 

John Gottman si è occupato proprio di qusto. I suoi studi mostrano come i ragazzi ai quali è stato insegnato ad essere emotivamente intelligenti siano maggiormente in grado di calmarsi di fronte a situazioni stressanti, abbiano maggiore capacità di concentrazione, un miglior rendimento a scuola e mettano in atto in minore misura comportamenti autolesivi (es. l'abuso di droghe). Attraverso l'osservazione di centinaia di famiglie l'autore ha evidenziato diverse tipologie genitoriali a seconda dell' atteggiamento riguardo le emozioni dei figli ed ha studiato le ricadute sul loro sviluppo emotivo.

Genitori noncuranti, che sminuiscono, ridicolizzano o addirittura ignorano le emozioni  dei figli.
(Che sciocco avere paura del buio. Non c’è nulla di cui aver paura. Se fai così sembri proprio un fifone.)

Genitori censori, che stigmatizzano le espressioni di sentimenti negativi e che rimproverano o puniscono i figli quando ciò accade
(Non riesco a capire perchè tu non voglia andare a scuola. Sono stanca del tuo comportamento, non hai più un anno! Diventa grande! Se non la finisci te le do di santa ragione.)

Genitori lassisti, che accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a guidare o contenere il loro comportamento, la loro strategia è quella di distrarre il bambino dall'emozione, proponendo attività divertenti o regali.
(Oh amore, è ovvio che tu non voglia andare a scuola, neanche io ci volevo mai andare. dai su, non pensarci, adesso andiamo a comprare un bel gioco così non ci pensi più.)

Genitori allenatori emotivi accettano le emozioni dei figli, che siano negative o positive, empatizzando con i loro sentimenti, li aiutano a dare un nome a cià che provano, e trovare una soluzione. (Andare all'asilo a volte può non essere così bello, ti capisco. Cosa ti fa stare così male al pensiero di andare all'asilo? Forse senti la mancanza della mamma e del papà? Cosa può aiutarti a ricordarti che alla fine di ogni giornata mamma e papà verranno a prenderti?)

E' ovvio come per un buona educazione emotiva il modello da seguire sia quello del genitore allenatore emotivo. Ma cosa si deve fare?

Intanto bisogna essere consapevoli delle proprie emozioni e delle emozioni del proprio bambino, porre attenzione a quello che ci dice, non sottovalutare ansie e paure anche se ci sembrano immotivate. Poi bisogna aiutare il bambino a trovare un nome alle sensazioni che prova. Per un bambino è molto spaventoso sentirsi invaso da un emozione potente, di cui non riconosce nè la provenienza nè la natura nè il nome. Infine è importante dare dei confini a queste emozioni, insegnare che l'emozione è accettata qualunque essa sia,ma che ci sono comportamenti accettabili ed altri no. Ad esempio: è normale essere arrabbiati perchè un compagno ha preso il tuo gioco, ma non è accettabile che per questo tu gli dia un calcio.

Infine è importante far capire al bambino che talvolta si possono provare emozioni contrastanti, che è accettabile, che non vuol dire essere cattivi. Puoi amare moltissimo mamma e papà e a volte essere anche molto arrabbiato con loro. Questo non mette in discussione il tuo amore per noi e il nostro per te.

Aiutare i propri figli a guardarsi dentro con fiducia e competenza regala loro le basi per diventare adulti consapevoli, empatici ed equilibrati.

Bibliografia

Gottman J., Intelligenza emotiva per un figlio, Bur