Quando una storia finisce alcuni cancellano dalla lista dei contatti Facebook l’ex partner, mentre altri rimangono in “amicizia” con lui/lei e altri ancora sono stati esclusi dall'elenco dei suoi "amici", ma attuano comportamenti di controllo sul suo profilo FB: che cosa scrive? quali foto pubblica? cosa commenta? con chi è in contatto?

Questa sorveglianza a distanza, detta Facebook Surveillance, consente di illudersi sulla possibilità di non perdere del tutto il controllo sull’ex e a volte è perseguita utilizzando account di altri amici in comune, unica strada per accedere ai contenuti desiderati quando si è stati esclusi dalla lista degli “amici” e quindi non si possono visualizzare i contenuti loggandosi con il proprio profilo.

Il controllo però ha effetti sull’elaborazione del lutto per la fine della storia: rende più difficile riprendersi e ostacola la crescita personale e la possibilità di farsi una ragione della fine della storia, bloccando chi lo attua nel passato e non consentendogli/le di andare avanti.

Gli effetti della Facebook Surveillance
Uno studio condotto su 464 soggetti ha esaminato gli effetti del comportamento attuato da persone che avevano concluso da poco una relazione per stabilire se controllare l’ex tramite FB consenta di gestire meglio il distacco o se, al contrario, porti all’aumento dello stress e del disagio, rendendo faticoso andare procedere con la propria vita e dimenticare l’ex partner.

I risultati sono in linea con questa seconda ipotesi: rispetto a chi non aveva mantenuto il controllo a distanza sul proprio ex, le persone che mantenevano la sorveglianza sull’ex partner tramite FB si sentivano peggio.
Nel dettaglio, chi mantiene una sorveglianza sull’ex partner:

- vive uno stress più acuto per la fine del rapporto
- prova ancora attrazione fisica per l’ex, continuando ad alimentarla guardandone le foto e percependone più acutamente la perdta se questi si è rifidanzato
- rimane bloccato nella propria evoluzione e crescita psicologica, cioè nella costruzione di una narrazione dell’accaduto che consenta di rintracciarne un senso, mettersi il cuore in pace e guardare avanti.

Monitorare assiduamente la pagina FB e la lista di amici dell’ex partner è dunque correlato a maggiori difficoltà a riprendersi dalla fine della storia, maggiore stress e sentimenti negativi, ma anche maggiore desiderio sessuale e rimpianto nei suoi confronti.

Il dato significativo è che tutte queste conseguenze sono risultate più accentuate in chi mantiene il contatto sorvegliando l’ex tramite FB rispetto a chi lo incontra di persona (ad esempio perché appartenente al medesimo ambiente) anche perché tramite FB si ottengono in maniera anonima informazioni molto private che non sono ricavabili semplicemente incontrando l’ex a scuola o sul lavoro.

Restare “amici”?
Attualmente si stima che la maggior parte degli utenti FB (da metà ai 2/3) mantenga i contatti con il proprio del proprio ex tramite questo social network e che più di metà abbia cercato informazioni circa il suo stato sentimentale per controllare se ha trovato un nuovo partner, soprattutto visionando le foto pubblicate.

Il comportamento intrusivo o provocatorio attuato tramite FB è correlato all’attuazione di comportamenti altrettanto intrusivi nella realtà: chi controlla l’ex partner a distanza e agisce provocatoriamente nei suoi confronti (pubblica contenuti o modifica il proprio stato allo scopo di renderlo geloso) ha più probabilità di compiere azioni da stalker anche di persona, come recarsi nei pressi del luogo dove lavora o studia per vederlo, sapere con chi è e cosa fa.

La ricerca ha evidenziato una differenza fra chi rimane “amico” dell’ex  chi lo sorveglia a distanza, essendo stato espulso dalle sue “amicizie”: chi rimane “amico” prova minore disagio perché ha accesso a tutti i contenuti e su di lui/lei non fa presa quell’alone di mistero che circonda la vita di un ex partner che tenta di sottrarsi al controllo.

A tal proposito è interessante il fatto che non è emerso alcun legame fra il mantenimento dell’”amicizia” e l’intensità dei sentimenti: non è infatti risultata alcuna tendenza a restare “amici” solo a fronte di sentimenti da tempo raffreddati e quindi dopo la fine di un rapporto che era già diventato di amicizia, più che d’amore.
Le persone che presentavano i maggiori indici di crescita personale post-rottura erano però quelle che avevano cancellato l’”amicizia” con l’ex.
Rimanere “amici” consente quindi di mitigare i sentimenti negativi e anche l’attrazione per l’ex partner, ma ostacola parzialmente la crescita personale e la ripresa emotiva dalla rottura.

Controllare o no l’ex su FB (ma anche su WhatsApp)?
I social media e le nuove tecnologie consentono sicuramente forme di controllo che solo qualche anno fa erano impensabili e che sono imparagonabili a quelle realizzabili dalle generazioni passate: la possibilità di ottenere tante informazioni costituisce una tentazione che alcuni non riescono proprio ad ignorare, cedendo all’impulso di sorvegliare l’ex per capire cosa stia accedendo nella sua vita.

Tralasciando i casi di vero e proprio stalking, questi comportamenti si rivelano dannosi soprattutto per chi li attua: mantenere un legame significa prolungare l’agonia emotiva e risvegliare i sentimenti e l’attrazione fisica che si prova per la persona che ormai non si ha più al proprio fianco.

Il miglior rimedio per “guarire” dalla fine di una storia è, secondo gli autori dello studio, “evitare l’esposizione all’ex partner e a ciò che lo riguarda, sia online sia offline”.
E’ meglio quindi fare uno sforzo e tagliare i ponti per il proprio bene, piuttosto che farsi del male mantenendo illusioni ed alimentando emozioni negative, come la rabbia, che non consentono di elaborare l’accaduto.

Fonte:
"Facebook Surveillance of Former Romantic Partners: Associations with PostBreakup Recovery and Personal Growth"

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